DIARIO USA/ Se i democratici si fanno “incantare” dal Pil, Trump ha già vinto

- Riro Maniscalco

Le elezioni americane sia avvicinano. L’economia è tema dominante, ma è su questo che si gioca la sfida: nel non farne un idolo

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Sindacalisti americani a supporto dello sciopero dei dipendenti di Stop and Shop, nell'aprile scorso in Massachusetts (LaPresse)

NEW YORK — Da anni sembra che la politica abbia un solo tema da dibattere ed un unico punto di verifica: l’andamento economico. Criterio adeguato? Riduttivo? Molto riduttivo? Pensateci pure, ma almeno qua è così.

Andamento economico … Facciamo finta di capire come si possa leggere un andamento economico, cosa vogliano dire certi numeri piuttosto che altri. Ma anche chi non vantasse una significativa preparazione macroeconomica certe cose può comprenderle se non altro per paragone.

Esempi: ad aprile il tasso di disoccupazione negli Stati Uniti è precipitato ad uno storico 3,6%, ancora meglio delle migliori previsioni. In Italia siete al 10,5%. Il prodotto interno lordo, il Pil – ovvero il valore dei prodotti e servizi realizzati all’interno di un Paese – in Italia rasenta lo zero (0,1%), qua è sul 3%.

Poi c’è la Borsa, lo Stock Exchange, che in America interessa anche chi non ci capisce niente perché su quelle montagne russe lì navigano i risparmi di tutti. E anche in Borsa, al di là di questi ultimissimi giorni di buriana causati (almeno psicologicamente) dalla più recente raffica di “tariffe” sparata da Trump, tutto sembra procedere per il meglio. Che poi non si respiri una bella aria, che la gente non sia contenta, che la società sembri sgretolarsi, che la vita non sia meglio di quando il Gross Domestic Product (Gdp, l’equivalente del vostro Pil) era più basso, non conta.

Tutto questo per dire che all’inizio di questa lunga campagna presidenziale se i Democratici vogliono attaccare Trump sperando di lasciare il segno sugli elettori, se veramente vogliono cercare di aprire una pista che conduca uno di loro al trono presidenziale, devono necessariamente riallargare il concetto di politica. Se, come da tradizione, scommettono tutto sull’economia Trump ha già vinto.

Certo, i suoi nemici potranno sempre rivendicare che in realtà l’amministrazione Trump altro non sta facendo che beneficiare di mosse e scelte dell’amministrazione Obama che l’ha preceduta, e che tutto quello che Trump ha contribuito ad innalzare è solo lo spaventoso debito pubblico, ora oltre la soglia dei 22 trilioni (se siete curiosi andate a vedere qui). Ma non funziona così. La percezione delle cose che si ha nella pancia dell’America, tra il popolo operaio dei blue collars è che Trump ha ottenuto più risultati di una lunga schiera di suoi predecessori.

Così mentre i Repubblicani lottano per mantenere il dibattito politico sui temi economici, incassando credibilità (che sia meritata o meno), i Democratici devono necessariamente ampliare lo spettro della loro azione. Insomma, occorre mettere le mani su un briciolo di ideale perché l’economia non basta.

Non basta come terreno di battaglia politico e non basta a rendere una società migliore. E un briciolo di ideale ci aiuterebbe anche a ripensare la nostra economia: il dramma umano dell’immigrazione e la necessità urgente di mano d’opera, le “tariffe” che aiutano la produzione interna e massacrano chi necessita di semi-lavorati, il carbone, le trivellazioni e l’industria che danno più lavoro e feriscono questa terra che ci è stata affidata, i tagli alla sanità per tenere a galla il bilancio ed i milioni di americani che non hanno soldi per curarsi…   

Sono questioni grosse che generano ferite profonde. Vedremo chi avrà cuore e coraggio per affrontarle.

Per ora forse è questa la ragione per cui tra i tanti Democratici già sul sentiero di guerra per la “nomination”, è Joe Biden quello che sta riscuotendo più successo. Un uomo avanti negli anni, che ha accompagnato per otto anni un presidente (Obama) che non ha poi combinato molto, ha certamente rinvigorito il processo ideologico del pensare comune, ma senza strappi estremistici.

Non ho idea se Biden ce la possa fare e non penso che lo voterei. Ma la sola idea di un vecchio alla guida di un paese che non è per vecchi è come una paradossale boccata d’aria ed un richiamo a quel famoso preambolo alla Dichiarazione di Indipendenza del 1776: “The pursuit of happiness…” la ricerca della felicità. Perché la ricerca della felicità non ha età.

Forse che la politica sia per questo?

God Bless America!

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