SPY FINANZA/ Il “regalo alle banche” di Draghi

- Mauro Bottarelli

Ieri Mario Draghi ha annunciato un pacchetto di provvedimenti per cercare di rispondere alla situazione critica dell’economia. Il commento di MAURO BOTTARELLI

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Formalmente stavolta Mario Draghi c’è andato pesante, sintomo che la situazione stava davvero andando fuori controllo nell’eurozona e che anche la Bundesbank ha dovuto alzare bandiera bianca, tanto che il governatore ha sottolineato con nettezza come le decisioni sull’utilizzo di strumenti non convenzionali siano state prese all’unanimità. La Bce ha tagliato di dieci punti base il “refi”, il tasso di rifinanziamento pronti contro termine, al minimo storico dello 0,15%, e per la prima volta ha portato in negativo il tasso overnight sui depositi, che scende di dieci punti base e passa da quota zero a -0,10%: ovvero, parcheggiare i soldi all’Eurotower invece che prestarli, da ora alle banche costerà.

Giù di 35 punti base anche il tasso marginale che scende allo 0,40%. Ma è stato nel corso della conferenza seguita al taglio dei tassi che il presidente della Bce ha annunciato il pacchetto d’emergenza: il lancio di una nuova operazione Ltro, caratterizzata questa volta però da vincoli alle banche affinché eroghino credito (in caso contrario non pagheranno di più ma dovranno rientrare prima della scadenza 2018 dal prestito ottenuto), con aste una a settembre e una a dicembre, e un pacchetto di misure che prevede la preparazione di acquisti Abs, oltre alla sospensione delle operazioni di sterilizzazione Smp, ovvero i bond che vengono comprati dalla Bce non verranno più annullati da aste settimanali, ma resteranno nel bilancio dell’Eurotower, il che equivale a immettere nuova liquidità nel sistema per circa 170 miliardi di euro.

Immediatamente, le Borse hanno cominciato a correre, l’euro/dollaro è sceso e lo spread si è ristretto sotto quota 150. Insomma, una festa. E come non potrebbe essere stata tale visto che a settembre le banche europee cariche di incagli, sofferenze e titoli sovrani potranno rifinanziarsi a lungo termine a costo praticamente zero e poi un allungamento dei prestiti a tasso fisso? Cosa chiedere di più dalla vita, tanto più che con 700 miliardi di euro messi a disposizione da Francoforte, anche il valore degli stress test e della supervisione diventa pari a quello della laurea del Trota in Albania?

E per le aziende? Draghi ha parlato di «un lavoro preparatorio legato all’acquisto di Abs (i titoli cartolarizzati garantiti da prestiti, ndr)». E proprio i prestiti alle piccole e medie imprese dovrebbero essere, nell’idea di Mario Draghi, i protagonisti principali di questa cartolarizzazione, per smuovere un po’ di liquidità, visto anche il crollo delle loro emissioni negli ultimi anni, sia per la bassa domanda che per altri ostacoli tecnici, come il trattamento regolatorio non certo di favore. La Bce dovrebbe quindi cominciare a comprare Abs sul mercato o anche direttamente dalle banche nella seconda metà di quest’anno, ma stando a dati ed elaborazioni degli analisti di Sg Abs & Civered bonds, la massa di Abs eligibili per la Bce rappresenta soltanto un controvalore di 760 miliardi, quindi per ottenere un effetto serio in quanto a creazione di credito, l’Eurotower dovrebbe estendere gli acquisti anche a bond di agenzie sovranazionali o bond corporate.

Lo farà? Per ora sappiamo solo che ci sarà un lavoro preparatorio, mentre le banche godono da subito. E godono tanto, basti dire che appena dopo l’annuncio delle misure, il rendimento del decennale irlandese era più basso di quello del pari durata statunitense, sotto quota 2,60% per la prima volta dal 2007: no dico, l’Irlanda, il Paese che fino a due anni fa era ancora sotto programma di salvataggio, ora ha titoli di Stato che per il mercato scontano premio di rischio inferiore agli Usa! Cosa non fa un’asta di rifinanziamento a lungo termine.

Il problema è che la situazione generale è ben più grave di come finora vi hanno raccontato e al netto del fatto che le prime due aste Ltro – totale 1 triliardo di dollari – non solo non hanno smosso l’inflazione ma non hanno nemmeno creato benefici all’economia reale, visto che le banche hanno preso i soldi per risanare i bilanci e comprare bond sovrani, ecco che il mercato ci dice qualcosa. Guardate il grafico a fondo pagina: sono i movimenti di oro, indice S&P di New York, cross euro/dollaro e Treasury a 10 anni quando la conferenza stampa di Draghi stava per finire ed era chiaro a tutti che non ci sarebbe stato alcune Qe in stile Fed ma solo l’ennesimo salvataggio delle banche per mantenere in vita i rally artificiali delle Borse e degli spread. Oro in risalita netta (bene rifugio che tesaurizza le aspettative di crisi), S&P in calo, euro/dollaro subito in risalita e rendimento del Treasury (altro bene rifugio) in calo: qualcuno forse sa qualcosa che Draghi non ha potuto dire e si sta muovendo di conseguenza?

