DIARIO ARGENTINA/ “Il coronavirus ci sta avvicinando al destino venezuelano”

- Arturo Illia

In Argentina il default appare sempre più vicino. La classe media e l’industria privata soffrono. Sembra avvicinarsi un epilogo venezuelano

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Alberto Fernandez (Lapresse)

“Non possiamo pagare il debito fino al 2023”. Con questa frase il Presidente argentino Alberto Fernandez ha di fatto ammesso il default tecnico dell’Argentina. La proposta che il Paese ha fatto al Fmi e ai detentori di bond consiste, oltre al ritardo nel saldo del debito, nella pretesa di uno sconto del 50% sugli interessi. Come c’era da aspettarsi, i bonisti si sono irritati e attendono altre decisioni da parte delle autorità argentine: ma, come i lettori del Sussidiario già sanno, la zecca di Buenos Aires sta stampando banconote a più non posso ed è l’unica industria del Paese che non soffre per la pandemia in corso.

Già, perché nonostante solo 2.758 contagiati e 129 morti c’è un dato che spiega molte cose: l’Argentina ha la percentuale di contagi più alta tra gli addetti ospedalieri. Il che, vista la cifra quasi ridicola dei contagi, ha una sola spiegazione che, purtroppo, si scontra con le trionfanti dichiarazioni dei politici: mancano i sistemi protettivi per medici e infermieri. In poche parole la sanità è un disastro, fatto che si riflette non solo in quella pubblica, ma pure in quella privata. Poi la propaganda governativa mostra voli organizzati dalla compagnia di bandiera Aerolineas a Shangai a far scorta di materiale medico, ma nella pratica il tutto pare frutto di un’improvvisazione dell’ultimo momento più che di un sistema in grado di far fronte alla seppur debole situazione.

C’è poi da registrare che le regole sulla quarantena si stanno facendo più restrittive, sebbene la disastrosa situazione economica del Paese abbia provocato una disobbedienza di massa dovuta aun fatto che, come e più che in altri Paesi, è emerso in maniera rilevante. L’urgenza di riprendere il proprio lavoro e di portare a casa lo stipendio, visto che i soldi per vivere non ci sono più. E chi più soffre di questa situazione è la classe media, che è poi il vero motore economico del Paese: specie i 12 milioni di lavoratori del sistema privato che, al contrario della grande massa di quelli mantenuti dallo Stato “Babbo Natale”, ha visto i propri stipendi ridotti o addirittura sfumati per l’impossibilità di poter esercitare le attività, specie nelle piccole e medie industrie ma anche negli esercizi commerciali.

È ovvio che nel mondo intero l’economia versa in una crisi epocale, ma qui anche senza il Covid-19 la situazione sarebbe stata drammatica e, come anticipato, peggio di quella del 2001. Ormai l’inflazione a 3 cifre è prossima e l’incubo Venezuela si avvicina sempre di più.

Dicevamo delle regole sulla quarantena sempre più restrittive: da venerdì gli anziani dai 70 in su non potranno uscire di casa se non dietro un permesso erogato dalle autorità attraverso chiamate telefoniche a un numero specifico, il 147, che rimane pressoché impossibile da contattare visto che è sempre occupato dato che serve l’intera emergenza sanitaria. Allo stesso tempo però si liberano i prigionieri dalle carceri… specie quelli implicati in casi di corruzione. Ma non solo: l’uso delle mascherine, che un decreto emesso lunedì scorso obbligava solo nei locali pubblici, consigliandolo all’aria aperta, viene interpretato dalla polizia, come altre norme, in senso più restrittivo imponendolo dappertutto e creando un ambiente davvero poco simpatico, ai limiti del coprifuoco, che, peraltro, è allo studio.

E poi c’è la novità del controllo informatico: “Per valutare l’umore della gente”, come ha affermato la ministra della Sicurezza Sabina Frederic prima di ricevere una valanga di critiche che gli ha fatto correggere la “sfortunata” frase, ma non la decisione che in pratica è una repressione bella e buona del pensiero, che può essere tranquillamente spiato e giudicato dalle autorità con una vera e propria repressione delle libertà individuali.

Ed è proprio questo che ha messo in allarme la società, insieme un altro fatto: le dichiarazioni presidenziali sono diventate sempre più autoritarie e il dialogo con tutte le forze politiche ha ceduto il posto a quello solo partitario, tanto che in molti hanno fatto notare come il linguaggio del Presidente sia ormai ventriloquo di quello, conosciutissimo, dell’ex (e attuale vice) Cristina Fernandez. Il protrarsi di misure sempre più restrittive nel Paese a causa della paura del sistema politico di prendersi le responsabilità di una fase 2 che temono accompagnata da un’esplosione del virus (che in molti danno per improbabile visti i numeri che continuano a mantenersi nonostante gli errori commessi), insieme a una situazione già di per sé esplosiva, provocherà uno sconquasso sia economico che sociale tremendo in un’Argentina che non potrà chiedere l’aiuto di nessuno anche per i clamorosi errori diplomatici commessi dagli alti vertici (vedi le gaffe ripetute del Presidente con i suoi colleghi del Continente).

Il danno alla classe media e all’industria privata, portate ambedue al fallimento, aprirà la porta all’importazione del chavismo in Argentina, fenomeno già previsto, ma al quale il Covid-19 sta fornendo un aiuto.

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