DL CURA ITALIA/ Gli errori che si rischiano di commettere su autonomi e partite Iva

- Daniel Zanda

Con il decreto cura Italia, il Governo ha previsto anche delle misure per i lavoratori autonomi, che rischiano di essere inique

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Il Decreto Legge n° 18 del 17 marzo 2020, definito “cura Italia”, ha introdotto alcune misure di sostegno anche in favore dei lavoratori autonomi e collaboratori. Sicuramente la più attesa per questa platea riguarda l’erogazione di un’indennità una tantum di 600 euro, in quanto queste categorie di lavoratori non dispongono di ammortizzatori sociali ordinari, salvo la Dis-Coll per i collaboratori coordinati e continuativi che perdono il lavoro.

L’indennità prevista dagli articoli 27 e 28 del decreto non ha particolari caratteristiche o vincoli di accesso. Infatti, è estesa a tutti i lavoratori con contratto di collaborazione coordinata continuativa, liberi professionisti, lavoratori autonomi iscritti alla gestione separata, compresi coltivatori diretti, coloni, mezzadri, piccoli coltivatori diretti, artigiani e commercianti. Per accedere a questa indennità non è necessario essere nello stato di disoccupazione, tanto meno è richiesta per i lavoratori autonomi la dichiarazione di una forte contrazione della propria attività derivante dall’emergenza Covid-19 e quindi non vi è nessun contestuale vincolo reddituale.

Considerando che le risorse finanziare stanziate sono assolutamente insufficienti a coprire tutta la platea dei lavoratori autonomi e parasubordinati, la mancata indicazione di un parametro reddituale o la certificazione della contrazione della propria attività rischia di tradursi in un fattore di forte iniquità.

Innanzitutto perché non è corretto, in un momento di scarsità di risorse, permettere la medesima possibilità di accesso a un indennizzo a chi guadagna 100.000 euro così come per coloro che invece ne guadagnano 15.000. Inoltre, bisogna considerare che i lavoratori autonomi non stanno subendo allo stesso modo la crisi: alcuni hanno dovuto letteralmente interrompere la loro attività, come ad esempio parrucchieri, operatori dello spettacolo viaggiante, formatori, solo per fare qualche esempio; altri, invece, soprattutto le professioni intellettuali che non hanno vincoli di natura “fisica” per lo svolgimento della loro attività, ne hanno risentito in misura differente.

Ad aggravare l’iniquità della misura è l’ipotesi, paventata dal Presidente dell’Inps, ma che ora pare superata, di un “click day” per accedere alla misura. Una conferma indiretta delle considerazioni sopra esposte, ovvero che le risorse non sono sufficienti a coprire tutta la platea dei potenziali beneficiari, tanto che si era pensato di concentrare tutte le richieste in un unico giorno, per la serie “chi primo arriva prende i soldi”, andando però a generare una selezione naturale della platea, con il rischio di escludere chi potenzialmente avrebbe più bisogno di questa indennità. Di fatto si sarebbero escluse le persone che necessitano di un’assistenza per effettuare queste richieste, in un momento dove per ragioni legate all’emergenza sanitaria, anche le sedi dei patronati e delle organizzazioni sindacali non possono gestire la piena affluenza.

Un’ulteriore misura riguarda l’istituzione di un congedo parentale straordinario. A partire dal 5 marzo, i lavoratori autonomi e i collaboratori possono fruire di un congedo della durata massima di 15 giorni, continuativi o frazionati, per assistere i figli di età non superiore a 12 anni in conseguenza della sospensione delle attività scolastiche. Il limite di età non opera nel caso di figli affetti da disabilità grave accertata ai sensi della L. n. 104/1992, iscritti a scuole di ogni ordine e grado o ospitati presso centri diurni a carattere assistenziale. Durante tale periodo è riconosciuta un’indennità per ciascuna giornata pari al 50% della retribuzione convenzionale giornaliera stabilita annualmente dalla legge per ciascuna tipologia di lavoro svolto.

Potranno fruire del congedo entrambi i genitori, alternativamente e comunque nel limite massimo complessivo di 15 giorni, a condizione che nessuno dei due benefici di altri strumenti di sostegno al reddito per sospensione o cessazione dell’attività lavorativa, sia disoccupato o non lavoratore.

In alternativa alla fruizione del congedo, i lavoratori potranno optare per un bonus del valore massimo di 600 euro per servizi di babysitting da utilizzare nell’arco temporale di 15 giorni, continuativi o frazionati. Il bonus è altresì riconosciuto anche ai lavoratori autonomi non iscritti all’Inps, subordinatamente alla comunicazione del numero dei beneficiari da parte delle rispettive casse previdenziali.

Questa è sicuramente una misura importante, finalizzata a conciliare le esigenze familiari e lavorative. Tale provvedimento dovrà però essere necessariamente esteso e ampliato a fronte della probabile proroga della chiusura della attività scolastiche.

Infine, si prevede che per un periodo di 9 mesi dall’entrata in vigore del decreto, sia esteso ai lavoratori autonomi e ai liberi professionisti l’accesso al cosiddetto “Fondo Gasparrini”, con dotazione di 400 milioni di euro, per ottenere la sospensione del pagamento delle rate di mutuo per l’acquisto prima casa.

I lavoratori devono autocertificare di aver registrato, in un trimestre successivo al 21/02/2020 ovvero nel minor lasso di tempo intercorrente tra la data della domanda e la predetta data, un calo del proprio fatturato superiore al 33% rispetto a quello dell’ultimo trimestre 2019 in conseguenza della chiusura o della restrizione della propria attività dovuta all’emergenza coronavirus. Anche questa è una misura di buon senso, finalizzata a sostenere i lavoratori autonomi che subiscono una forte contrazione della loro attività.

Molte di queste misure, per essere operative, devono attendere le disposizioni da parte dell’Inps. È necessario che le modalità di accesso siano garantite per tutti i lavoratori, prevedendo un arco di tempo ragionevole per presentare le richieste e soprattutto non precludendo la possibilità alle persone più in difficoltà di essere assistere dai soggetti autorizzati, come patronati o parti sociali.

Queste misure di sostegno possono essere considerate utili se inserite dentro un percorso di rilancio del Paese più ampio. Non possono essere considerate assolutamente come risposte esaustive dell’emergenza che stiamo attraversando. Servono interventi strutturali, perché in un momento dove l’incertezza pervade le nostre vite professionali, sociali e collettive, risulta assolutamente necessario realizzare misure strutturali che rilancino con rinnovato vigore i percorsi occupazionali.

Questo particolare momento potrebbe essere anche propizio per fare alcuni investimenti strategici, in particolare dal punto di vista delle infrastrutture sia fisiche che digitali; rendere trasparente, digitale e con meno burocrazia inutile la Pubblica amministrazione; garantire l’accesso universale alle politiche attive per il lavoro e sostenere economicamente i lavoratori autonomi realmente in difficoltà.

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