DIARIO PARAGUAY/ L’ombra della ‘ndrangheta sulla morte del magistrato Pecci

- Arturo Illia

Marcelo Pecci, Procuratore Antimafia paraguaiano di origine italiane, è stato ucciso durante la sua luna di miele da due killer

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Un sequestro di cocaina in Paraguay (Lapresse)

Secondo la DEA e la polizia colombiana che stanno portando avanti le indagini, ormai sussistono pochi dubbi sull’omicidio del magistrato paraguaiano (di origini italiane) e Procuratore Antimafia Marcelo Pecci, assassinato martedì in una spiaggia dell’isola di Barù, nella quale stava trascorrendo la luna di miele insieme alla moglie, la giornalista investigativa colombiana Claudia Aguilera, che Pecci aveva sposato il 30 aprile a Cartagena.

Si è trattato, infatti, nella sua esecuzione quasi si stesse girando un film (visto il luogo paradisiaco), di un tipico omicidio di stampo mafioso, attribuibile (secondo quanto riportano diversi media) alla ‘ndrangheta, la mafia calabrese che ormai da anni opera profondamente nell’intero Continente latinoamericano.

Circa quattro anni fa ebbi modo di assistere, a Buenos Aires, a un incontro tra le autorità politiche e giuridiche argentine e la Commissione antimafia italiana, sessione protrattasi per 4 giorni e di grande importanza non solo perché si raccontò l’esperienza italiana nella lotta alla corruzione, ma perché l’altro argomento di cui si parlò fu proprio la penetrazione della mafie in territorio argentino. Il Governo Macri aveva iniziato anni prima una sistematica lotta al narcotraffico, fenomeno che, specialmente durante i 15 anni di politiche kirchneriste, aveva incontrato un grande sviluppo in una nazione fino ad allora di importanza marginale. 

Ma non solo: in quel 2017 prese forma un’organizzazione internazionale creata dall’Ue per stabilire un scambio tra le polizie e le autorità giudiziarie dei due continenti chiamata El Pacto, che raggruppa nel continente latinoamericano ben 16 Paesi che vi hanno aderito. Un passo importante che è servito ad approfondire la lotta anche al narcotraffico, alla quale il magistrato Pecci aveva contribuito durante i suoi 11 anni di lotta sia al traffico di droga che alla criminalità internazionale.

Ma allora perché un personaggio di così grande importanza non era scortato? Secondo il Procuratore generale del Paraguay, Sandra Quinonez, “Pecci voleva solo godersi la luna di miele in piena privacy (sulla spiaggia privata del Decameron Hotel, ndr) e quindi non aveva la scorta”.

Due uomini sono approdati a bordo di due moto d’acqua sulla spiaggia, vestiti come turisti con tanto di cappello stile panama, e hanno colpito il solo magistrato, risparmiando la vita della moglie che il giorno prima aveva annunciato in rete di aspettare un figlio. 

Pecci aveva goduto di notorietà internazionale per il suo coinvolgimento nell’indagine sul calciatore brasiliano Ronaldinho, poi incarcerato tra marzo e agosto del 2020, per essere entrato in Paraguay con documenti falsi, ma, come ripetiamo, era specializzato in criminalità organizzata, traffico di droga, terrorismo e costituiva un tassello importante in questa lotta.

Sebbene il Paraguay sia famoso più per la sua produzione di marijuana, di cui è leader continentale, le autorità nazionali hanno negli ultimi anni rafforzato la loro collaborazione sopratutto con la Colombia, che rimane il maggior produttore ed esportatore di cocaina nel mondo.

La penetrazione dei narcos, nonostante i successi ottenuti dalle autorità giudiziarie nei loro confronti, rimane notevole, al punto che ormai in molti Paesi godono di un vero e proprio dominio sul territorio e, senza nemmeno nascondersi troppo, influenzano i processi elettorali di ogni nazione sudamericana: non c’è quindi solo il Venezuela, oppure la Bolivia dove il Mas, il Movimento Socialista che è tornato ad aver il potere, è in massima parte composto dal fortissimo sindacato dei cocacoleros. Anche in altri Paesi l’influenza è grandissima e la si può notare specialmente se si ha la fortuna di visitare le Villas Miserias o Favelas presenti dappertutto e le cui estensioni si sono oltremodo ingigantite in questi ultimi anni.

È chiaro che per poter mettere piede in questi quartieri è necessario avere conoscenze che possano garantire la sicurezza, ma lo “spettacolo” di bambini che inneggiano al capomafia locale, perché è la persona che si prende cura di loro (mentre uno o ambedue i genitori sono in carcere e “non cantano”) organizzandogli pure feste ed eventi dedicati è davvero di una portata emozionale negativa notevole.

Ormai queste organizzazioni si occupano pure della toponomastica dei luoghi, costruendo edifici che restringono le fatiscenti strade, in modo di impedire la sorveglianza non solo dall’alto, ma anche rendere difficile il cammino delle gendarmerie nelle loro perquisizioni, dato che all’interno di queste strutture si nascondono laboratori per la produzione della cocaina, ma non solo.

Difatti se quest’ultima droga è in pratica d’élite, per i suoi alti costi di produzione, anche se mischiata con sostanze tossiche, ormai in Sudamerica si producono o si importano pure le cosiddette droghe chimiche, principalmente mix di varie sostanze con la micidiale efedrina, di cui l’Olanda è il principale produttore mondiale.

E questo spiega in gran parte l’arrivo delle mafie nel continente latinoamericano, dove poi gli ingenti guadagni vengono investiti in settori come il turismo (tanto per citarne uno), al punto che è noto a tutti di come in vaste aree per esempio del Brasile, specie nel Nord del Paese, esso sia ormai nelle mani dei “colletti bianchi” di queste organizzazioni. 

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