GEOFINANZA/ Il “giochino” delle banche che lascia a secco gli italiani

- Mauro Bottarelli

Le banche, grazie anche alla liquidità emessa dalla Bce, si sono ritrovate piene di risorse, mentre i cittadini stanno facendo sacrifici. Il commento di MAURO BOTTARELLI

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Stanno prendendoci in giro, cari lettori e amici. E noi, spesso, nemmeno lo capiamo. Ecco due notizie rilanciate ieri mattina dalle agenzie di stampa, riportate fedelmente. La prima: «Continuano a diminuire i depositi overnight delle banche presso la Bce: ieri sera i fondi depositati hanno segnato un calo a 686,4 miliardi di euro dagli 816 miliardi del giorno prima. In calo anche i prestiti marginali a 1,8 miliardi dopo che negli ultimi due giorni avevano viaggiato sui 15 miliardi». La seconda: «Record del debito pubblico a gennaio. Il dato, informa il Supplemento al Bollettino statistico della Banca d’Italia, si è attestato a 1.935,829 miliardi di euro, con un incremento di 37,9 miliardi rispetto a dicembre. L’aumento, viene spiegato, riflette principalmente l’accumulo delle disponibilità del Tesoro presso la Banca d’Italia (32,6 miliardi), che sono cresciute come avviene regolarmente in questo periodo dell’anno. A tale incremento si aggiunge il fabbisogno del mese, pari a 4 miliardi, superiore di 1,5 miliardi rispetto allo stesso periodo del 2011. Tale andamento, viene sottolineato, è attribuibile principalmente all’incremento della spesa per interessi e al pagamento della quota di competenza dell’Italia dei prestiti erogati dall’Efsf, parzialmente controbilanciato dall’incremento delle entrate fiscali e dalla flessione della spesa primaria».

Insomma, per mantenere in vita quel baraccone inutile dell’Efsf e per pagare gli interessi dovuti a mesi di spread gonfiati dalla geniale intuizione franco-tedesca di eliminare il concetto di mercato risk-free dal settore obbligazionario dell’eurozona, lo Stato vi massacra ulteriormente di tasse. E, nonostante tutto, riesce a raggiungere un nuovo record per il debito pubblico. La prima notizia, poi, è correlata: calano i depositi e i prestiti a breve, guarda caso a ridosso delle due aste di obbligazioni italiane tenutesi martedì e mercoledì e spacciateci come un successo clamoroso dal governo tecnico e da Bankitalia. Grazie, con un triliardo di liquidità in circolazione a costo zero, ci vorrà il cervello di Marconi per riuscire a piazzare un po’ di obbligazioni in giro, garantendo alle banche il carry trade e a noi cittadini un bell’aggravio dei costi, diretti e indiretti!

Il giochino, poi, è tanto semplice: io banca autoemetto obbligazioni che porto alla Bce per ottenere denaro fresco, trasformando il mercato del debito sovrano italiano e quello degli istituti di credito del Bel Paese in un unico soggetto e correlando, sempre e al 100%, gli spread sovrani e quelli bancari italiani. Uniteci l’aumento quotidiano dei margini sui prestiti operato dalla Bce da una settimana a questa parte e la ricetta per il disastro è servita. Ma ieri è stata giornata di grande loquacità generale. È infatti stato diramato il bollettino mensile della Bce, il quale ci ha informato che «le operazioni di rifinanziamento a tre anni effettuate potrebbero aver contribuito a contenere gli effetti di contagio della crisi del debito sovrano e migliorato il clima di fiducia del mercato, oltre ad aver avuto effetti positivi sul mercato bancario». Ma vah, vuoi dire?

