Delitto Cogne, Taormina vuole pignorare villa/ Franzoni: 275mila euro a ex avvocato

- Emanuela Longo

Delitto di Cogne, avvocato Taormina, ex legale della Franzoni chiede il pignoramento della villa dell’orrore, la donna si oppone

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Annamaria Franzoni libera

Tornano ad accendersi i riflettori sulla villetta di frazione Montroz, teatro del celeberrimo delitto di Cogne nel quale il 30 gennaio 2002 fu ucciso il piccolo Samuele Lorenzi, trovato senza vita nel lettone di casa. Per quell’omicidio fu accusata e condannata la madre Anna Maria Franzoni, da sempre dichiaratasi innocente e tornata libera dopo aver scontato 16 anni di carcere. Dal giorno dell’omicidio, quella villetta è rimasta disabitata ma ora è al centro di una disputa giudiziaria che vede coinvolto il noto avvocato Carlo Taormina. Il legale, come ricorda Corriere della Sera, subentrò al collega Carlo Federico Grosso e difese la Franzoni – secondo quest’ultima a titolo gratuito – dall’accusa di aver ucciso il figlio, prima di essere sostituito da un terzo legale scelto dalla famiglia della donna, l’avvocato Paolo Savio. Taormina però, da tempo sostiene di non aver mai ricevuto il compenso per il suo lavoro difensivo chiedendo 700mila euro e nel 2017, con sentenza civile, la Franzoni è stata condannata al pagamento di oltre 275mila euro relativi alla parcella mai pagata. Adesso, al fine di recuperare il denaro preteso, l’ex avvocato della Franzoni ha chiesto di pignorare la villetta dell’orrore.

DELITTO FRANZONI, AVVOCATO TAORMINA CHIEDE PIGNORAMENTO VILLA

Al centro di numerose perizie ma anche plastici in note trasmissioni tv, la villetta in cui si è consumato il delitto di Cogne torna oggi al centro dell’attenzione. Alcuni anni fa il Tribunale di Bologna aveva accolto le ragioni dell’avvocato Taormina quantificando gli onorari da pagare a 275mila euro che, nell’atto di precetto, arrivano a superare i 470mila più Iva, interessi e cassa previdenza avvocati. Il 22 ottobre, spiega Corriere, alla Franzoni è stato notificato il pignoramento di metà della sua proprietà immobiliare ma lo scorso 11 novembre la donna si è opposta al pignoramento in quanto oltre a sottolineare un vizio nella notifica dell’atto, viene sostenuto il fatto che la villetta non possa essere pignorata in quanto all’interno di un fondo patrimoniale costituito a maggio di 10 anni fa da Franzoni e dal marito. Se ne discuterà in tribunale in occasione dell’udienza fissata al prossimo 11 dicembre quando probabilmente si saprà se la villa resterà ai Franzoni o se andrà nelle mani dell’ex difensore.



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