Dj Fabo, processo a Marco Cappato/ Suicidio assistito e assoluzione “sua battaglia…”

- Emanuela Longo

Dj Fabo, il processo a Marco Cappato al centro di Un giorno in Pretura: dall’incidente al suicidio assistito, fino all’assoluzione del Radicale

marco cappato
Marco Cappato in Corte d'Assise (LaPresse)

Dj Fabo, il processo a Marco Cappato a Un giorno in Pretura

La storia di Dj Fabo si intreccia a quella di Marco Cappato in un viaggio drammatico che sarà ripercorso nella puntata di oggi di Un giorno in Pretura, in onda nella seconda serata di oggi su Rai3. L’appuntamento prende il titolo de “La passione di Dj Fabo” e partendo dalla storia personale di Fabiano Antoniani, ripercorrerà le tappe del processo a Marco Cappato, esponente del Partito Radicale impegnato nei diritti civili. L’accusa a suo carico è di aver rafforzato e agevolato l’intento suicidario di. Tutto ciò avveniva prima che il Parlamento italiano approvasse la legge sul biotestamento.

Dopo essere rimasto tetraplegico a causa di un incidente stradale, dj Fabo prese la dolorosa ma dignitosa decisione di morire con il suicidio assistito in una clinica in Svizzera il 27 febbraio del 2017. Al suo fianco c’era Marco Cappato, il quale il giorno successivo si autodenunciò. Dopo l’accusa della procura di Milano di aiuto al suicidio, per lui iniziò il processo arrivato fino alla Consulta e conclusosi solo il 23 dicembre 2019 con l’assoluzione di Cappato.

L’incidente e la decisione di morire in Svizzera

Dj Fabo aveva da pochi giorni compiuto 40 anni, prima di scegliere di morire in una clinica in Svizzera. Sin dall’età di 7 anni Fabiano iniziò a coltivare la sua grande passione con la musica che lo accompagnò fino all’età adulta, fino a trasformarla in un lavoro. Amava viaggiare e dopo essere rimasto folgorato dall’India, diventato ormai un dj affermato, Fabo si era trasferito lì dove trascorreva 8 mesi l’anno con la fidanzata Valeria.

Durante uno dei suoi rientri in Italia, proprio dopo una serata in un locale del capoluogo lombardo, dj Fabo ebbe un gravissimo incidente in seguito al quale la sua vita cambiò radicalmente. Fabiano, infatti, divenne cieco e tetraplegico. Per anni si sottopose a terapie senza tuttavia trarne mai beneficio, fino alla difficile ma consapevole decisione di porre fine alla sua vita: “Le mie giornate sono intrise di sofferenza e disperazione, non trovando più il senso della mia vita. Fermamente deciso, trovo più dignitoso e coerente, per la persona che sono, terminare questa mia agonia”, diceva, come riporta SkyTg24. Dopo un appello accorato al presidente Mattarella ed il terzo rinvio della legge sul biotestamento, Fabo si reca in Svizzera dove muore in una clinica il 27 febbraio 2017.

Il processo a Marco Cappato: le tappe e l’assoluzione

Nell’accompagnarlo nel suo ultimo definitivo viaggio, fu Marco Cappato, da sempre vicino alla causa di Dj Fabo. L’1 marzo 2017 Cappato fu indagato dopo essersi autodenunciato e nel maggio del medesimo anno i pm milanesi chiedono l’archiviazione: “Le pratiche di suicidio assistito non costituiscono una violazione del diritto alla vita quando siano connesse a situazioni oggettivamente valutabili di malattia terminale o gravida di sofferenze o ritenuta intollerabile o indegna dal malato stesso”. A respingerla fu però il gip che nel luglio 2017 dispone l’imputazione coatta a carico dell’esponente politico. Il 5 settembre successivo, Cappato chiese il giudizio immediato: “perché voglio che in Italia finalmente si possa discutere di come aiutare i malati a essere liberi di decidere fino alla fine”.

Il processo prende il via l’8 novembre ed il 17 gennaio 2018 la procura chiede l’assoluzione di Cappato ritenendo di non aver avuto alcun ruolo nella fase esecutiva del suicidio assistito di Dj Fabo. Un mese dopo la Corte d’Assise di Milano si appella alla Consulta la quale, “in attesa di un indispensabile intervento del legislatore” ha ritenuto non punibile chi agevola l’esecuzione del proposito di suicidio di un paziente tenuto in vita da trattamenti di sostegno vitale e affetto da una patologia irreversibile. Il 23 dicembre 2019 è giunta l’assoluzione per Cappato “perché il fatto non sussiste”. “Oggi Fabiano avrebbe festeggiato insieme a me, perché è una battaglia in cui credeva fin dall’inizio. È una battaglia per la libertà di tutti”, fu il commento della fidanzata Valeria.







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