Accidenti che cervelli fini che hanno a Francoforte. Dove, però, devono essersi dimenticati di avvertire qualcuno, visto che ieri lo spread decennale dei titoli portoghesi ha sfondato i 1.200 punti, prima di rientrare in area 1.180, con un tasso di rendimento che ha superato il 14% e con la curva degli yields che continua a essere invertita: lo spread quinquennale è salito oltre i 1.600 punti, con un rendimento di oltre il 17%. Qualcosa non ha funzionato, forse. E, sempre da Francoforte, ci avvertono che «ci potrebbero volere diversi mesi perché l’impatto delle iniezioni di liquidità si esplichi pienamente sul credito alle famiglie e alle imprese». Pertanto, si legge ancora nel bollettino, «la crescita del credito potrebbe restare debole per diverso tempo, prima di rafforzarsi in seguito alle operazioni di rifinanziamento triennali».

Capito, morite di fame ancora qualche mese, ammazzatevi per stare dietro al mutuo, chiudete la vostra azienda per mancanza di fondi e poi, con un po’ di pazienza, una volta che le banche avranno fatto per bene i loro porci comodi, forse vi daranno qualcosa per Natale, come alla piccola fiammiferaia. Forse eh, mica è garantito. Balle. Sapete cosa è stato il programma Ltro, oltre che un regalo alle banche? Un’operazione folle capace di rallentare il deleveraging in atto, ma non di fermarlo, buona per far guadagnare qualche mese di vita al sistema bancario spagnolo e portoghese e alla stessa eurozona, il tutto però a costo di grosse distorsioni nel sistema creditizio, subordinazione strutturale dei creditori privati e devastazione del concetto stesso di investment grade per quanto riguarda il mercato obbligazionario (tanto il buon Draghi lo swap con la Grecia lo fa per i fatti suoi e a suo vantaggio, mica come gli altri creditori privati). Vuoi i soldi? Vieni al bancomat di Francoforte, porta un po’ di carta igienica greca o di obbligazioni che ti sei appena autoemesso e il gioco è fatto: miliardi all’1% di interesse per tre anni, la Bengodi dell’anti-mercato.

Non parliamo poi degli ultimi “prelievi” italiani e spagnoli dal programma Target 2, appena sotto la quota monstre di 400 miliardi di euro che ora, con somma gioia, la Bundesbank si affretterà a coprire con un bell’assegno, a fronte di collaterale di prima qualità come bonds autoemessi oppure ellenici post-swap (che viaggiano già a prezzi da saldo e rendimenti stellari), grazie al quale stampare dal nulla denaro freschissimo. Ma andiamo avanti, perché la Bce ieri è stata davvero chiacchierona. «La disoccupazione dell’area euro è aumentata ai massimi da 15 anni a questa parte, raggiungendo il 10,7% e rischia di peggiorare ulteriormente nei trimestri a venire», avverte la Banca centrale europea. Inoltre, l’istituzione di Francoforte afferma che «moderazione salariale e flessibilità sono cruciali per sostenere il lavoro e ridurre la disoccupazione».

Capito, siate flessibili e non rompete le scatole, alla luce di quegli 800 euro al mese che sono un gran bel prendere, soprattutto se abitate in una grande città dove non bastano nemmeno per pagare l’affitto. E che diamine, mica siete banche voi, al limite siete correntisti delle banche, soggetto che la Bce non contempla nella lista delle controparti accreditate alle operazioni di finanziamento. E ancora: «Tra i Paesi dell’area euro, l’Italia ha riportato il maggiore restringimento dei differenziali di rendimento sulle obbligazioni sovrane nonostante il suo declassamento da parte delle tre principali agenzie di rating». Evviva, cala lo spread: peccato che, al netto del governo dei geniacci tecnici, resta ancora oggi il doppio rispetto al marzo dell’anno scorso, quando c’era il governo del bunga-bunga, il quale ha retto a livelli accettabili fino a luglio, quando sui mercati è partito l’assalto alla diligenza contro Italia e Spagna, coordinato da quei galantuomini di Deutsche Bank che non solo hanno deciso di scaricare 8 miliardi debito italiano su 9 che ne detenevano (scelta liberissima, ognuno fa ciò che vuole), ma hanno ben pensato di gridarlo ai quattro venti, insieme alla scelta di reinvestire il tutto in credit default swaps (gestire risparmio ed erogare credito, la regola aurea delle banche).

