DIETRO INPS E PRIVACY/ Gli “indipendenti” che favoriscono chi li nomina

- Stefano Bressani

Il garante della Privacy ha dato l’ok all’Inps per la pubblicazione dei beneficiari. L’opposto di quanto accadde per i beneficiari dei sussidi in aprile.

Pasquale Tridico, presidente INPS
Pasquale Tridico, presidente INPS (Lapresse, 2020)

Caro direttore,

Nell’incerta Italia balneare post-Covid, la magistratura è momentaneamente fuori uso, in quarantena. Così subentrano altri freikorps, altri apparati “franchi” dello Stato a farsi carico del gioco velenoso dei leak antipolitici: peraltro a fini di blindatura di una pretesa “stabilità istituzionale”. Di scena sono oggi l’Inps, l’ente della previdenza pubblica a controllo governativo; e poi il Garante della Privacy, forse il meno meritevole del titolo di “autorità” nella pletora proliferata proprio in nome dell’ideologia antipolitica. (Fu quando era al vertice della Privacy su indicazione del centrosinistra che Stefano “Rodotà-tà” – fino ad allora un monumento della sinistra liberale – fu colto da raptus antagonista, facendosi votare per il Quirinale da duecento parlamentari grillini: nel 2013, contro Giorgio Napolitano)

È nominalmente “indipendente” anche Pasquale Stanzione: indicato da meno di un mese al vertice dell’Autorità, nella vasta lottizzazione estiva della “maggioranza Conte”.  Nel lungo curriculum del giurista cattolico salernitano spicca anche recenti incarichi d’insegnamento e ricerca alla Link University, il discusso “ateneo dei servizi segreti” considerato fra l’altro fucina della classe dirigente M5S. Stazione è giunto in ogni caso al vertice della Privacy in quota Pd, mentre la più pesante presidenza dell’Agcom è stata avocata da M5S a favore del vicesegretario generale della Camera, Giacomo Lasorella: “mentore” burocratico di Luigi Di Maio, giovane vicepresidente a Montecitorio. All’Anac è invece andato il burocrate Giuseppe Busìà, voluto personalmente dal premier Giuseppe Conte: “indipendente” in quanto anzitutto mai eletto da nessuno in Italia.

Una priorità urgente per Stanzione – mentre la curva dei contagi Covid segnala all’orizzonte una seconda ondata – sembrava la cooperazione attiva al rilancio di Immuni: l’app di monitoraggio la cui diffusione fra gli italiani è sostanzialmente fallita. Le modalità di scelta della app (praticamente come fatto compiuto da parte di Palazzo Chigi durante il lockdown, da una società a proprietà opaca) sono state determinanti nel generare il rifiuto della popolazione. Ma certamente non hanno giovato neppure le pronunce ondivaghe ed evasive di Antonello Soro, l’ex ministro Pd che ha retto la Privacy negli ultimi otto anni. Quale miglior esordio avrebbe potuto essere per la nuove commissione Stanzione una seria sollecitazione al governo per una “Immuni 2.0” e agli italiani perché stavolta la scarichino, nel loro interesse?

Invece la prima pronuncia significativa dell’Autorità – naturalmente al lavoro nella settimana di Ferragosto – è stato il nulla hosta all’Inps per la pubblicazione dei nomi dei parlamentari e amministratori locali “intercettati” a chiedere il bonus da 600 euro previsti per le partite Iva dal decreto Marzo. Anche l’Inps del resto, ha clamorosamente fallito nel gestire i sussidi: fra l’altro violando drammaticamente la riservatezza dei dati personali di migliaia di italiani confinati in casa.

La reazione della Privacy, in aprile, fu (a parole) durissima: “Violazioni gravissime, l’istituto rischia 20 milioni di multa”. Ma il presidente Tridico – consigliato dal portavoce di Conte, Roberto Casalino – fece subito spallucce: incolpando del disastro un’azione di hackeraggio, poi mai verificata, con evidente disprezzo per tutti gli italiani danneggiati e le loro istituzioni. Ci si può quindi stupire, oggi, della solerzia di Stanzione nell’invitare Tridico a “fare i nomi”? Magari solo quelli di due deputati leghisti, le cui foto sono del resto già comparse su tutti i giornali.

L’illustre civilista approdato alla Privacy ha comunque brillantemente risolto il caso in tempo reale. La trasparenza democratica impone agli italiani di conoscere subito i  “colpevoli”: anche se di formalmente illegale non sembra esservi nulla nell’affaire-bonus. Ed è bene – evidentemente – che gli italiani siano aiutati a schiarirsi le idee in vista del referendum sul taglio dei parlamentari e delle sette elezioni regionali in programma fra cinque settimane. Dove sono è in gioco la sopravvivenza di un premier non eletto e dei partiti che hanno nominato i “servitori dello Stato” Tridico e Stanzione.

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