«C’è unanimità sull’impegno a usare strumenti non convenzionali e, se serve, agiremo in fretta con ulteriore allentamento», ha poi dichiarato il governatore della Banca centrale, passando a elencare alcune cifre che giustificano i dubbi di qualcuno che comincia a guardare ai dati macro e non alla ricerca del rendimento. Quanto alle stime di crescita dell’economia, la Banca centrale europea ha infatti rivisto al ribasso le previsioni di quest’anno ma ha alzato quelle del prossimo. Sul 2014 i tecnici stimano una espansione all’1% dal +1,2% previsto tre mesi fa, mentre sul 2015 prevedono una crescita all’1,7%, dal +1,5% delle stime precedenti. Sul 2016, invece, hanno confermato l’attesa di +1,8%: parlare di ottimismo mi pare il minimo ma vedremo.

Circa l’inflazione, le stime di Draghi si tengono ben lontane dal target al 2%: la previsione per quest’anno, infatti, è stata tagliata allo 0,7% dall’1% stimato a marzo, mentre quella per il 2015 all’1,1% dall’1,3% e quella per il 2016 all’1,4% dall’1,5% precedente. Insomma, il rischio deflattivo c’è e non sarà l’ennesimo regalo alle banche a sconfiggerlo. Anzi. Per Draghi, poi, «l’andamento del secondo trimestre dell’economia europea conferma la graduale ripresa in atto. I più recenti risultati segnalano una moderata crescita anche nel secondo trimestre, ma i rischi sulle prospettive di crescita continuano a essere al ribasso» a causa, in particolare, dei rischi geopolitici e di quelli dei mercati emergenti che possono impattare negativamente la ripresa. Insomma, le stesse parole usate nelle ultime nove conferenze stampa per giustificare una ripresa che non c’è, come non c’è il Qe e come rischia di diventare lettera morta la cosa più importante, ovvero l’acquisto di Abs.

 

Spero vivamente di sbagliarmi ma penso che ci troviamo di fronte soltanto all’ennesimo regalo alle banche e nulla più, poiché il vincolo di rientro anticipato dal prestito non appare certo un deterrente per evitare magheggi ed erogare credito: con il diluvio di soldi a costo zero che gli istituti otterranno a settembre e dicembre, ci si lancerà sull’investment banking per macinare utili come è accaduto la prima volta e a quel punto ridare i soldi in anticipo potrebbe essere il minore dei mali. C’è un unica speranza ma che porta con sé anche un grande rischio: il nuovo Ltro sarebbe nelle intenzioni anche condizionato alla presentazione alla Bce di obbligazioni strutturate e garantite da crediti reali non al settore pubblico, ovvero il pungolo della Bce affinché le banche private non continuino a finanziare gli Stati con i soldi dei programmi Ltro, ma che usino i prestiti a costo zero unicamente per finanziare il credito ai privati attraverso la creazioni di obbligazioni basate e garantite da prestiti a imprese e famiglie.

Questo però comporterebbe un deleverage enorme delle banche italiane sul loro portafoglio di titoli di Stato, 430 miliardi a oggi: chi compra quel debito e come si creano obbligazioni garantite da prestiti reali in numero sufficiente per attingere alla fonte dell’Eurotower da qui a settembre? Proprio sicuri che Draghi lascerà andare lo spread alle stelle, prima di ampliare la platea del collaterale all’infinito? E se quel debito va in sofferenza, come tamponano le perdite le banche italiane?

Lo ripeto, stavolta spero davvero di sbagliarmi. Perché altrimenti significa che siamo davvero alla frutta. E quando sui tavoli del Fmi cominciano a circolare proposte come il non pagamento delle cedole dei titoli di Stato per i paesi troppo indebitati che chiedono aiuto al Fondo monetario internazionale, mi viene un brivido. È accaduto la scorsa settimana e significa che se l’Italia dovesse aver bisogno di un salvataggio o comunque di una linea di credito, chi detiene bond del Bel Paese potrebbe non vedersi riconosciuto quanto gli spetta. E il 70% del debito italiano è in mano italiana, adesso. Attenti agli inganni degli spread e ai petardi spacciati per bombe dalla Bce.

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