DIETRO IL DDL ZAN/ Se a far tornare i numeri ci pensa la giustizia a orologeria

- Antonio Fanna

Il ddl Zan è approdato in aula al Senato. Iv e Lega sono per modificarlo. Ieri ai due partiti è arrivato un avvertimento. I mittenti sono le procure

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Matteo Salvini (Lega), Licia Ronzulli (FI) e Andrea Ostellari (Lega) relatore del ddl Zan, al Senato (LaPresse)

Ieri è stato il giorno in cui il ddl Zan è approdato all’aula del Senato per essere dibattuto dai suoi componenti fuori dalla commissione nella quale era stato finora confinato. La Lega e Fratelli d’Italia hanno tentato un blitz per rispedire il testo in commissione presentando alcune pregiudiziali di costituzionalità. Il blitz è fallito, d’altra parte Matteo Renzi (che in questa fase è l’ago della bilancia anche per l’approvazione o la bocciatura di questo testo) aveva già escluso che si facesse il passo indietro. Al momento di votare le pregiudiziali, i contrari sono stati 136 contro 124 favorevoli e 4 astenuti.

Dunque, va avanti l’iter in aula. La lettura più facile della situazione è che il primo round se lo sono aggiudicati i pasdaran di questo testo di legge, che procede in assemblea senza modifiche. In realtà il successo del fronte Pd-M5s-Leu è solo di facciata, perché la sostanza è un’altra: nessuno dei due blocchi (i giallorossi da una parte, il centrodestra dall’altra) ha la maggioranza per prevalere mentre Italia viva con il gruppo delle Autonomie ha il potere di determinare dove penderanno i piatti della bilancia. Enrico Letta ha insistito nella sua posizione oltranzista. Se il ddl Zan non verrà approvato sarà colpa altrui, ripete Letta, e lui non ritiene di avere responsabilità per avere cercato il muro contro muro senza alcuna mediazione.

Renzi invece gioca di sponda. Da un lato non ha favorito un ulteriore rallentamento dell’iter legislativo, ma dall’altro ha ripetuto che si deve intervenire su tre articoli, l’1, il 4 e il 7, tentando una convergenza con le altre forze politiche e puntando a riportare alla Camera entro 15 giorni il nuovo testo approvato dal Senato. Se invece restasse il clima di scontro, il leader di Italia viva ha fatto capire che non potrebbe più garantire il via libera concesso ieri. Sulla mediazione si è trovato d’accordo anche Matteo Salvini: “Di questi 10 articoli prendiamo la parte più importante ma togliamo quello che divide”, ha detto il leader leghista riferendosi alla parte sui bambini, le scuole e l’educazione sentimentale. Anche per Salvini in un mese si può arrivare al voto del Senato e alla terza lettura alla Camera.

A quel punto Lega e Fratelli d’Italia hanno provato a riportare la legge in commissione per cercare la convergenza, ma la manovra è stata bocciata. Nel Pd si canta vittoria, tuttavia i nodi arriveranno presto al pettine. Martedì è fissato il termine per presentare gli emendamenti poi scatterà il loro esame. Il voto definitivo sarà segreto e le sorprese non mancheranno.

Nel frattempo, mentre il Senato andava in fibrillazione per la legge contro l’omofobia, dalla magistratura sono arrivate cattive notizie per i protagonisti principali di questa fase. Matteo Renzi è stato indagato per finanziamento illecito e false fatturazioni insieme con il manager televisivo Lucio Presta: al centro dell’indagine ci sarebbero alcuni finanziamenti dall’agente televisivo all’ex premier per un documentario su Firenze del 2019 già segnalati in una relazione dell’antiriciclaggio. Sempre ieri anche l’europarlamentare leghista Matteo Adinolfi è stato indagato per presunti rapporti con un imprenditore del settore dei rifiuti arrestato per scambio elettorale politico mafioso. Per chi crede alle coincidenze non è successo niente. Per gli altri, s’intravvede all’orizzonte il ritorno della giustizia a orologeria che va a colpire Lega e Italia viva. E per chi ha letto il libro dell’ex pm Luca Palamara si tratta di più che di un semplice sospetto.



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