DIARIO VENEZUELA/ L’arresto del “Pollo” che può mettere in crisi Maduro

- Arturo Illia

Hugo Armando Carvajal Barrios, ex responsabile dei Servizi segreti venezuelani, è stato arrestato in Spagna. Per Maduro potrebbe essere un duro colpo

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Il 9 settembre scorso, in un appartamento di Madrid, una perquisizione delle forze dell’ordine trovò e arrestò il venezuelano Hugo Armando Carvajal Barrios, detto “El pollo”, uno dei più pericolosi narcotrafficanti in circolazione. Il clamore di questa operazione però si rivelò importantissimo perché la polizia spagnola aveva non solo messo le mani su un boss della droga, ma anche perché “El pollo” per 7 anni aveva diretto i servizi segreti del Paese caraibico. Dapprima sotto Hugo Chávez e poi Nicolas Maduro, l’ex Generale dell’esercito si era occupato dello spionaggio del suo Paese dal luglio 2004 fino al gennaio del 2014, tra alti e bassi.

Membro fondatore, secondo alcuni, del cartello narco de “Los Soles”, formato da militari, che oltretutto, dall’alto del loro potere, oltre a consentire ovviamente i traffici di droga fornirono armi e documenti ai gruppi delle Farc per passare le frontiere con la Colombia e, attraverso il Messico, far arrivare la cocaina negli Usa.

Nominato Ambasciatore venezuelano all’Aja e arrestato prima dell’incarico dietro mandato di cattura internazionale emanato dagli Usa, dopo la sua liberazione dovuta a forti pressioni diplomatiche era stato posto nuovamente a capo dei servizi segreti nel 2013.

I media internazionali sono tornati in questi giorni sul suo nome perché, alla vigilia dell’estradizione negli Usa, durante gli interrogatori a cui è stato sottoposto, Carvajal avrebbe rivelato come il Venezuela finanziasse Movimenti politici in Europa, tra i quali lo spagnolo Podemos e l’italiano M5s.

Riaffiora quindi una storia che già era apparsa nel giugno del 2020 e che era stata considerata un falso e aveva provocato, in Italia, la reazione del Movimento 5 Stelle con minacce di querele. Ora, benché tutta questa storia sia stata rilanciata da un pezzo grosso dell’Intelligence venezuelana, bisognerà attendere la fine di un’inchiesta, ancora agli inizi, per confermare o smentire una volta per tutte l’intera faccenda: di certo l’aspetto che emerge da quanto accaduto è l’ulteriore conferma, peraltro sempre accertata, della profonda connessione del regime venezuelano con il narcotraffico.

Quello che emerge è un quadro iniziato anni fa, quando un militare ex golpista si candida e vince le elezioni presidenziali in Venezuela. Nazione tra le più ricche della Terra, il Paese purtroppo da lungo tempo viveva una situazione di degrado a causa di una politica corrotta al punto che nel 2002 Chávez vinse le elezioni nonostante il suo passato e le sue assidue frequentazioni con L’Avana.

Nei suoi discorsi prometteva una democrazia vera e davvero risulta incredibile il risultato che lo portò alla massima carica del Paese. Dopo alcuni provvedimenti accolti positivamente dalla gente, quali l’accesso a mutui agevolati che permise a molti di poter comprarsi una casa, iniziò una discesa vertiginosa che portò il Venezuela alla distruzione, ma non soltanto economica: il potere del chavismo si rivelò una dittatura che, ispiratasi (secondo lui, chiaro) ai pensieri del Libertador Simon Bolivar, lo trascinò in un pozzo del quale non si vede mai il fondo.

Già in altri articoli ci siamo occupati di questa tragedia, che è parte importante di quel progetto populista che ha nel Foro di San Paolo e nei suoi aderenti un’entità che di fatto ha spaccato in due l’America Latina.

Ora l’arresto e l’estradizione di Carvajal Barrios potrebbero costituire un colpo durissimo per il regime di Maduro e un punto di sostanziale svolta a livello politico nell’intero Continente: a molti difatti non sfugge la coincidenza di alcuni avvenimenti che hanno come epicentro il Sud America con il quasi contemporaneo e repentino abbandono da parte degli Stati Uniti di ogni velleità nell’Afghanistan del regime talebano. Come se si fosse voluto scambiare l’influenza di Cina e Russia sul Paese asiatico con quella statunitense in un’America Latina dove il potere sia di Pechino che di Mosca a è stato notevolissimo in questi anni proprio nelle nazioni governate dal populismo. 

È di certo un’ipotesi, però suffragata da fatti che iniziano a dimostrarne la concretezza: oltre a quanto descritto sul Venezuela, c’è un’Argentina dove le recenti elezioni primarie hanno fatto registrare una disfatta del kirchnerismo che, se confermata a novembre, porterebbe cambiamenti radicali nelle politiche. Da segnalare che pure lì le rivelazioni del “Pollo” hanno descritto finanziamenti importanti di Chávez a Nestor Kirchner e a sua moglie nelle rispettive campagne elettorali. Pure in Perù il movimento campesin nell’approvazione delle sue politiche mentre anche in Bolivia l’opposizione al Governo di Luis Arce (del Movimento Socialista di Evo Morales) sta combattendo aspramente (ma solo politicamente) contro il suo potere. Pure coincidenze?

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