Delitto Chiaia, Giorno in pretura/ Luca Materazzo, dalla latitanza all’ergastolo ma…

- Emanuela Longo

Il delitto di Chiaia al centro di Un giorno in pretura: la fuga di Luca Materazzo, la latitanza e infine l’ergastolo ma il colpo di scena è dietro l’angolo

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Luca Materazzo (La Vita in Diretta)

L’ASSASSINIO DI VIORIO MATERAZZO

Nella seconda serata di oggi, Un giorno in pretura accenderà i riflettori sul delitto di Chiaia con l’assassinio di Vittorio Materazzo, avvenuto in Maria Cristina di Savoia il 28 novembre del 2016. La vittima, ingegnere, fu uccisa con 40 coltellate sotto casa. Un omicidio che sconvolse la Napoli bene e che divenne presto di dominio nazionale poichè sin da subito a finire sul taccuino degli inquirenti fu il nome di Luca Materazzo. Il fratello minore della vittima a meno di un mese dal delitto si rese irreperibile tanto da diventare poco dopo a tutti gli effetti un latitante, accusato dell’omicidio volontario e premeditato del fratello 51enne. Secondo quanto raccontò Il Mattino, Luca fece perdere le tracce tra l’8 e il 9 novembre dello stesso anno, quando ebbe modo di conoscere i reperti su cui sarebbero partite le indagini per evidenziare il Dna dell’assassino. Quando sul tavolo della Scientifica sono finiti i due coltelli da sub e gli abiti usati ha compreso che per lui non ci sarebbe stato più scampo, dandosi alla macchia.

E così dopo aver lasciato il cellulare a casa e sotto carica – temeva di essere intercettato – con l’aiuto economico e logistico di parenti e amici è riuscito a scappare. Una fuga andata avanti fino al 2 gennaio 2018 quando la polizia spagnola lo ha catturato a Siviglia mettendo così fine alla sua latitanza durata oltre un anno.

DELITTO DI CHIAIA: LA LATITANZA DI LUCA MATERAZZO

Trovato ed identificato da una pattuglia dell’Udyco Grupo III in un bar del centro, come rammenta Repubblica.it, Luca Materazzo, considerato l’autore del delitto di Chiaia non si è tirato indietro ma ha confermata la sua vera identità. In merito al movente che lo avrebbe spinto ad uccidere il fratello Vittorio, secondo la procura ci sarebbero i contrasti tra i due fratelli legati all’eredità di famiglia. Dalle indagini su alcuni pc dell’indagato è emerso che Materazzo aveva eseguito alcune ricerche online sulla Spagna e in particolare su Siviglia dove poi è stato rintracciato e arrestato. Dopo essere stato rinviato a giudizio e sostenuto il processo con Corte d’Assise, Luca Materazzo è stato condannato all’ergastolo in via definitiva e le carte spedite in Cassazione.

In via puramente ipotetica però, i giudici della Suprema Corte potrebbero riaprire i giochi rispetto ad un punto, quello legato alla decisione di Luca di rinunciare all’Appello. Il sospetto è che l’imputato non sia stato particolarmente lucido rinunciando così a difendersi in un processo di secondo grado. Nel corso del processo di primo grado, come spiega Il Mattino, Materazzo si è sempre dichiarato innocente. Poi accade il colpo di scena: in un primo momento fa ricorso in Appello anche grazie al lavoro della sua difesa, poi con un telegramma comunica alla Corte di voler rinunciare ai motivi a sostegno di un nuovo processo.

LUCA MATERAZZO, ULTIMO COLPO DI SCENA NEL DELITTO DI CHIAIA

Ennesimo colpo di scena è giunto nei mesi scorsi, come riferisce sempre il quotidiano Il Mattino, quando si è palesata la possibilità di una riapertura del caso sul delitto di Chiaia per via delle “condizioni psichiche gravemente compromesse” di Luca Materazzo. Un’ipotesi già paventata due anni fa e che ora torna a farsi evidente con la richiesta di riapertura del processo pervia dello stato di profondo turbamento a carico dell’imputato condannato all’ergastolo in primo grado, il qualche avrebbe rinunciato volontariamente all’Appello con un dietrofront inaspettato. Andando a scavare a ritroso, spiega il quotidiano, ci sarebbero tutta una serie di punti tra cui la decisione di Materazzo di cambiare ben venti avvocati nel giro di pochi mesi. Fondamentale poi una lettera spedita ai giudici in cui, sempre Materazzo ha ammesso di aver rinunciato a sostenere un processo di secondo grado, perché minacciato dentro e fuori le celle del carcere di Poggioreale. Un atteggiamento paranoico che ora potrebbe cambiare radicalmente l’esito del processo sul caso.

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