Diego Fusaro “Green pass? Meglio l’obbligo vaccinale”/ “Smart working nega i diritti”

- Davide Giancristofaro Alberti

Il filosofo Diego Fusaro è stato ospite stamane in collegamento con il programma di Canale 5, Mattino 5: le sue parole su green pass e smart working

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Diego Fusaro a Mattino 5

Il filosofo e opinionista Diego Fusaro è stato ospite stamane in collegamento del programma di Canale 5, Mattino5. Si parla di green pass sul quinto canale, e Fusaro ha ribadito la sua opinione a riguardo: “Abbiamo visto scene che mai avremmo voluto vedere, forme di discriminazione che offendono il lavoro, forme di discriminazione oscena- La costituzione prevede la tutela della salute ma anche il diritto al lavoro in condizioni dignitose, dobbiamo rispettare la costituzione in tutte le sue istanze. Nel servizio mandato in onda (un’azienda che opera in condizioni fatiscenti e senza vaccini ndr) sono state messe ampiamente in discussione le condizioni di un lavoro dignitoso e sicuro”.

Quindi Diego Fusaro sottolinea come l’Italia sia il paese più rigido per quanto riguarda l’applicazione del green pass: “Solo da noi è operativo il green pass così pervasivo quindi non siamo noi che siamo indietro. Le persone che scelgono di fare il tampone – ha aggiunto – esercitano un loro diritto, non le criminalizziamo: io difendo la libertà di scelta di ognuno ma se si vuole introdurre l’obbligo vaccinale lo si faccia, mi pare meno indecente rispetto al green pass che è surrettizio e ipocrita”. Secondo Fusaro: “Con toni più cauti e se non li si fosse criminalizzati, magari si sarebbero già spontaneamente vaccinati: subentra un elemento quasi di opposizione morale”.

DIEGO FUSARO E LO SMARTWORKING: “VENGONO MENO I DIRITTI DEI LAVORATORI”

In studio si passa quindi a parlare dello smart working, e anche in questo caso Fusaro si dice contrario: “Guardo con preoccupazione allo smart working in generale per più ragioni, a cominciare dal fatto che comporti una riduzione diretta dei diritti dei lavori, viene labile il confine fra il tempo della vita e quella del lavoro, sparisce il confine fra vita e lavoro, la casa diventa un’azienda. Pone inoltre problemi per la privatezza del cittadino se vieni controllato dentro casa mentre stai lavorando. Nello smart working inoltre si è sempre soli, viene meno quella dimensione corale e collettiva che è fondamentale”.

Ma quali sono i diritti dei lavoratori a rischio? “La riservatezza, le spese (si paga la connessione a casa), il riscaldamento, cose un po’ banali e così via, i pasti… i ticket restoraunt anche a casa? Bhe se sei un lavoratore, si tratta di un costo che di solito è dell’azienda. ci sono tanti altri piccoli dettagli ma a me preoccupa soprattutto la dimensione del sociale, se si è isolati è difficile rivendicare diritti”.

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