Denise Pipitone, luogotenente Lombardo/ “Ci minacciarono, famiglie sotto scorta”

- Davide Giancristofaro Alberti

Interessante le dichiarazioni rilasciate dal luogotenente Paolo Lombardo ai microfoni di Storie Italiane, aggiornando sul caso Denise Pipitone

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Denise Pipitone, parla il luogotenente Lombardo (Storie Italiane)

Tanti i misteri che aleggiano attorno alla scomparsa di Denise Pipitone, la bimba sparita da Mazara del Vallo nel 2004, a soli 4 anni, e che oggi avrebbe 21 anni. Da 17 anni non si ha più nessuna traccia, e nonostante processi, indagini, segnalazioni e lettere anonime (l’ultima pare sia vicina ad una svolta), la piccola non è mai stata ritrovata. Qualcosa di sospetto lo aveva già capito all’epoca il luogotenente Paolo Lombardo, ex responsabile della sezione Pg, di polizia giudiziaria, dei carabinieri di Mazara del Vallo: “Ad ottobre 2004 – le sue parole durante un’intervista esclusiva ai microfoni di Storie Italiane, programma in onda in diretta su Rai Uno da lunedì a venerdì – abbiamo trovato un foglio minatorio, probabilmente qualcuno si era infastidito, la lettera diceva che dovevamo farci i fatti nostri e pensare alla famiglia”.

Venivano inoltre forniti dei dettagli sulla pista da battere: “Non si trattava ne di pedofili ne di traffico d’organi, il riferimento era alla famiglia Maggio”. A quel punto è scattata la segnalazione al comando: “Abbiamo girato subito quanto abbiamo trovato – ha specificato il luogotenente Paolo Lombardo – ed è stato disposto un servizio di vigilanza per le famiglie che è durato un bel po’. All’epoca i miei figli erano piccoli e dall’oggi al domani non sono potuto più scendere a giocare, è stato difficile anche per mia moglie, ho dovuto spiegare la situazione”.

DENISE PIPITONE, LUOGOTENENTE LOMBARDO: “LACUNE NELLE INDAGINI”

Quindi l’ex numero uno della sezione Pg dei carabinieri di Mazara ha spiegato come si erano svolte le indagini subito dopo la scomparsa di Denise Pipitone, secondo lui, con qualche lacuna: “Ci siamo interessati delle piste esoteriche, ma anche alla pista famigliare su Piera Maggio e famigliari. quando siamo entrati a pieno regime nell’indagine abbiamo visto delle lacune, qualcosa che doveva essere più approfondito e che forse per superficialità o fretta non è stata presa in considerazione, come l’accertamento a dove lavorava la signora Corona, la verifica dell’orario e della sua presenza, non era l’unica anomalia, ce ne erano anche altre. Col senno di poi si potevano mettere microspie in maniera diversa, si potevano piazzare telecamere per vedere colloqui, gesti, espressioni. Il pozzo da ispezionare meglio? Ritengo di no”.



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