DIAMO I NUMERI/ 1200 euro in 7 mesi: il finto aiuto anti-crisi alle imprese artigiane

- int. Marco Accornero

Imprese artigiane sempre più in difficoltà: da Stato e Regioni sono arrivate briciole. Sussidi e finanziamenti non funzionano. Ecco cosa servirebbe davvero

artigiano fiera 2018 640x300
Un artigiano al lavoro

Più di quattro artigiani su 10 non hanno ricevuto reali sostegni economici. Solo il 13% pensa di non dover ricorrere a nuovi finanziamenti per sostenere l’azienda. Si ferma al 15% la quota di chi dichiara di aver usufruito degli aiuti messi in campo dallo Stato. A pesare sono l’eccessiva burocrazia (per il 52%) e la ridotta capienza dei fondi (per il 28%). Bocciate invece le Regioni: le loro linee di sostegno vengono giudicate scarse dal 36% e insufficienti dal 47% degli artigiani. L’ultimo sondaggio condotto da L’Artigiano in Fiera presso i suoi espositori mostra un quadro tutt’altro che roseo per le imprese micro e artigiane. “La politica assistenzialistica – conferma Marco Accornero, segretario generale dell’Unione artigiani di Milano e Monza- Brianza – brucia enormi risorse senza dare una prospettiva di futuro”

La politica dei sussidi, quindi, non ha funzionato?

No, non ha funzionato. Le imprese artigiane hanno ricevuto in media 1.200 euro, cioè il cosiddetto bonus di 600 euro ripetuto per due mesi, marzo e aprile. Qualcuno ha ricevuto anche il bonus affitti. Per il resto, non ci sono sussidi, perché tutti gli altri aiuti, si fa per dire, sono stati pensati sotto forma di finanziamenti, vale a dire prestiti che andranno poi restituiti. Lo Stato si è dimostrato molto più generoso con i dipendenti, visto che la cassa integrazione è stata molto ampia, diffusa e prolungata, forse fino alla primavera 2021.

E’ vero che la gran parte degli aiuti è stata destinata alla salvaguardia dell’occupazione?

Ripeto, stiamo parlando di 1.200 euro in sette mesi: una cifra ridicola. Quanto ai finanziamenti, non tutti hanno presentato la domanda perché, dovendoli poi restituire, c’è chi ha scelto di attingere ai propri risparmi o chiudere la propria attività.

Chi vi ha fatto ricorso per quale motivo ha chiesto i finanziamenti?

Soprattutto per far fronte alle spese correnti.

E gli investimenti?

In questo periodo di grande incertezza, in piena seconda ondata e con il rischio di un nuovo lockdown, chi sono quegli eroi che vogliono rischiare, che scommettono sul futuro, che investono per ampliare l’attività o acquistare un nuovo macchinario? La voglia di fare l’imprenditore è vicina allo zero.

Le Regioni sono venute in soccorso alle imprese artigiane?

Non ho il quadro nazionale. Qui in Lombardia la Regione ha predisposto degli aiuti sotto forma di finanziamenti per agevolare l’accesso al credito: agevolati quanto si vuole, perché è meglio pagare il 2% che il 4%, ma si tratta sempre di finanziamenti che vanno ripagati.

Aiuti a fondo perduto?

No, non ci sono stati aiuti a fondo perduto, come invece è stato fatto in altre regioni.

Gli artigiani avranno bisogno di ulteriori aiuti? E come vedono il 2021? 

Il 2021 suscita grande preoccupazione e avranno sicuramente bisogno di nuovi sostegni.

In concreto?

La misura più sensata e seria sarebbe dare fiato al rilancio dell’intera economia, favorendo gli investimenti. Invece assistiamo da troppi mesi a una politica assistenzialistica di sussidi che sta bruciando enormi risorse senza dare una prospettiva di futuro.

Il blocco di fiere e sagre è un ulteriore colpo per le imprese artigiane?

Certo che sì. Sagre e fiere sono vetrine importanti che garantiscono visibilità, al di là delle opportunità offerte dal digitale, averle bloccate costituisce un danno, anche se comprendiamo le ragioni, sanitarie e di sicurezza, che hanno spinto alla loro chiusura.

Burocrazia e trasparenza nell’accesso agli aiuti sono ancora un ostacolo quasi insormontabile? Come eliminarlo?

La risposta è ovviamente sì. Questo è un problema endemico, la burocrazia è una vera pandemia.

Ma il governo non si si era impegnato ufficialmente per snellire le procedure e accelerare i tempi?

Ci auguravamo che l’emergenza Covid fungesse da grimaldello per far saltare tante pastoie burocratiche, purtroppo non sta succedendo. Anzi, l’aver messo i dipendenti pubblici a lavorare in smart working, per mille ragioni, ha comportato un enorme rallentamento della macchina amministrativa pubblica.

Come si salva il comparto dell’artigianato?

Innanzitutto lasciando le imprese artigiane libere di muoversi e di esprimere tutte le proprie potenzialità e i propri talenti. In secondo luogo, occorre che lo Stato si abitui a pensare al piccolo, perché troppo spesso le iniziative, le risorse e le normative sono pensate per le imprese di grandi dimensioni. Infine, abbiamo un paradosso strutturale: le imprese artigiane fanno fatica a trovare personale qualificato, perché i giovani considerano i mestieri degli artigiani come lavori di Serie B e la formazione professionale anche specializzata non è adeguata al mercato.

(Marco Biscella)

© RIPRODUZIONE RISERVATA