DIETRO IL MES/ Gentili: così Berlusconi prepara il dopo-Conte

- int. Guido Gentili

Berlusconi si è schierato per il no al Mes, ma terrà la posizione? Può ignorare le pressioni di Bruxelles? Intanto Conte trema e Berlusconi lo sa

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Silvio Berlusconi (LaPresse)

Il governo si scopre improvvisamente fragile alla prova del Mes, attesa martedì prossimo, 9 dicembre, quando il parlamento dovrà pronunciarsi sulla modifica del Fondo salva-Stati.

Martedì Berlusconi ha cambiato idea sulla riforma, allineandosi alle posizioni di Lega e FdI e aprendo a scenari imprevedibili. Se ne è avuta conferma il giorno dopo, quando 69 parlamentari di M5s hanno scritto una lettera a Crimi, Di Maio e Fraccaro per dire no alla riforma del trattato.

Il 9 dicembre tutto può succedere, dice Guido Gentili, editorialista del Sole 24 Ore. “Non credo molto all’astensione di Berlusconi, vedo più una partita in ordine sparso”. Dunque ancora più rischiosa. Infatti una bocciatura della risoluzione di maggioranza sul Mes sancirebbe la crisi di governo. Una crisi che darebbe a Berlusconi nuovi spazi di manovra. È questo che vuole il leader di FI?

Berlusconi si è schierato per il no alla riforma del Mes. Perché?

Ha voluto spiazzare tutti, compreso il suo partito. Oggi Tajani, da vicepresidente del Ppe, è schierato sulle posizioni di Berlusconi contro una riforma che in qualche modo interessa a tutta l’Ue. La spiegazione più facile è che dopo avere attenuto il sì all’emendamento salva-Mediaset, ritenti una partita come leader del centrodestra in versione sovranista.

La convince?

No. Penso che voglia giocare fino in fondo una sua partita personale, usando la sua ritrovata centralità, anche se questo vuol dire non solo spaccare il M5s e mettere in difficoltà il Pd, ma anche il suo partito, la stessa Forza Italia.

Una centralità che in questo momento aumenta d’importanza con il no al Mes.

Infatti. La Lega è ancora il primo partito della coalizione, la Meloni è molto forte. Sullo scostamento di bilancio il centrodestra ha rischiato la frattura, lui, Berlusconi, l’ha ricomposta. Potrebbe voler continuare questa partita.

Punta alla presidenza della Repubblica? O ad essere determinante nell’elezione?

Potrebbe avere entrambi gli obiettivi. Il primo è molto più difficile, però un pensiero potrebbe averglielo fatto.

Cosa succederà il 9 dicembre?

Sì è scritto che il Mes potrebbe passare grazie all’astensione di Berlusconi. Sarebbe una classica soluzione di mediazione, dopo l’inversione a U. Io credo che in realtà assisteremo ad una partita in ordine sparso.

Per quale motivo?

Non penso che si possa confezionare una soluzione valida per tutti, ricomponendo il quadro come se nulla fosse successo. Proprio per questo siamo in vista di un tornante decisivo per la vita del governo.

Quanto decisivo?

Non si può escludere la crisi di governo. Altro che rimpasto. Prodi dice che il governo non può cadere perché siamo in emergenza, a me sembra invece che il governo non sia mai stato a rischio come questa volta.

Anche Conte è stato preso alla sprovvista?

Conte è stato abilissimo nel calciare in avanti la palla del Mes, ma si sapeva che sarebbe arrivato il punto di non ritorno. Ci siamo arrivati nelle condizioni peggiori per chi auspicava di poter superare l’ostacolo grazie ad un quadro definito.

Insomma la verifica del 9 dicembre sarà tutto meno che un passaggio formale. Cosa farà M5s?

Di Maio ha detto che “finché M5s sarà al governo, il Mes non metterà piede in Italia”. Di conseguenza il suo voto va a sommarsi a quello di Salvini e Meloni, prefigurando una valanga sovranista proprio nel momento in cui l’Europa è pronta a darci una mano con il Next Generation Eu, contando sull’equilibrio che ha retto finora il governo Conte 2. Non è una bella situazione.

Se il 9 il Mes passa, il problema per il parlamento si riproporrà al momento della ratifica del trattato. Se invece dovesse essere bocciato?

Per Conte non ci sarebbe più una scappatoia laterale. Sarebbe crisi vera.

Dovrebbe salire al Colle?

In questo caso penso proprio di sì.

Berlusconi, dopo essere stato determinante nel provocare la crisi, potrebbe essere parte della soluzione, facilitando la ricomposizione di una nuova maggioranza?

Dopo avere sparigliato il quadro politico, un ruolo di “centromediano interventista” con chance di aggregare forze diverse se l’è trovato.

Forze diverse vuol dire compreso il Pd?

Lo ha già fatto, in un’altra epoca politica. Si chiamava patto del Nazareno. Chissà, potrebbe rifarlo.

Perdendo però Salvini e Meloni.

Sarebbe inevitabile. Solo lui ora può esplicitare il nuovo ruolo di mediazione che si è cucito addosso…

(Federico Ferraù)

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