SPY FINANZA/ Draghi “nasconde” la partita incrociata referendum-Mps

- Mauro Bottarelli

Come al solito, la conferenza stampa di Mario Draghi al termine della riunione del board della Bce non è servita a nulla. Anzi nasconde qualcosa di più grave. MAURO BOTTARELLI

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Come al solito, la conferenza stampa di Mario Draghi al termine della riunione del board della Bce non è servita a nulla: tutto ampiamente preventivato. Ma c’è qualcosa che il governatore della Banca centrale e i grandi giornali non vi diranno e che ha direttamente a che fare con lo stato di salute delle banche italiane, oltre a mettere in prospettiva ulteriore lo strano report ad orologeria di Goldman Sachs relativo ai rischi legati a una vittoria del No al referendum di novembre. 

Ma partiamo dalla cronaca. La Bce non ha toccato il costo del denaro, dopo che lo scorso marzo il principale tasso di rifinanziamento è stato azzerato, mentre il tasso sui depositi custoditi per conto delle banche, già negativo, è stato portato al -0,40%. D’altra parte, tassi di interesse eccessivamente negativi potrebbero infliggere un colpo fatale ai bilanci delle banche e in particolare alla voce utili e a Berlino stanno già pagando un prezzo molto alto al riguardo, soprattutto le Landesbanken. Il direttivo dell’Eurotower continua a prevedere che i tassi restino ai livelli attuali, o più bassi, per un periodo esteso di tempo e ben oltre l’orizzonte del quantitative easing

Inoltre, il board non ha nemmeno modificato il piano di acquisto di titoli: l’ammontare resta da 80 miliardi di euro al mese e la scadenza resta quella di marzo 2017, pur avendo avvertito che la manovra potrà proseguire oltre, se necessario. Di fatto, nella riunione di dicembre si interverrà sui criteri di acquisto e sulla durata del programma, c’è da scommetterci fin d’ora. 

Resta un problema, però: quanto fatto finora non è bastato, lo dicono le cifre. La crescita economica continua a rallentare con il Pil dell’area euro aumentato solo dello 0,3% nel secondo trimestre (quindi subito dopo l’ultimo potenziamento monetario) a fronte del +0,5% dei primi tre mesi: e gli economisti temono che il secondo semestre, complici anche le conseguenze del Brexit, si riveli più debole della prima metà dell’anno. Per questo, alcuni esperti non escludevano già ieri una proroga del QE oltre la scadenza attuale, un provvedimento che però può risultare problematico a causa dell’assottigliarsi dei titoli idonei a essere acquistati sulla base dei parametri attuali. Ad esempio, oltre un titolo di Stato su due della Germania ormai non è acquistabile dalla Bce, dato che offre rendimenti inferiori al tasso sui depositi (-0,40%). L’istituzione dovrebbe, quindi, rivedere questi parametri o avviare un processo di analisi per arrivare a questa revisione ma questo potrebbe riaprire i dissensi interni, in particolare con la froda oltranzista capeggiata dal tedesco Jens Weidmann. 

Insomma, tutto rimandato a dicembre, salvo turbolenze più o meno indotte del mercato che obblighino Mario Draghi a intervenire prima: il board dell’Eurotower vorrebbe aspettare le mosse della Fed prima di intervenire ma incombe la data del referendum italiano, la quale a mio avviso sarà spostata all’ultimo giorno utile in dicembre, proprio per evitare eccessive manovre anticipatorie.  

Così almeno sulla carta, perché come vi anticipavo, nel silenzio generale ad agosto è emersa una dinamica tutt’altro che tranquillizzante per le banche italiane e, quindi, per il sistema Paese. Parliamo dunque di cose serie, parliamo del futuro prossimo dell’Italia: quello vero.

Durante il picco della crisi europea del debito, nel 2011-2012, uno dei pochi indicatori non manipolabili utilizzati dagli investitori di mercato per osservare lo stato di salute del sistema bancario italiano e i flussi di finanziamento regionale (ovvero, di fatto, outflows di capitali dalla periferia Ue verso la Germania e gli Stati del Nord) era il bilancio mensile di Target2. Le posizioni all’interno di questo sistema, che traccia i pagamenti cross-borderall’interno dell’eurozona, sono monitorati perché, in un mondo dove tutti i segnali di mercato sono distorti o manipolabili dalle Banche centrali (basti pensare che oggi il decennale spagnolo ha un rendimento minore del pari durata Usa), rimangono un credibile indicatore di stress finanziario, ad esempio la perdita di finanziamento estero da parte di istituti di credito di un determinato Paese. Ora guardate questo grafico, 

 

 

 

Il quale ci mostra come l’ultimo bollettino mensile di Bankitalia abbia certificato come le liabilities della nostra Banca centrale all’interno dell’eurozona siano salite di qualcosa come 35 miliardi nel solo mese di agosto, a un passo dal record di crescita mensile assoluto e abbiano raggiunto il massimo storico di 327 miliardi di euro, sorpassando il precedente record del 2012, subito prima dello storico discorso proprio di Mario Draghi, quello del whatever it takes, per capirci.  

Ciò che ha fatto drizzare le antenne agli osservatori di mercato è il fatto che l’Italia continui a presentare un surplus di conto corrente, il che suggerisce che la fonte degli outflows vada cercata proprio all’interno del settore bancario. A luglio, la stessa Bankitalia disse che il recente aumento della sua posizione in Target2 era guidato dalla vendita estera di assets italiani, specialmente obbligazioni e dall’acquisto interno di assets stranieri, movimenti che hanno subito soltanto un parziale off-set dai rastrellamenti di capitale delle banche sui mercati esteri. Il problema è che nel mese di agosto, notoriamente placido sui mercati, questo trend ha accelerato in maniera drammatica, facendo emergere una domanda sui mercati: qual è davvero lo stato di salute delle banche italiane, al netto delle rassicurazioni quasi quotidiane di Renzi e Padoan al riguardo? Quanto sono nei guai gli istituti del Belpaese? Non sarà che una parte di responsabilità in questo scossone sia da legare alla decisione del 1° settembre scorso da parte della Procura di Milano di chiedere l’archiviazione per Fabrizio Viola e Alessandro Profumo coinvolti nell’indagine sulla Banca Monte Paschi di Siena? 

I due, rispettivamente amministratore delegato ed ex presidente della banca, erano stati iscritti nel registro degli indagati lo scorso 18 agosto e le ipotesi di reato erano quelle di falso in bilancio e manipolazione del mercato. La banca senese aveva subito chiarito che l’indagine era “un atto dovuto dopo un esposto presentato da alcuni azionisti”. Gli atti dell’indagine erano stati trasmessi per competenza territoriale al Tribunale di Milano e i giudici milanesi, dopo aver esaminato il fascicolo, hanno avanzato la richiesta di archiviazione: nelle prossime settimane sarà il giudice per le indagini preliminari a decidere sulla richiesta di archiviazione. 

Potrà essere bastata quell’accusa di manipolazione del mercato, avanzata il 18 agosto, a far muovere al rialzo le liabilities del Target2 di Bankitalia? Temo di no, temo sia stata soltanto la ciliegina su una torta di sfiducia ben più grande. Attenzione a come si giocherà la partita incrociata referendum-MPS, perché potremmo farci veramente male. E all’estero sono in molti a non aspettare altro. 

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