DIARIO ARGENTINA/ I numeri che mettono in difficoltà Macri

- Arturo Illia

Mancano circa 5 mesi alle elezioni presidenziali in Argentina, ma ci sono già tre schieramenti pronti a sfidarsi

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Mauricio Macri (Lapresse)

Nonostante alla tornata finale delle elezioni in Argentina manchino 5 mesi si stanno definendo tre schieramenti in due dei quali l’elemento comune pare essere la difesa della corruzione. Il presidente Macri, che negli ultimi sondaggi era apparso perdente contro la coalizione kirchnerista, ha improvvisamente siglato un accordo con il peronista Miguel Angel Pichetto per includerlo nella sua formula elettorale come vicepresidente. Pichetto è famoso per la strenua difesa operata nei confronti dell’ex presidente Cristina Kirchner che, ricordiamolo, attualmente ha in corso 11 processi e ben 4 richieste di carcerazione preventiva per i vari scandali operati negli anni della sua presidenza e non è perseguibile a causa dell’immunità parlamentare che, nonostante siano state tentate delle votazioni per eliminarla, ha sempre trovato in Pichetto suo strenuo difensore. Il terzo incomodo potrebbe essere l’ex economista Lavagna che ha stretto una coalizione con una parte del peronismo denominata federale, aperta verso ideali repubblicani.

A ogni modo chiunque riesca a vincere le elezioni si troverà di fronte una situazione drammatica da affrontare dovuta al buco creato nelle finanze del Paese dall’immensa corruzione operata dal 2001 dai governi di Nestor e Cristina Kirchner. Seppure ultimamente i dati dell’economia argentina siano in miglioramento, soprattutto a causa dell’arrivo nel bilancio dello Stato dei primi guadagni dovuti allo sfruttamento dell’immenso giacimento sia petrolifero che di gas di Vaca Muerta, la situazione sociale del Paese è resa difficile da un bilancio dello Stato per l’80% costituito da sussidi verso le classi più bisognose e per sostenere l’immenso apparato statale.

Difatti su una popolazione di 40 milioni di persone, quella attiva in Argentina ne raggruppa solamente 10 e deve in pratica mantenere tutti gli altri, rendendo praticamente impossibile qualsiasi operazione di sviluppo del Paese. Per questa ragione dal 2015 il governo di Macri ha dovuto accedere a prestiti del Fondo monetario internazionale per cercare di completare le infrastrutture necessarie a far sì che le immense ricchezze energetiche del Paese possano essere sfruttate adeguatamente. Questa manovra ha però colpito le piccole e medie imprese di fatto bloccando l’economia. I dati positivi di questi giorni costituiscono l’inizio di un cambiamento che però necessiterà di molto tempo per poter essere portato a termine, distribuendo i sacrifici fra tutta la popolazione.

Abituata a soluzioni peroniste immediate con il metodo della “bacchetta magica”, in pratica depauperando senza un piano economico le casse dello Stato per lasciarle completamente vuote ai propri successori, fatto accaduto negli ultimi 40 anni di storia nel Paese, risulta difficile anche all’Argentina attuale sostenere dei sacrifici che a lungo termine potrebbero significare un vero cambiamento che permetterebbe a questa ricchissima nazione di godere di un benessere finora sconosciuto.

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