DIARIO ARGENTINA/ L’inverno caldo (di proteste) iniziato per Kirchner e Fernandez

- Arturo Illia

In Argentina aumentano i casi di proteste contro il Presidente Fernandez. E tra pochi mesi si terranno elezioni importanti nel Paese

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Manifestazione a Buenos Aires (LaPresse)

Mentre in Perù ancora non si sa bene chi abbia vinto le elezioni a causa dei riconteggi dei voti dovuti alle denunce di brogli da parte dei due contendenti (Keiko Fijimori e Pedro Castillo), visto che i due contestatissimi ma purtroppo unici candidati usciti dalle primarie sono separati da soli 44.000 voti a favore del secondo (leader di una sinistra estrema), in Argentina la situazione si sta aggravando pesantemente non solo dal punto di vista di una emergenza sanitaria che pare non finire mai, con un sistema di salute ormai iper collassato, con una media di oltre 15.000 contagiati al giorno e 500 morti, ma anche con una situazione sociale che ormai sta dando segnali fortissimi di ribellione, al punto che il Presidente Alberto Fernandez nei suoi viaggi nel Paese, spesso per inaugurare opere concepite e iniziate dal suo predecessore (Mauricio Macri) non può spesso nemmeno atterrare con il suo elicottero a causa delle massive proteste popolari.

La scintilla è esplosa nella poverissima (anche se dispone di ricchezze immense nel suo territorio) Provincia di Salta la settimana scorsa dove, recatosi per commemorare l’eroe nazionale Martin Miguel Guemes nel suo duecentesimo anniversario della morte, Fernandez ha dovuto subire le proteste della popolazione con alla testa folti gruppi di gauchos, i mitici cavalieri della pampa ma diffusissimi anche in questa Provincia del nord argentino, al punto di provocare le dimissioni del Governatore.

Stesso quadro, addirittura peggiore, in molte altre località visitate e manifestazioni che ormai si stanno estendendo a tutto il Paese: ma ciò che più preoccupa non solo l’attuale Presidente ma soprattutto la sua vice (che in pratica detiene il comando) Cristina Fernandez de Kirchner sono i risultati delle varie inchieste elettorali.

Si, perché, come già segnalato ai lettori, quest’anno si terranno elezioni legislative in tutto il Paese nel mese di novembre, e i sondaggi danno una sconfitta epocale per il “Frente de Todos” (il movimento che unisce il kirchnerismo a settori peronisti) che aveva trionfato nelle Presidenziali del 2019. E quindi l’attuale Governo rischia di perdere la maggioranza nelle due Camere, fatto che significherebbe la perdita della sua capacità di esercitare il potere.

Il fatto è che non solo la gente è stanca dei continui errori attuati fin dagli inizi della pandemia con la quarantena rigida più lunga del mondo (oltre sei mesi) che alla fine, non accompagnata da controlli necessari (meno di 20.000 test giornalieri) ha fatto esplodere il virus non solo a livello di contagi (oltre 4 milioni e mezzo finora) ma anche di decessi (89.000 al momento, con forte probabilità di superare i 100.000 tra una quindicina di giorni). A questo bisogna aggiungere, per rimanere nell’ambito sanitario, che le stesse restrittive misure applicate alla popolazione vengono regolarmente disattese nel corso delle manifestazioni convocate dal Governo e degli atti Presidenziali: l’esempio più eclatante è stato quello accaduto durante il pellegrinaggio massivo alla camera ardente di Maradona, allestita alla Casa Rosada (sede presidenziale), ma la misura “preferenziale” continua anche di questi tempi, nonostante la seconda ondata si sia rivelata, nella sua drammaticità, peggiore della prima.

Sul fronte delle vaccinazioni poi lo scandalo di quelle VIP praticate “politicamente” non solo all’entourage Presidenziale ma pure ai simpatizzanti l’attuale Governo non si è ancora estinto, visto che, purtroppo, il numero dei decessi di gente anziana continua, ma non solo: le grandi difficoltà di approvvigionamento del vaccino Russo Sputnik V, l’offerta di ben 13 milioni di dosi di Pfizer rifiutata dal Governo per cause che ancora non sono state chiarite e la sostanziale mancanza di dosi nelle Province più povere del Paese hanno acuito la drammaticità della crisi attuale.

Che però non si limita al sanitario: il livello di povertà dell’Argentina è ormai senza limiti, dovuto non solo all’aumento dell’ inflazione che ormai supera il 5% mensile. Per più della metà del Paese ormai è impossibile unire il pranzo con la cena e questo non solo per l’aumento dei prezzi, sopratutto nei generi alimentari, ma anche per i mancati aumenti di salario, pure a categorie, come quella medica, che lottano tenacemente per contrastare le conseguenze del virus. Difatti i 6.500 pesos (circa 45 euro) promessi da Fernandez non sono mai arrivati, mentre sono purtroppo giunti a destinazione quelli dedicati a deputati e senatori (+41% dei loro stratosferici stipendi).

Camminare per le strade di Buenos Aires (come in altre località argentine) nel freddo di un inverno che si preannuncia particolarmente rigido risalta ancor di più lo stato di gravità in cui versa il Paese, visto l’altissimo numero di persone costrette a vivere nelle strade e le incessanti richieste di elemosina o di alimenti che vengono fatte ai passanti o al di fuori dei supermercati, dove le code dei poveri ormai superano largamente quelle dei clienti in attesa di entrare per rispettare il contingentamento.

Insomma, quello che viene già definito “il peggior Governo della storia argentina” continua nella sua davvero poco invidiabile serie di errori, al punto che ormai è difficile trovare un settore dove non ne abbia commessi: come i lettori del Sussidiario già sanno, il Tour nei Paesi dell’Ue effettuato da Fernandez il mese scorso si è rivelato un fiasco sopratutto per le contemporanee mosse diplomatiche (comunicato in difesa di Hammas nella questione palestinese e quello sui diritti umani che, secondo l’Argentina, vengono rispettai in Venezuela) decisamente poco azzeccate. A ciò bisogna aggiungere un altro fatto che contribuisce ancor di più a isolare questa Nazione dal resto del mondo: in un primo momento l’Argentina ha protestato per le violazioni dei diritti umani in Nicaragua (da parte del regime chavista instaurato da Daniel Ortega) operati attraverso l’arresto massivo di politici dell’opposizione, salvo poi astenersi nella risoluzione votata dall’OEA (Organizzazione degli Stati Americani) sulla questione.

È ormai un’Argentina che può essere definita sulla stessa strada del Venezuela: un altro Paese ricchissimo che si sta velocemente avviando verso il tracollo totale più grave della sua storia a causa del populismo e del suo amore nei confronti della povertà, talmente grande, da moltiplicarla. La gente però sta iniziando a ribellarsi e speriamo, di tutto cuore, che la loro reazione si limiti al voto contro chi, occupando il potere 35 dei 40 anni dal ritorno della democrazia, l’ha praticamente distrutta. In nome della “giustizia sociale”, si capisce…

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