DIARIO ARGENTINA/ La finta epica del Governo sul vaccino russo

- Arturo Illia

Il Governo kirchnerista non vive un buon momento, nonostante la narrazione costruita sul vaccino antic-Covid russo già arrivato nel Paese

Argentina Fernandez bancarotta
Alberto Fernandez e Cristina Fernandez de Kirchner (Lapresse)

Nel grande circo delle vaccinazioni, che da parecchio tempo intrattiene a colpi di notizie il mondo mediatico tutto preso nell’inseguire la produzione del vaccino che risolva una volta per tutte la pandemia che stiamo attraversando, l’Argentina brilla per un livello di costruzione di un’epica degna non solo del nostro passato regime fascista, ma pure dell’altrettanto trascorso dell’Unione Sovietica. Si parla ormai apertamente di Vacungate, e non solo perché alla fine del volo con cui le dosi del vaccino russo sono arrivate le confezioni che lo contenevano, una volta scaricate, se ne stavano in bella mostra a 40 gradi sulla pista dell’aeroporto di Buenos Aires, ma anche perché, come denunciato dal famosissimo giornalista Nelson Castro, il vaccino “made in Putin” ha in sé un altro… problemuccio. 

Come ci illustra Castro, si è scoperto che la fase 2 di sperimentazione del farmaco terminerà il prossimo 30 dicembre, mentre la fase 3 (quella che poi precede le richieste di approvazione degli organi predisposti a certificarla) finirà il prossimo 31 maggio. E questo da documentazione ufficiale di chi produce il vaccino: insomma, le strombazzate oltre 300.000 dosi arrivate con il volo leggendario praticamente non hanno ricevuto nessuna certificazione internazionale, a parte quella russa e quella argentina, ma nonostante ciò questa settimana si inizieranno a iniettare le dosi arrivate. 

Questo fatto descrive pienamente il livello politico al quale è arrivato il Paese dopo le elezioni dell’ottobre 2019, ma anche l’uso di certa propaganda che, non fosse per il colore, ricalcherebbe i leggendari filmati dell’Istituto Luce di mussoliniana memoria: solo che siamo nel 2020 e determinati mezzi per coprire politiche a dir poco fallimentari sono indegne di un Paese che non può considerarsi nemmeno lontanamente una Repubblica. Nei suoi proclami si assiste a un’epica dell’azione “per il popolo” che irrimediabilmente poi finisce in tutto il contrario: ma almeno si pensava che una questione grave come quella del Covid-19, che ha mandato in tilt il mondo intero, sarebbe stata improntata su principi di difesa della salute, invece quest’ultima importante questione si è rivelata l’ennesimo vagone di un treno che porta verso un futuro non certo roseo.

D’altronde c’è un altra notizia, questa volta positiva, che getta un barlume di luce in questo buio: il giornalista Daniel Santoro, il più conosciuto globalmente dell’Argentina, autore di famosissime indagini che negli anni ’90 arrivarono a incriminare l’allora Presidente Carlos Menem per uno scandalo di forniture di armi e a farlo condannare a 7 anni di carcere (mai scontati a causa della sua rapidissima elezione a Senatore e il conseguimento dell’immunità parlamentare – regalo di Cristina Kirchner ), nonché autore di libri e articoli che testimoniano la corruzione dei Governi kirchneristi dal 2003 in poi, è stato sollevato dalla Camera Federale di La Plata dal processo che stava subendo a causa di una operazione denominata “Pupfuf”, architettata circa due anni fa dal kirchnerismo in modo da contrapporla alla famosa “Causa dei quaderni”, quella dove un autista del Segretario del ministero dello Sviluppo annotava non solo gli spostamenti, ma anche il numero delle borse ricolme di valute (euro e dollari) delle tangenti ricavate dalla corruzione.

L’operazione “Pufpuf” voleva dimostrare che Daniel Santoro era coinvolto in un’operazione di spionaggio di suoi colleghi e in casi di ricatti a persone da lui intervistate per far sì che le stesse interviste non venissero pubblicate. Il tutto manovrato da uno stranissimo personaggio che si era definito agente della DEA Statunitense, in verità rivelatosi un bluff pazzesco, come tutto il caso: cosa che ora preoccupa notevolmente Cristina Kichner, che vede molte delle cause in cui è implicata procedere nonostante i suoi tentativi di avere il controllo dell’intero settore giudiziario.

“Nessuno è la Patria perché lo siamo tutti”: frase di Jorge Luis Borges che l’ex Presidente Macri aveva fatto mettere sulla facciata del Centro culturale Kirchner, ma che nei giorni scorsi il Governo ha provveduto a rimuovere. Forse pensando che la Patria sia soltanto chi detiene il potere in questo momento.



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