DIARIO STROMBOLI/ “E’ un vulcano buono”: c’è chi ha già perdonato e cerca normalità

- Manlio Viola

Dopo il grande spavento, la situazione sta tornando alla normalità. Gli abitanti non vogliono perdere la stagione. Ma tra i turisti c’è chi resta e chi abbandona l’isola

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Stromboli, video esplosioni da vulcano (Foto: video Twitter)

Il grande spavento è passato a Stromboli, ora si può tornare tutti al mare. Dispiacere, sì, per quel malcapitato, ma Stromboli è un vulcano buono, finora non aveva ucciso nessuno, e anche adesso si è trattato di una vittima indiretta.

E’ questo il clima che si respira fra gli abitanti dell’isola messinese e fra i turisti locali, quelli siciliani, i villeggianti come li chiamano qui. E’ proprio la reazione che non ti aspetti sull’isola paradisiaca che per un giorno è stata al centro della cronaca, l’isola dove la situazione sta tornando lentamente alla normalità dopo le due violente esplosioni delle 16:46 di mercoledì, che hanno causato la morte del 35enne Massimo Imbesi e almeno tre feriti non gravi nella frazione di Ginostra e tanta paura tra abitanti e turisti che erano sull’isola.

Ci sono stati dei terremoti di piccola intensità, sotto magnitudo 2, probabilmente come effetto dell’assestamento del vulcano, che sono stati avvertiti, ma non hanno creato alcun danno, però hanno fatto “sussultare” chi è a Stromboli. L’isola è stata coperta da detriti, pomice nera. Uno strato alto alcuni centimetri.

La zona più colpita è la frazione di Ginostra. Ma gli abitanti sono tutti sul posto di lavoro, nessuno è andato via. Sono, però, ancora al lavoro i vigili del fuoco per spegnere gli ultimi focolai provocati dalla violenta eruzione del vulcano con il lancio di lapilli lavici incandescenti, che hanno innescato il fuoco tra la vegetazione e i canneti. Gli incendi veri e propri sono tutti domati, ma occorre fare lo “smassamento”, un’operazione di controllo su eventuali focolai giacenti sotto la cenere rimasta in varie zone dell’isola dell’arcipelago delle Eolie. Emergenza finita, comunque.

Ma non tutti hanno reagito così. La stragrande maggioranza degli “ospiti”, i turisti veri e propri, ha preferito lasciare l’arcipelago con traghetti e aliscafi diretti a Milazzo.
Ieri a Stromboli è arrivato anche il comandante dei Vigili del fuoco, Fabio Dattilo: “Noi manterremo il presidio anche per i prossimi giorni” ha detto dopo un sopralluogo. Oltre ai pompieri, che stanno operando a terra, l’isola è presidiata anche da due unità navali dei vigili del fuoco. “Il vulcano resta sorvegliato. Ci sono state altre esplosioni – rivela Dattilo – ed è presente una colata lavica nella Sciara del fuoco. I boati della notte scorsa, che hanno provocato tremori nel terreno e nelle abitazioni, sono stati scambiati per attività sismica”.

Lo Stromboli è un vulcano dalla struttura complessa, visto che tremila metri della sua altezza sono sotto il livello del mare. E’ complessivamente più alto dell’Etna, ma “non ci sono collegamenti tra loro” perché, spiega il capo della Protezione civile locale Massimo Privitera, sono “strutture geodinamiche diverse”.

“Siamo ancora in stato di preallerta, l’unità di crisi è attiva da quando si è verificata l’esplosione”. Così la Prefettura di Messina dopo le esplosioni su Stromboli. E per le escursioni sul vulcano vige il divieto relativo alla Sciara che era già attivo, una misura assolutamente necessaria.

Intanto è stato recuperato e portato a Milazzo, dove viveva, il corpo di Massimo Imbesi, allievo ufficiale di coperta, 35 anni, l’unica vittima delle esplosioni. Secondo quanto si sa, all’altezza del torace è stato rilevato un grosso ematoma che Imbesi forse si sarebbe procurato cadendo violentemente su spuntoni di pietra lavica che caratterizzano l’isola. Caduta che potrebbe essere avvenuta mentre correva per mettersi in salvo o causata da intossicazione da fumo sviluppato dagli incendi.

Imbesi era esperto di quei luoghi. “Finalmente il mare, di nuovo il mare… quello più conosciuto e familiare però, quello che preferisco, quello della Spiaggia di Ponente di Milazzo, quello di casa….” scriveva solo un anno su Facebook commentando la foto del proprio attestato conseguito come allievo ufficiale di coperta. Amava il mare e i vulcani e il vulcano alla fine lo ha ucciso. La sua passione era proprio Stromboli. “Ieri mattina – rivela uno degli abitanti di Ginostra, Gianluca Giuffrè – l’ho visto assieme a un amico, un sudamericano molto alto”.

A fare chiarezza sull’accaduto è Thiago Takeuti, il 35enne turista brasiliano compagno di escursione di Imbesi. “Sono un miracolato. E mi chiedo perché sono rimasto vivo – racconta -. Dopo l’eruzione abbiamo cercato riparo in una zona dove il fuoco era già passato e pensavamo non tornasse. Ma correndo tra le pietre e i lapilli siamo caduti a terra. Respirava sempre più affannosamente. Ho provato a rianimarlo, ma non c’era più niente da fare”.

Ma adesso si pensa già a ripartire per non perdere la stagione turistica. L’estate per gli isolani è il momento in cui si lavora, serve a dar da vivere a tutti per tutto l’anno o quasi.

Una squadra di volontari, una decina di persone guidate da Antonio Grasso della Protezione civile, è sbarcata a Ginostra per “pulire” il borgo marinaro dell’isola di Stromboli. Dotati di ramazze, secchi e sacchi della spazzatura sono saliti nel centro del paesino per togliere dalle stradine cenere lavica, lapilli carbonizzati e pomice nera e rendere così anche maggiormente agibile l’unica via di fuga. Oltre che di passeggio serale.

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