DIETRO L’IVA E IL COLLE/ Conte sfiduciato a luglio e governo FI-Pd-M5s

- int. Mauro Suttora

Conte ha proposto una riforma dell’Iva. Ma il Pd non è d’accordo e Visco la boccia. La crisi intanto si avvicina

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LaPresse

Conte ha chiuso gli stati generali inventandosi una riforma dell’Iva. Ma “è chiaro che un calo dell’Iva costa moltissimo” ha ammesso ieri il capo del Governo, ripiegando sull’ipotesi “di una riduzione per un breve periodo di tempo” . Nulla di definito dunque. “Serve una visione complessiva, non imposta per imposta”, ha detto ieri il governatore di Bankitalia Ignazio Visco.

La navigazione a vista, dunque, continua. Conte sembra voler prendere altro tempo, ma diversamente da prima qualcosa si è rotto, nello schema M5s-Conte-Pd. Sullo sfondo, un’unica certezza: la crisi economica non aspetterà i piccoli calcoli della politica, dice Mauro Suttora, già redattore per L’Europeo e Oggi, poi inviato e corrispondente per varie testate, italiane e americane.

Vedremo o no una riforma dell’Iva?

Non credo. I politologi lo chiamano effetto annuncio: annunciare qualcosa equivale a realizzarlo già a metà. Il 90 per cento della gente vede i titoli dei tg, e dice “bravo Conte che vuol diminuire l’Iva”.  

E Conte?

Avrà gioco facile nel dire che non ha abbassato l’Iva perché il Pd non ha voluto. 

Le reazioni nel Pd sono state fredde, per non parlare di quelle del governatore Visco (serve una riforma fiscale più ampia). Anche il Tesoro, come riportato da La Stampa, è scettico. Qualcosa si sta rompendo?

Sì, perché in questa situazione, in cui si sa che il Pil andrà sotto del 10% e il rapporto debito/Pil arriverà al 160%, ormai i politici populisti vanno a briglie sciolte. Siamo al “tana libera tutti”. 

Sarebbe a dire?

È come mettere un obeso in pasticceria. Nel disastro totale, che differenza fa spendere 10 mld in più o in meno? È per questo che il Pd sente tremare la terra sotto i piedi. Gualtieri deve stare attento, perché è lui quello che paga le pensioni e gli stipendi degli statali. 

Questo potrebbe indurre il Pd ad accelerare la resa dei conti, cioè a tentare la strada della crisi?

Potrebbe. Le certezze sono poche. L’unica cosa che si sa del Recovery Fund è che non arriverà prima del 2021. Il Mes provocherà una scissione in M5s, ci saranno almeno 20-30 parlamentari grillini che voteranno contro. Finche possiamo emettere Btp a tassi bassi grazie all’aiuto della Bce, il gioco regge. Ma potrebbe anche scatenarsi la speculazione e a quel punto cambierebbe tutto. Ci ritroveremmo nel 2011 con Monti o nel 1992 con Amato.

Il Pd si è imbarcato in questa avventura di governo nella convinzione di condizionare Conte. Non pare ci stia riuscendo.

Sta accadendo l’opposto. La linea di Bettini e Zingaretti è fallita anche sul fronte 5 Stelle. Il Pd sperava di completare l’annientamento dei grillini realizzato a metà da Salvini, che li ha fatti scendere dal 32 al 17%. Invece M5s si mantiene intorno al 15-16% nei sondaggi. C’è un precedente storico che dovrebbe preoccupare il Pd…

Quale?

Esattamente cento anni fa i liberali di Giolitti si illudevano di addomesticare i fascisti. Fecero il listone e Mussolini se li mangiò. 

Sarà Berlusconi a salvare Conte sul Mes e non solo, se dovessero esserci defezioni nei 5 Stelle?

Sì. Forza Italia – e non solo la Carfagna, da sempre favorevole – è pronta a subentrare, e direi che non vede l’ora. Ovviamente non gratis. 

A quali condizioni?

Via Conte da Palazzo Chigi e FI puntella la maggioranza Pd-M5s in cambio di un nuovo premier. Noi vi appoggiamo, ma si apre una nuova fase politica, eccetera.

Potrebbe essere prima di settembre?

Difficile dirlo. La politica è imprevedibile. Anche la crisi economica. Se a Conte va male, va avanti fino a luglio, se gli va bene può durare fino a settembre.

Anche le regionali, non solo la crisi economica, potrebbe scalzarlo da Palazzo Chigi?

Sì. Il 20 settembre i grillini verranno ulteriormente massacrati, al Nord scenderanno sotto il 10%, quindi non si capirà perché debbano esprimere il premier. 

Chi accrediti come capo del Governo? Guerini o Franceschini?

Sono nomi possibili. Girano anche outsider tipo Cantone.

Salvini ha lanciato un amo a M5s, auspicando l’elezione del prossimo presidente della Repubblica con il centrodestra. Ma M5s non vuole escludere il Pd.

Salvini tecnicamente ha ragione: dopo la terza votazione non ci vogliono più i due terzi, basta la maggioranza assoluta. Quella di Pd e M5s sarebbe risicata. Potrebbero riuscire ad imporre il Capo dello Stato se anche FI votasse con loro. 

Le danze sono già iniziate. Alcuni nomi?

Prodi, Veltroni…

Anche Mattarella ci crede.

Non penso ci possa essere un bis del Napolitano bis. Se a un anno e mezzo di distanza dovessi scommettere, direi Draghi. Avrebbe con sé la maggioranza assoluta degli italiani.

Il candidato che i 5 Stelle dicono di avere potrebbe essere Conte?

Essendo lui un simpatico mitomane, potrebbe crederci. 

Ci risultano contatti diretti tra Berlusconi e Conte, via Gianni Letta, per mandare Conte al Quirinale. Come commenti?

Delirio.

Non è la prima volta che parli di uno scenario in cui lo Stato non ha più soldi per pagare gli stipendi agli statali. Cosa succederebbe?

La stessa cosa del novembre 2011, quando lo spread arrivò a 500 e cadde il governo Berlusconi. Come allora si arrivò subito a una unità nazionale con Monti, così adesso salterebbe il quadro politico e si farebbe un governo di emergenza.

È la tua previsione?

È il rischio cui andiamo incontro. Adesso i lavoratori privati sono protetti dal divieto di licenziamento, ma vietare i licenziamenti significa dover pagare miliardi di cassa integrazione. Quando cadrà il divieto, i disoccupati fioccheranno a decine di migliaia. Subentrerà il sussidio di disoccupazione, il Naspi, che però dura 6 mesi e a scalare. Allora il M5s dovrà elargire ad altri il suo reddito di cittadinanza. Ma non si sa con quali soldi.

(Federico Ferraù)

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