DL AIUTI BIS/ 1 miliardo per l’ex Ilva, ma cosa vuol fare l’Italia del suo acciaio?

- Giuseppe Sabella

Nel Decreto aiuti-bis è previsto un aumento di capitale da 1 miliardo di euro per l’ex Ilva. Resta da capire che futuro si vuole per l’acciaio italiano

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Impianti Ilva di Taranto (LaPresse)

Com’è noto, con il Decreto aiuti-bis il Governo ha previsto un aumento di capitale da 1 miliardo di euro – attraverso la sua agenzia Invitalia – per l’ex Ilva. La situazione economico-finanziaria di Acciaierie d’Italia (ADI) è ancora traballante e alle prese con grandi problemi di liquidità. Si consideri che il gruppo guidato da Lucia Morselli ha circa 300 milioni di debiti soltanto con Eni. Nessuna alternativa per il governo, quindi, anche impegnato ad aumentare la sua partecipazione azionaria dentro ADI.

A oggi la produzione non raggiunge i 3 milioni di tonnellate di acciaio. La previsione per il 2022 era di circa 6 milioni di tonnellate. Sul fronte occupazionale, vi sono 1.700 lavoratori in amministrazione straordinaria, 3mila dipendenti in cassa integrazione e altrettanti nell’indotto, le cui aziende sono in difficoltà per i gravi ritardi dei pagamenti. Tra diretti e indiretti, stiamo parlando quindi di circa 8mila lavoratori in cassa integrazione. Le manutenzioni dell’impianto sono praticamente ferme, continuano a verificarsi incidenti e, soprattutto, il progetto di trasformazione del sito pare ormai abbandonato.

I costi del mantenimento della ex Ilva sono ingenti, soprattutto da quando ricadono praticamente per intero sulle casse dello Stato. Come si ricorderà, la folle revoca dello scudo penale comportò un contenzioso che condusse a un disimpegno praticamente totale dell’investitore privato, il colosso franco-indiano Arcelor Mittal, il più importante player della siderurgia a livello mondiale.

A questo punto, cosa intende fare l’Italia del suo acciaio?

Nel 2019, a seguito dell’approvazione del Green Deal, l’ex Ilva pareva destinata a un rilancio definitivo, anche attraverso un programma di decarbonizzazione e di produzione di acciaio in modalità più ecosostenibile, ovvero con idrogeno e tecnologia dri. Concretamente, non è successo nulla. Si continua a produrre con carbone e con la magistratura che tiene sotto sequestro parte dello stabilimento, in particolare afo5.

Secondo la recente Analisi dei Settori Industriali Prometeia-Intesa Sanpaolo, la produzione manifatturiera italiana ha mantenuto buoni ritmi di crescita dopo lo scoppio della guerra tra Russia e Ucraina, registrando un +2,6% tendenziale nel periodo marzo-maggio 2022. La siderurgia è tra i comparti col migliore andamento. Il costo dell’acciaio, peraltro, non è particolarmente toccato dalla spirale inflattiva.

Forse, stando così le cose, qualche ragionamento di prospettiva sull’ex Ilva si può cominciare a fare, anche alla luce di un grande mercato – quello europeo – che vedrà alleggerirsi la presenza del prodotto cinese. Certo, a questo punto, sarà tra i primi dossier che dovrà affrontare il nuovo governo.

Twitter: sabella_oikos

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