DENTRO LA MANOVRA/ “Mancette senza crescita per tenere in piedi il Governo”

- Sergio Luciano

Sembra difficile che il Governo Conte-2 cada. E i prossimi anni saranno difficili per l’economia italiana: basta guardare la Legge di bilancio

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Roberto Gualtieri, ministro dell'Economia, con il presidente del Consiglio Giuseppe Conte (LaPresse)

Chi ingenuamente sperava di poter individuare nel discorso di fine anno del presidente della Repubblica un sia pur minimo “via libera” a un rimpasto profondo del Governo capace di ovviare alle evidenti lacune gestionali rivelatesi senza più ombra di dubbio negli ultimi mesi, è rimasto deluso. Le parole – come sempre misurate, equilibrate e moralmente elevate di Sergio Mattarella – hanno, sì, avuto il merito di richiamare fermamente tutti al necessario senso di unità nelle difficoltà che il Paese attraversa; hanno fatto chiarezza sulle voci relative a un’inesistente strategia dell’inquilino del Quirinale per un secondo mandato; ma non sono minimamente entrate nel merito delle tensioni politiche che stanno logorando la maggioranza. 

L’impressione è quindi che con queste carte gli elettori hanno voluto giocarsi cinque anni di legislatura, e con queste carte dovranno continuare a giocare fino in fondo la partita, durissima, dell’uscita dalla pandemia e della ripresa economica.

Facile prevedere che sarà una partita in perdita. Facile dopo un esame anche sommario della Legge di bilancio dello Stato per il 2021. Che non a caso – dando ulteriori speranze, infondate però, a chi sperava in un messaggio forte di Mattarella – Sabino Cassese aveva stroncato quattro giorni fa dalle colonne del Corriere della Sera: essendo il presidente emerito della Corte Costituzionale buon amico di Mattarella, di fronte al suo attacco severissimo alla Legge molti infatti avevano sperato che il Colle avrebbe avallato e in qualche modo fatte proprie le critiche. Così non è stato. Si può quindi dire che Cassese ha autorevolmente avallato lui, semmai, le critiche politiche mosse a quella legge e, in genere, all’azione del Governo da Matteo Renzi. Ma è intuitivo che siamo di fronte a ben altra questione. Da una parte, la mancata spallata del Colle; dall’altra, l’insistente ma finora vano strepito di Renzi.

E allora? Allora, probabilmente, dovremo tenerci per un altro due anni e mezzo quel che è ormai senza dubbio un pessimo Governo, disunito su tutto e come tale dedito soltanto ad alimentare con mance e mancette questa o quella corporazione, appunto varando una Legge di bilancio che – Cassese docet – “è la sagra del corporativismo, un coacervo di misure che accollano alle generazioni future un forte debito aggiuntivo”. Un documento che è “solo formalmente un provvedimento unitario. Vi dominano il settorialismo e la non-pianificazione”. “Per 24,6 miliardi è finanziato in deficit e porta il disavanzo complessivo al 10,8 per cento e il debito al 158 per cento del Prodotto interno lordo”. Con un effetto “fritto misto” di piccole prebende, prive di visione unitaria: quella visione che peraltro si cerca con modestissimi risultati di dare nella bozza di documento per l’impiego dei fondi del Recovery Plan, anche lì però deboli sul fronte dell’impostazione strategica e clamorosamente lacunosi – nell’inspiegabile silenzio del ministro preposto, Speranza, che pure aveva indicato in 68 miliardi la cifra necessaria, non nei 9 cui oggi è ridotta – sul sostegno alla riqualificazione di un sistema sanitario che è stato piegato in due dalla pandemia. 

Il senso della manovra 2021 sembra dunque puramente pre-elettorale: mance, bonus, ancora mance. Dal telefonino in comodato d’uso al bonus occhiali, dal bonus rubinetti a quello per le tv. Una pioggia di micromisure di cortissimo respiro, che sottrae risorse alle cose vere da fare – e sguarnite di fondi – come i ristori, finora di bassissimo impatto. La strategia sembra quella di dare patatine e coca-cola ai favelados. Altri strali di Cassese: “La moltiplicazione di uffici dirigenziali, l’assunzione di nuovo personale nei ministeri e di idonei non vincitori di concorsi e di lavoratori ‘socialmente utili’, purché abbiano superato la sola scuola dell’obbligo […], decine di elargizioni e mance, la istituzione di molti fondi e la previsione di finanziamenti fino al 2036, così parcellizzando il bilancio e irrigidendolo”. In definitiva, una “apoteosi del corporativismo in salsa populista”.

Altrettanto severa l’analisi, pubblicata dal Sole 24 Ore, di Mario Baldassarri, già viceministro all’Economia ed economista insigne: “La Legge di bilancio 2021 risulta quantitativamente modesta, qualitativamente sbagliata e per molti aspetti silente sulle domande serie che affliggono famiglie e imprese per i prossimi mesi e anni”.

Dopo il -9% di caduta del Pil stimato – a oggi – dalla Banca d’Italia per il 2020, la ripresa economica che lo stesso istituto individua nel 3,5% per l’anno iniziato ieri è condizionata però “dalla concreta specificazione degli ulteriori interventi che si prevede vengano in larga parte definiti nei prossimi mesi e inclusi nel Piano nazionale di ripresa e resilienza e da una loro tempestiva attuazione”.

Sulla scorta di questo monito, è chiaro che la Legge di bilancio 2021 è una specie di proroga affannosa dei decreti precedenti, con quella spolverata di piccoli favori richiamata prima. Mentre la bozza sull’uso dei fondi europei è vaga e generica. 

Dunque se Renzi fa sul serio e toglie il sostegno al Governo, si aprono due scenari: o un’accozzaglia di “responsabili” da richiamare l’indimenticabile stagione del “governo Razzi-Scilipoti” inventato da Gianni Letta per salvare (brevemente e inutilmente) l’ultimo governo Berlusconi, ma i conti al momento sembrano non tornare; oppure il ritorno alle urne, in un quadro comunque destabilizzato. Un quadro in cui al sicuro e meritatissimo dimezzamento dei Cinquestelle non farebbe riscontro una proporzionale crescita delle sinistre, riconsegnando così il Paese o a un centrodestra privo del pur discutibile fattore di equilibrio europeista rappresentato da Berlusconi – e quindi esposto a molte incognite – o a una sostanziale ingovernabilità. La scelta tra la padella dello status quo e la brace dell’incognita politica è purtroppo quella con cui si apre il nostro 2021 politico.

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