DIETRO LE QUINTE/ Le condizioni di Renzi per tenere in vita il Conte 2

- Daniele Marchetti

L’alleanza regionale tra Pd e M5s sembrava fatta. Ma l’uscita di Renzi complica il quadro, soprattutto in vista del voto in Toscana

matteo renzi letta
Matteo Renzi (LaPresse)

Come sempre la politica – che l’antesignano Rino Formica definì superbamente “sangue e merda” – si risolve in estrema sintesi in accordi per l’occupazione del potere o, come imporrebbe la nuova grammatica 2.0, in “spartizione di poltrone”.

E anche il “pippone” inviato l’altro ieri dal ministro Di Maio a La Nazione non sembra cambiare spartito. Belle parole, anche importati, come ha voluto sottolineare galantemente – e furbescamente – il suo collega e capo corrente Pd Franceschini, ma con un unico preciso fine: la divisione delle candidature. L’Umbria e la Calabria (già presìdi Pd) al Movimento 5 Stelle e l’Emilia-Romagna con la Toscana al Pd. Pari e patta!

Ma se l’apertura di Di Maio rappresenta per il grillini la possibilità di raggiungere, grazie al voto rosso, l’agognato traguardo del primo governatore e con esso la possibilità di consolidare il dominio elettorale al Sud, lo scambio alla pari appariva assai propizio anche per il Pd fiaccato a livello locale (storicamente bacino di consenso) per i mille scandali. Tutto perfetto, ed accordo praticamente fatto!

Insomma, olio prezioso per la lampada giallo-rossa.

Ma, come sempre accade, guai a fare il conto avanti l’oste!

L’avvento della “Cosa Renzi” (che riporta la Toscana al centro della partita nazionale) rischia di cambiare tutto. Soprattutto se la candidatura per la presidenza della Regione Toscana non andrà ad un renziano. Ed il fatto che da Roma si continui, ormai da mesi, a lavorare per incoraggiare l’ipotesi di primarie, qualche fondato sospetto lo incute.

Il gioco concordato al Nazareno era sembrato a molti chiaro: fare scozzare i renziani tra loro manifestando pubblicamente la spaccatura del cerchio magico, offrire il destro a Zingaretti per indire le primarie, e sfruttare la ribalta della presidenza della Regione per far prevalere il candidato del governatore uscente Enrico Rossi.

Questo prima! Ma adesso, con l’uscita di Renzi dal Pd, tutto cambia. Adesso, anche in Toscana il gioco è a tre. Ed un solo giocatore sembra avere armi convincenti.

Palazzo Chigi e Nazareno sono avvisati: tu dai la Toscana a me, io continuo a dare fiducia a te.

Pari e patta!

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