DIARIO ECUADOR/ Vaccini e presidenziali, le partite complicate per un Paese “sospeso”

- int. Jairo Cabezas Mosquera

In Ecuador, Paese alle prese con il Covid, si attende di capire chi sfiderà al secondo turno delle presidenziali Araus, candidato vicino all’ex Presidente Correa.

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Andres Arauz (Lapresse)

Il 7 febbraio scorso, nonostante la grave situazione sanitaria dovuta al Covid-19, si è svolta la prima tornata elettorale per le elezioni presidenziali in Ecuador, che ha visto una grande partecipazione e ha registrato la vittoria di Andres Araus dell’Alleanza Unes, la formazione politica in cui sono confluiti i seguaci dell’ex Presidente Rafael Correa, accusato di scandali di corruzione e attualmente rifugiatosi in Belgio. Il Paese versa in una situazione difficile anche per le proteste popolari che si sono succedute fin da prima che arrivasse la pandemia a causa delle discusse decisioni del suo successore, Lenin Moreno, che a discapito del suo nome e inizialmente considerato il suo delfino, si è in seguito allontanato dalle politiche populiste del predecessore per avvicinarsi al liberismo e alleggerire la presenza economica di uno Stato costretto a ricorrere a un prestito del Fmi per contrastare la crisi economica subentrata in questi ultimi anni dopo più di un decennio di un iper assistenzialismo che ha svuotato le casse nazionali. Ora però per definire il successore di Moreno (che si è rifiutato di presentarsi come candidato) sarà necessario un secondo turno che si svolgerà l’11 aprile. La situazione è difficile perché sono in corso dei controlli attraverso riconteggi di voti in varie province del Paese, che alla fine definiranno la disputa su chi sarà l’avversario di Arauz nella corsa alla Presidenza. Abbiamo chiesto al giornalista di Radio America Tulcàn, Jairo Cabezas Mosquera, uno dei più titolati del Paese, di farci un’analisi della situazione.

Può darci una spiegazione del risultato elettorale e dirci come mai l’attuale Presidente Lenin Moreno non si è candidato?

In queste elezioni Lenin Moreno non ha partecipato direttamente per la sua incidenza nella causa contro Rafael Correa, però ha presentato una sua candidata, Ximena Peña del gruppo Alianza Pais, la quale fin dal primo momento ha preso le distanze dalla sua linea politica governativa. A causa di ciò si sono prodotte azioni che hanno generato una grande quantità di candidati, ben 16, che hanno partecipato alla prima tornata, che ha avuto una massiva partecipazione popolare e soprattutto ha definito le quattro forze politiche del Paese tra le quali il Movimento che si ispira a Correa (Unes) è quello che ha ottenuto, per ora, il maggior numero di suffragi. 

Ci può descrivere l’attuale situazione politica nel Paese? E quanta influenza ha tuttora l’ex Presidente Correa?

L’influenza di Correa è indubbiamente notevole all’interno dell’alleanza Unes, partito che unisce la gran maggioranza dei simpatizzanti del movimento Alianza Pais con cui si era presentato alle elezioni del 2006 che poi lo hanno consacrato alla massima carica dello Stato per più di 10 anni. Difatti il candidato Andres Arauz, che ha vinto la prima tornata elettorale, era ampiamente favorito nei sondaggi. 

Secondo lei, nella seconda tornata elettorale si confermerà il risultato o ci potranno essere sorprese?

Fermo restando che Arauz è il vincitore del primo turno, ancora si deve definire con certezza chi sarà il suo contendente nella prossima tornata elettorale tra Guillermo Lasso del Creo e Yaku Perez del Movimento indigeno Pachakutik – Minga por la Vida: al momento il primo ha un vantaggio di circa 25.000 voti, ma insieme hanno chiesto al Consiglio nazionale elettorale di procedere a un nuovo conteggio dei voti in 7 province dove si sospettano brogli elettorali: se la loro proposta verrà accettata si dovranno attendere circa 14 giorni per sapere chi sarà l’avversario di Arauz alla Presidenza.

Com’è stata affrontata la pandemia nel Paese, dato che all’inizio l’Ecuador aveva registrato numeri di contagio preoccupanti e una situazione fuori controllo?

Sotto questo aspetto si registrano al momento 262.213 contagiati di Covid-19 e le cifre parlano di 220.398 guariti e 15.164 decessi dall’inizio della pandemia. Sia il Presidente che il ministero della Salute avevano previsto l’acquisto di 80.000 dosi per iniziare l’operazione di vaccinazione per gli operatori sanitari e le categorie a rischio, però alla fine sono arrivate appena 8.000 dosi e successivamente un’altra piccola quantità e questo fatto ha compromesso il piano che prevede di raggiungere 9 milioni di vaccinati. Il Presidente Lenin Moreno ha rivelato questo aspetto della questione dichiarando che a fine mese arriverà un’altra importante quantità di vaccini dagli Stati Uniti. Però la situazione è complicata perché già si dovrebbero operare le iniezioni della seconda dose, cosa ancora non effettuata. 

Il candidato di Correa ha vinto la prima tornata elettorale, però com’è la situazione giudiziaria dell’ex Presidente?

Complicata da diversi fattori: in primo luogo sia Correa che il suo vice Jorge Glas sono stati processati e condannati per atti di corruzione a 8 anni di carcere a cui se ne devono aggiungere altri 7 per Glas. Altre condanne sono state prodotte dopo vari processi ai principali componenti dell’entourage dell’ex Presidente: il problema è che le sentenze sono state emesse in contumacia, perché tutti i responsabili sono all’estero. Si suppone che il popolo ecuadoriano sia contro la corruzione e si è manifestato in questo senso, ma allora com’è possibile che il candidato del movimento politico che si ispira a Correa abbia vinto la prima tornata con il 32,43% dei 10 milioni di voti? C’è da aggiungere che poi il movimento di Correa ha organizzato una manovra in puro stile populista, che ha generato grandi aspettative, raccogliendo sottoscrizioni a piani di donazioni di 1.000 dollari pro capite da elargire in caso di vittoria elettorale: il che non è poco visto che per una famiglia di 6 persone la cifra sarebbe sufficiente per aprire una piccola impresa. 

(Arturo Illia)

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