Disoccupazione/ Diminuisce ma calano anche i salari: più colpite le donne

- Maria Melania Barone

Disoccupazione, l’iniquità salariale ha finito per colpire le donne, giovani e anziane, che vengono impiegate di più rispetto al 2021 a scapito di una diminuzione dei salari. Ecco i dati.

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Un report della Direzione studi e ricerche di Intesa Sanpaolo, curato dagli economisti Aniello dell’Anno e Andrea Volpi, analizza il tasso di occupazione è quello di disoccupazione, mettendolo in relazione con l’andamento salariale. Il risultato è un elenco di dati in aperta contraddizione tra loro.

Disoccupazione: diminuisce ma anche il salario

Nonostante le continue lamentele contro il reddito di cittadinanza che impedirebbe l’assunzione di altre persone, i dati indicano che a fine 2021 i posti statistici sono risultati superiori di circa 600 mila unità rispetto ai livelli precedenti la pandemia del 2020. Inoltre a marzo 2022 il tasso di disoccupazione è sceso al 6,8 nelle eurozone, si tratta del minimo dal 1998. E allora c’è da domandarsi, cosa è riferita l’incertezza economica che si sta diramando tra le aziende e nel mondo finanziario? C’è un altro dato che salta improvvisamente all’occhio, aumentano i posti vacanti al 2,8% nel periodo di dicembre 2021, mentre i salari diminuiscono.

Cosa significa sotto questo? In effetti si tratta di un quesito a cui è difficile rispondere, ma i due economisti dichiarano, così come riportato dal Corriere della sera, che la causa sarebbe nella presenza di risorse inutilizzate sul mercato del lavoro. La distribuzione delle risorse umane non è idonea, e sarebbe questa la ragione alla base delle ore lavorate che sono in aperta diminuzione rispetto alla seconda metà del 2021. In pratica le ore lavorate diminuiscono con l’incrementare del tasso di occupazione.

Disoccupazione: l’iniquità salariale colpisce le donne

Ancora una volta si distinguono le donne, il cui tasso di attività sale rispetto agli uomini e rispetto all’anno 2021, e a questo dato si associa anche il salario più basso rispetto agli uomini: sempre alle donne sarebbero attribuiti contratti a termine, diretti alle le fasce di età più giovani e quelle più anziane.

Dinanzi a questo nuovo scenario occupazionale, le imprese di alcuni settori invece avrebbero difficoltà a reperire le risorse, abbiamo parlato infatti dei problemi riscontrati nel settore fieristico, in forte ripresa ma senza manodopera oppure per le aziende manifatturiere che non riescono mai a trovare personale adeguato. Finché non si riesce a distribuire in maniera idonea alle risorse umane, non si riuscirà mai a intervenire sui salari. Per il momento la crescita dei tassi occupazionali nasconde uno schiavismo sommerso che ancora una volta pesa sulle spalle delle donne.







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