Di Sfera Ebbasta/ Una piazza a Ciny e il non saper più leggere

- Walter Muto

Una piazza dedicata a Sfera Ebbasta a Cinisello Balsamo, sua città natale? In realtà non è così

Sfera Ebbasta
Sfera Ebbasta (Instagram, 2019)

Mentre l’album dell’artista frantuma ogni record di download, un breve pensiero su un fatto male interpretato ed un invito ad usare la testa.

Il Comune di Cinisello Balsamo intesta una piazza a Gionata Boschetti, in arte Sfera Ebbasta. Già la notizia avrebbe subito dovuto essere catalogata come falsa (o almeno distorta), in quanto è noto che nessun comune italiano possa dedicare vie e piazze a persone ancora in vita. Ma tant’è, siamo in tempi strani e tanti – leggendo magari solo il titolo – abboccano.

Cambio scena. Nel video di Bottiglie privè, primo singolo pubblicato per lanciare l’album in uscita, il succitato rapper appare sdraiato in una bara e sulla lapide, sotto il suo nome c’è la data di uscita dell’album, 20 novembre 2020. Guarda caso, la faccenda della piazza intestata accade un giorno prima, altro indizio che avrebbe dovuto far alzare più di un sopracciglio. Poco o niente.

Sarebbe bastato leggere quanto riportato – per esempio – dal Resto Del Carlino. È vero che, più avanti nell’articolo, il quotidiano bolognese mette in relazione il fatto della intitolazione della  piazza con la tragedia di Corinaldo, dove sei persone persero la vita aspettando l’artista – valutate voi se correttamente o a sua volta “cavalcando” la notizia -. Tuttavia l’apertura dell’articolo era piuttosto chiara “La targa, nello spiazzo accanto a Villa Ghirlanda, rimarrà per i prossimi tre mesi, nell’ambito di un’iniziativa che il Comune ha appoggiato nella speranza di incoraggiare altri giovani artisti. Un omaggio che arriva con ventiquattr’ore di anticipo sull’uscita del nuovo album ‘Famoso’.” Oppure su Il Giorno troviamo la parolina magica che avrebbe aiutato la comprensione: simbolicamente. Poi possiamo valutare le motivazioni che hanno portato alla scelta – pur simbolica -, la figura del rapper come esempio per i giovani, i quindici minuti di notorietà piovuti su Cinisello, se questo gesto simbolico abbia giovato o no alle casse del comune e via di questo passo.

In ogni caso, bastava leggere più di tre righe – pratica ormai desueta e sconosciuta al lettore medio da dito-che-scorre-sullo-schermo-dello-smartphone – per venire a sapere che il cartello della piazza resterà lì per un tempo limitato e supportava un progetto comunale, seguendo fra l’altro quello di qualche tempo fa, sponsorizzato dalla Adidas, volto alla realizzazione di uno studio di registrazione nel quartiere della stessa città da cui viene Gionata.

Forse allora abbiamo finalmente tutti i dati per poter fare 2 + 2. Il tutto è una gigantesca, perfettamente riuscita, operazione di marketing, sotto l’egida potente del co-sponsor Spotify, per far parlare di questa uscita – si fa per dire – DISCOgrafica. E molto intelligentemente, si è trovata la maniera per farne parlare tutti, fan, avversari, indignados, moralizzatori, fustigatori dei costumi e compagnia cantante, anzi, rappante.

E noi tutti a rosicare e per una cosa che – di fatto – non è mai accaduta.

Con questo non voglio né lodare il sindaco di Cinisello Balsamo perché ha promosso un certo progetto, né salvare un artista che può piacere oppure no, né battezzare l’operazione, convinto che “possa rappresentare un ulteriore passo nell’impegno civico dei giovani artisti che questa città ha “allevato”. Il mio è solo un invito a chiamare le cose con il loro nome. E questo si può fare solo ricominciando ad usare la ragione (ed un pizzico di buon senso).

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