Poi, tre manovre in un mese hanno creato il precedente e innescato la spirale: manovre che, però, in almeno un paio di casi furono promosse da Mario Monti in persona sulle colonne de Il Corriere della Sera… Va beh, lasciamo perdere. Sul finale, la chicca: «Analizzando l’evoluzione dall’ultimo minimo, risalente al marzo 2009, in Italia la fiducia dei consumatori si è gradualmente indebolita per riportarsi su livelli analoghi a quelli osservati durante la recessione del 2008-2009, mentre si nota un rafforzamento significativo della fiducia in Germania e Spagna e un recupero contenuto in Francia». Ma come cavolo vi permettete di avere la stessa fiducia che avevate mentre Lehman Brothers si afflosciava come un soufflè e le Borse perdevano il 6% tutti i giorni? Oggi il mercato tira, il Dow Jones inanella record su record, il titolo di Bank of America fa faville, Apple capitalizza come tutto l’indice in cui è quotata, le banche Usa hanno quasi tutte superato gli stress test da barzelletta della Sec e in Europa, grazie ai soldini della Bce, le banche vanno in rally trainando i listini: ma come potete non aver fiducia, cari consumatori?

Lasciate stare il fatto che al 15 del mese si comincia a razionare il cibo e si spera nel Superenalotto per fare un pieno di verde al distributore, ci vuole ottimismo: guardate le banche, loro sì che hanno l’attitudine giusta per uscire dalla crisi! E, per questo, sono ricompensate dal governo, il quale interverrà, con un successivo provvedimento, sulla misura del decreto liberalizzazioni che prevede la gratuità dei conti correnti per i pensionati che percepiscono fino a 1.500 euro al mese. Lo ha detto sempre ieri il sottosegretario all’Economia, Gianfranco Polillo, parlando alla Camera e sottolineando come la misura «sia un danno per le banche». Capito, morti di fame che non siete altro di pensionati sanguisughe: il conto corrente, obbligatorio se volete ricevere la pensione visto che il contante è roba da evasori, lo pagate fino all’ultima voce di contratto e non rompete.

D’altronde, perché rinunciare alla gioia di estratti conto cartacei che arrivano per posta con la posizione del vostro conto corrente risalente a due mesi prima? È una gioia, una festa per voi e per il portinaio che ve li consegna oltre che un servizio che la vostra amata banca è felice di offrirvi. Dietro pagamento però, mica sono enti benefici le banche. La Bce sì, in compenso. Meglio che chiuda qui, altrimenti finiamo nei guai… Buon fine settimana.

 

P.S. Un’ultima notazione, anche in relazione alla chiusura prevista per oggi negli stabilimenti Fiat a causa dello sciopero delle bisarche. Nel Regno Unito la produzione di auto è cresciuta del 23,5% a febbraio rispetto al mese precedente, trainata da marchi come Land Rover, Nissan e Mini e dal giorno lavorativo in più di questo anno bisestile: in totale, sono state prodotte 138.296 automobili, l’81,9% delle quali destinate all’export. I marchi operanti nel Regno Unito hanno già annunciato 4 miliardi di sterline di nuovi investimenti mentre Nissan e Jlr hanno confermato la creazione di 3mila nuovi posti di lavoro, grazie all’aumento della produzione. Addirittura, nello stabilimento Land Rover di Halewood, nel Merseyside, si lavora su turni di 24 ore su 24 per produrre la Land Rover Evoque. Non sarà che, al netto dello stipendio da JR di “Dallas” e dell’arroganza degna dello sceriffo di Nottingham, Sergio Marchionne di automobili non ci capisca una mazza (o, peggio ancora, non le ritenga il core business dell’azienda che guida) e stia solo finanziarizzando Fiat attraverso la sponda americana, visto che Fabbrica Italia ha stanziato soldi solo a parole mentre gli altri li mettono davvero e aprono nuovi impianti? Il dubbio sorge, anche alla luce del fatto che chi non produce ferri da stiro con le ruote puntando tutto sul marketing ma buone automobili, le riesce a vendere…

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