DENTRO IL PD/ I renziani fanno un patto con Zingaretti per fare fuori Franceshini

- Gennaro da Varzi

A Milano si è conclusa la due giorni di Base Riformista, che propone un patto a Zingaretti per emanciparlo da Franceschini. Al segretario conviene

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Dirigenti Pd a Bologna: Paolo Gentiloni, Nicola Zingaretti, Dario Franceschini (LaPresse)

Il messaggio giunto oggi a Zingaretti dall’assemblea nazionale della corrente “Base Riformista” che fa capo a Lorenzo Guerini e Luca Lotti, riunita all’Umanitaria di Milano, può essere in sintesi così riassunto: ti siamo vicini ma a condizione che tu non faccia cadere il governo. Messaggio chiaro, che non lascia dubbi alle interpretazioni.

Anche la storia che Franceschini – il potente capo della corrente AreaDem e capo delegazione del Pd al Governo – sia venuto fin qui a Milano per stringere un accordo tra ex Dc per fermare Zingaretti non sta in piedi.

Franceschini è venuto effettivamente a Milano con l’intento di stabilire un rapporto diretto con la corrente ancora nel partito ma fuori dagli organismi esecutivi. Il clima che si respirava a Bologna qualche giorno fa, quel ritorno ad un Pd sempre più di sinistra, che si scalda per Landini e a stento applaude Giorgio Gori, sta un po’ stretto alle varie anime moderate e di provenienza democristiana. Quindi per il ministro della Cultura è un gioco da ragazzi riportare in auge il “discorso tutto politico”, invitare al ragionamento e lasciare a casa emozioni e sentimento.

Ma anche in questo Franceschini ha ecceduto. Il suo real-politicismo ha toccato un punto davvero altissimo: non solo ha giustificato l’attuale governo come ultimo baluardo all’avanzata sovranista e anti-europea (fin qui nulla di nuovo), ma ha anche detto con estrema chiarezza che se fosse per lui non starebbe lì a fare inutili polemiche e tante storie e prove di forza, che poi il giocattolo si rompe e all’orizzonte alternative non ce ne sono, e che i delegati del Pd si sbrigassero a portare a casa una bella legge elettorale proporzionale.

Ci ha pensato Lotti a risponde a Franceschini. Intanto a rivendicare – un messaggio molto chiaro e diretto per Zingaretti – che “se il Pd ancora esiste lo si deve alla presenza di Base Riformista”, la quale ha fatto in modo che tante forze dubbiose e incerte e tentate nel seguire Renzi, siano rimaste dentro il Pd. L’ex braccio destro del “giglio magico” ha poi aggiunto che per loro – la corrente che conta il più alto numero di parlamentari – due cose sono imprescindibili: “il governo deve andare avanti fino alla fine della legislatura” e “non bisogna rinunciare alla vocazione maggioritaria del Pd”.

In altre parole, un no netto alla richiesta di Franceschini di costruire una maggioranza interna “proporzionalista” in grado di condizionare Zingaretti che non vuole cedere sulla legge elettorale e spinge addirittura verso un’intesa con la Lega pur di non abbandonare l’approccio maggioritario.

Ad ascoltare la discussione ci si chiede cosa aspetti Zingaretti a concludere un accordo con Base Riformista per la gestione unitaria del partito. Sono due mesi che non si chiude la partita della nuova segreteria, non si trova il nome del nuovo presidente, o meglio della nuova presidente che deve sostituire il dimissionario Gentiloni, e sul territorio ci sono troppe aree di conflitto che andrebbero ricondotte ad un più stretto governo unitario centrale.

Ma Zingaretti sarà in grado di scegliere? L’offerta di Base Riformista è interessante e per la prima volta potrebbe mettere un ex Ds nella condizione di poter “dividere e governare”, come si diceva una volta. L’AreaDem ha già in diverse occasioni dimostrato la scarsa volontà unitaria e – al di la delle apparenze – una costante e assillante pressione per i posti e i ruoli dei propri associati. Zingaretti potrebbe liberarsi da questo giogo e costruire con Base Riformista un dialogo su basi nuove. Hanno davvero rotto i ponti con l’ex segretario ora capo di Italia viva? Mi sembra la cosa più semplice da verificare. In realtà, come si è visto in queste due giornate milanesi ben organizzate, essi rappresentano forze più vive e sicuramente più radicate sul territorio.

Rimane un ultima questione. Il leader di questo gruppo rimane Lotti. Anche nel suo discorso ha rivelato la sua stoffa di organizzatore con idee chiare ma con qualche problema nell’uso della lingua e di dimestichezza con il microfono. Fatto salvo i suoi problemi giudiziari e un’“autosospensione” che al momento veramente si rivela una presa in giro per il partito, il leader di questo gruppo è lui. Ma se anche Base Riformista si aprisse al confronto e affidasse ad un rappresentante con maggiore prestigio la propria leadership, forse le cose si semplificherebbero.

E il successo che Giorgio Gori ha raccolto prima a Bologna tra i moderati per il suo intervento coraggioso e durante la prima giornata dell’incontro all’Umanitaria forse dovrebbe farli riflettere un po’ su chi designare per questo compito.

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