DIARIO ARGENTINA/ Il default imminente e peggiore di quello del 2001

- Arturo Illia

La situazione dell’Argentina si sta facendo sempre più caotica e non solo da un punto di vista sanitario, ma anche economico

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Alberto Fernandez (Lapresse)

La situazione dell’Argentina si sta facendo sempre più caotica e non solo da un punto di vista sanitario, dove si registrano picchi quotidiani di 90.000 infetti con poco più di 200.000 tamponi effettuati, ma anche a livello finanziario dove ogni giorno si registrano dati negativi di un’economia che, pur sottraendo la questione sanitaria, sarebbe al limite del collasso.

Ormai la Banca centrale del Paese sta esaurendo le sue riserve in dollari e il peso ha superato quota 200 nel cambio con la valuta statunitense. Nonostante ciò, l’attuale Governo kirchnerista di Alberto Fernandez pare vivere in uno Stato differente e utilizza la stessa tecnica usata per coprire la sua recente debacle elettorale: quella di festeggiare come se in verità si fosse vinto. Sembra incredibile che si possa arrivare a una forma tanto metafisica di gestire il potere (d’altronde non per nulla Borges era argentino), ma la verità è che, forse per una stagione estiva con temperature altissime, non solo la gente ha occupato praticamente tutte le località turistiche del Paese, ma pure l’opposizione, nella sua frantumazione, sta facendo il gioco di un Governo che in un’altra nazione sarebbe arrivato al capolinea. 

Iniziamo quindi dai dati che riguardano i “risultati” fin qui ottenuti dall’attuale Governo, che in soli due anni di potere ha disatteso tutto quello che aveva promesso nella sua campagna elettorale, generando un’inflazione spaventosa anche per aver stampato banconote a tutta velocità: solo la Turchia di Erdogan ha fatto peggio a livello mondiale in questa tragica corsa finanziaria che ha generato anche la fuga dall’Argentina di 30 multinazionali, 4 milioni di disoccupati in più e la chiusura di 300.000 imprese commerciali.

Sempre a livello mondiale, l’Argentina si piazza al settimo posto per indice di povertà in una classifica che vede (saldamente) al comando il Venezuela, secondo l’Hanke’s Annual Misery Index, con un livello di inflazione superiore al 50%, un tasso di interesse del 37% e una caduta del Pil pari al 11% pro capite.

L’intera gestione sanitaria, fin dai suoi inizi, è stata catastrofica, come già sanno i nostri lettori: arrivati al punto delle vaccinazioni, la questione politica ha preso il sopravvento su quella sanitaria e sono state rifiutate offerte della statunitense Pfizer per buttarsi nelle braccia dell’amico Putin e preferire il suo vaccino Sputnik, asserendo che la multinazionale americana aveva chiesto in cambio dei vaccini il controllo di fonti energetiche del Paese. Nulla di più falso, giacché una volta arrivate le prime scorte di vaccino russo non hanno fatto seguito quelle per la seconda dose prevista, mettendo in ginocchio l’intero sistema che, a quel punto, poteva contare solo sui pochi quantitativi vaccinali dell’altro “amico”, quello cinese. Successivamente una donazione del “nemico” Biden di dosi di vaccino Moderna ha permesso di poter procedere nelle vaccinazioni e la firma di contratti con gli altri “nemici” Pfizer e AstraZeneca ha di fatto salvato una situazione che però è tornata improvvisamente critica da una quindicina di giorni, con un’impennata di contagi impressionante se paragonata al basso numero di tamponi effettuati.

Contemporaneamente è iniziata la stagione delle vacanze estive che, come riferito sopra, hanno registrato il tutto esaurito nonostante l’inflazione galoppante abbia mandato i prezzi alle stelle: ciò ha comportato un rilassamento provocato anche da un totale scollamento tra la popolazione e le istituzioni che ha generato riunioni massive e feste in ogni dove, fatto che ha moltiplicato i contagi in maniera esponenziale, tanto che nella famosa località costiera di Mar del Plata pochi giorni fa si è registrata una positività del 60% sui tamponi effettuati.

Proseguono intanto gli incontri dell’attuale Governo con i vertici del Fmi per decidere i termini entro i quali saldare il debito che l’Argentina ha con questa istituzione: la cosa singolare è che nei suoi discorsi con i vertici del Fondo, il ministro dell’Economia Martin Guzman parla sempre di intenzioni e mai di cifre, provocando irritazione. Di fatto, i responsabili del Fmi hanno proposto diversi piani che implicano però decisioni che, se attuate, provocherebbero il totale fallimento della nazione che, per mano del suo Presidente, sta procedendo verso un suicidio per le politiche fin qui attuate che hanno difeso, migliorandole, solo le condizioni della casta politica.

Nel suo discorso al Democracy Summit organizzato dagli Stati Uniti, il Presidente argentino e il suo ministro dell’Economia hanno criticato aspramente il Fondo al punto da provocare, nei loro termini minacciosi, una protesta anche del Presidente Biden, che ha di fatto negato l’appoggio degli Usa all’Argentina per cercare di trovare un accordo sui 45 miliardi che il Paese deve restituire. A questo punto diventa veramente reale la prospettiva dell’ennesimo default argentino: ma questa volta sarà peggiore di quello tragico del 2001.

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