DIARIO ARGENTINA/ Inflazione e debito, Fernandez sorpassa pure il Venezuela

- Arturo Illia

In Argentina è esplosa l’inflazione e il Paese dovrà anche attuare una manovra di finanza pubblica concordata con il Fondo monetario internazionale

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Alberto Fernandez (Lapresse)

L’Argentina ha finalmente stabilito un primato: c’è voluto un bel po’ di tempo e bisogna dire la verità, il Presidente Alberto Fernandez e tutto il kirchnerismo hanno dovuto impegnarsi a fondo, ma alla fine il risultato tanto “atteso” è finalmente arrivato: l’inflazione del Paese ha superato quella del Venezuela! Ma a quanto pare il Governo vuole impegnarsi ancora per migliorare il risultato, ed è per questo che il Presidente ha pomposamente annunciato che da lunedì scorso è iniziata la “guerra all’inflazione”…. sic! Strano, perché se la matematica non è un’opinione, poco tempo dopo il suo insediamento al potere i dati sull’inflazione sono aumentati a dismisura e poi c’è da dire che Fernandez ereditò da Macri un’Argentina al 53,8, ma, a parte operazioni di facciata mediatica quando non fallimentari, si è oggi arrivati, nello scorso mese di febbraio, adun 50,9, che però denota un fallimento totale, visto che, lo ripetiamo, si è conquistato il top nella tragica hit-parade.

Quando nel 2015 Macri, eletto Presidente, ereditò un Paese in rovina e indebitatissimo, non diede la minima importanza all’inflazione, da lui definita risolvibilissima in questione di pochi mesi. Invece la situazione gli si rivoltò contro: ed era prevedibile, visto che nonostante le gigantesche spese dello Stato in infrastrutture e sussidi vari, di opere se ne sono viste pochissime (visto che erano il fulcro di una corruzione superiore ai 30 miliardi di dollari, con lavori totalmente pagati ma mai realizzati o solo parzialmente) e i sussidi, che hanno raggiunto anche legioni di stranieri abitanti in zone confinanti, servivano soprattutto come merce di scambio elettorale. Inoltre, c’erano ingenti debiti che l’Argentina aveva con entità bancarie a interessi stellari, per cui si decise di chiedere l’intervento del Fmi che concesse un prestito a interessi inferiori a quelli bancari, cosa che permise di saldare i debiti, e intraprendere la costruzione di alcune infrastrutture necessarie (che per uno scherzo del destino sono state inaugurate dal kirchnerismo facendole proprie), ma allo stesso tempo l’inflazione non si fermava e il dollaro raggiunse i 40 pesos, facendo gridare allo scandalo e fomentando durissime proteste anche da parte dei sindacati, che però ora con la valuta statunitense a più di 200 pesos e una situazione fallimentare, visto i numeri da record, stanno zitti e buoni.

Per “fortuna” che recentemente anche il Senato ha approvato l’accordo con il Fmi per la ristrutturazione del debito da 44,5 miliardi che però implica degli interventi sui conti argentini per rafforzare le riserve in modo da coprire il programma futuro. In pratica si dovrà ridurre il deficit fino ad arrivare allo 0,9% nel 2024, aumentare i tassi di interesse e incrementare le entrate: ergo interrompere le colossali spese che attualmente raggiungono cifre iperboliche. Oltretutto ridurre pure il sistema di sussidi per l’energia. In poche parole, Fernandez dovrà per forza di cose mantenere finalmente una promessa (in questo caso fatta al Fmi, mica alla gente): quella di un giro di vite che, ovviamente, coinvolgerà non solo l’economia, ma anche le classi più deboli e che sicuramente porterà a una serie di proteste che potrebbero instaurare un clima sociale terribile.

Piccolo particolare: nel 2023 ci saranno le elezioni dove finalmente si compirà l’harakiri kirchnerista e l’attuale opposizione andrà al potere, per cui nella pratica quella approvata alle Camere poco tempo fa è stata una bomba a orologeria destinata al prossimo Governo. Difatti l’approvazione del piano pesantissimo, ma il cui rigetto avrebbe portato il Paese in default, è stata ottenuta anche con i voti del kirchnerismo, che però ora si trova spaccato in due. Da una parte chi, storicamente, odia il Fmi al punto che negli anni passati ha invece ottenuto fondi dalle banche internazionali a interessi pazzeschi. Dall’altra invece c’è chi si è espresso a favore perché un accordo del genere è stato opera dell’attuale Governo. Insomma, visto anche le proteste di piazza e le manifestazioni che si sono succedute contro il Fmi in questi giorni, bisogna dire che il kirchnerismo protesta per un accordo da lui elaborato e anche votato.

Ma a tutta questa logica davvero strana si è aggiunto un particolare veramente incredibile: la vicepresidente Cristina Fernandez de Kirchner è stata vittima di un attentato: difatti il suo ufficio al Congreso de la Nacion è stato preso a sassate dai manifestanti… kirchneristi adunati nella piazza antistante. Il fatto ha provocati danni alle suppellettili, vetri infranti, ma fortunatamente nulla di grave. Ironia della sorte il video dell’attentato è stato pubblicato da Cristina come prova che la gente, come lei stessa, non approva la manovra economica. 

Ma la cosa ha subito creato dei sospetti, anche perché la presenza di due troupes a registrare le immagini è parsa stranissima. Ma poi si è scoperto che, da un attento esame delle immagini da parte di esperti, si è trattato di una bufala montata ad arte: in pratica gli “attentatori” e le “vittime” hanno allestito una messa in scena di un’ingenuità incredibile visto gli oggetti mancanti da una parte e aggiunti nella seconda parte della registrazione. E questo dimostra come ormai, per il bene di tutta la nazione, l’epoca delle illusioni e i danni perpetrati dal potere populista sia giunta alla fine, visto che ormai sta arrampicandosi sugli specchi.

È chiaro che nei prossimi anni gli argentini dovranno fare i classici sacrifici che tutte le nazioni affrontano dopo le loro crisi, ma si spera che finalmente il cammino che si farà potrà portare allo sviluppo di una nazione tra le più ricche della Terra. In barba alle promesse e le cocenti fregature dei tanti maghi che si sono succeduti al potere, promettendo un benessere immediato.

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