DIETRO LE QUINTE/ Quel video con Salvini e Prodi che non è piaciuto a Berlusconi

- Vincenzo Paolo Cappa

Salvini tiene una conferenza stampa in un cortile di Bologna. E Prodi lo ascolta. Scattano i retroscena, soprattutto quelli democristiani

romano prodi
Romani Prodi in un seggio di Bologna (LaPresse)

Secondo voi è casuale che Matteo Salvini, scaltrissimo primattore del centrodestra, padrone della “bestia” comunicativa più invidiata al tempo dei social, vada all’improvviso a fare un comizietto in un cortile di Bologna, sotto casa di Romano Prodi, e si ritrovi lo stesso ex premier affacciato alla finestra di casa, lui e la moglie, incorniciati dalle imposte di un condominio signorile stile vecchia Bologna?

No che non è un caso. Manco per niente. Prodi vive a Bologna, ma pochi lo vedono in giro. Non è uomo di popolo, di bar, di piazza. Figuriamoci se si affaccia alla finestra per sentire l’odioso avversario leghista, sudato e smanicato, l’opposto antropologico della composta professionalità prodiana, metà università e metà piani alti bancari.

E invece è andata proprio così: Salvini stava concionando un’esigua folla bolognese in un androne di via Santo Stefano, nello specifico stava lisciando il pelo al popolo delle partite Iva vessato dalle tasse, stava invocando una tassazione eguale per gli artigiani bolognesi e per Amazon, Apple e i colossi dell’economia internazionalizzata.

Nel mezzo della propaganda populista, un tizio indica a Salvini una finestra, e subito le telecamere inquadrano il faccione finto bonario di Romano Prodi, quello che i leghisti chiamavano “il mortadella” quando Salvini era solo un consigliere comunale del sindaco Albertini di Milano.

Salvini ha fatto il simpatico, ha salutato il professore dicendo che i leghisti non odiano, e l’ex premier e consorte hanno gradito, ricambiando il saluto.

Sotto i portici della dotta Bologna non si parla d’altro: per alcuni è stato il professor Prodi a studiare la mossa, offrendosi al popolino leghista come l’arcinemico capace di riconoscimenti prodigiosi, nel caso venisse promosso al Quirinale coi voti leghisti.

Altri dicono che è stato Salvini a organizzare la paraculata, come si dice a Roma quando uno prepara una mossa furba: e quale trovata più scaltra di eleggere un capo di Stato di sinistra, il solo che abbia battuto due volte Berlusconi, e dunque il solo che possa sdoganare e legittimare Salvini?

Sotto i portici di Bologna non si parla d’altro. Anche ad Arcore, se è per questo: gli addetti ai livori raccontano che Silvio avrebbe voluto rivedere due volte il filmatino del pomeriggio bolognese di Salvini. E ne sarebbe rimasto più che turbato. E all’elezione del successore di Mattarella mancano ancora otto lunghissimi mesi…

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