Dodi Battaglia, la morte della moglie Paola Toeschi/ “Ora capisco la depressione”

- Davide Giancristofaro Alberti

Il musicista dei Pooh, Dodi Battaglia, ha parlato ad una settimana dalla morte di Paola Toeschi: “Ora capisco la depressione, negli ultimi giorni con lei…”

Dodi Battaglia in concerto
Dodi Battaglia in concerto

“Ogni passo in queste stanze, mi ricorda Paola e ogni immagine di Paola è una pugnalata. Sento proprio un dolore fisico al cuore”. Così ha parlato Dodi Battaglia al Corriere della Sera, lo storico chitarrista dei Pooh che la settimana scorsa ha perso la moglie Paola Toeschi, uccisa da un tumore. I due stavano insieme da 21 anni, e in queste due decadi ben 11 anni li hanno passati fianco a fianco nel tentare di sconfiggere la malattia. Paola Toeschi è morta lunedì scorso, e da una settimana a questa parte Dodi Battaglia ha cercato di vivere una vita ‘normale’, passando del tempo con la figlia: «”Ho portato la piccola a pranzo al mare. Per distrarla. Ogni giorno, cerco di farle fare qualcosa per tenerla lontana dai ricordi. I ricordi sono una pugnalata al cuore”.

Il musicista ha poi raccontato un aneddoto riguardante il funerale. Qualcuno gli si è avvicinato e gli ha detto “almeno, ha finito di soffrire”. Battaglia replica: “Sa che ho pensato? Che purtroppo, nella fine della sua sofferenza, è finita anche la mia lotta contro il suo male. Dal 2010, la mia motivazione per vivere è stata lei: la visita, la chemio, trovare un altro medico… Quando se n’è andata, mi sono sentito come un pallone che si sgonfia”.

DODI BATTAGLIA: “QUANDO PENSO A MIA MOGLIE VEDO UNA CHIARA SCENA”

Dodi Battaglia ha sempre visto con distacco la depressione “Non mi assomiglia, sono combattivo, ma ora comincio a pensare cosa può provare una persona che resta senza l’amore della sua vita e magari non ha amici, non ha una figlia di 15 anni da accompagnare nel futuro. Ecco, adesso, io ho la fortuna di avere come obiettivo mia figlia. Dover andare avanti per lei è una forza enorme. Sofia è forte, è una ragazza ormai, porta con orgoglio e dignità il cognome di famiglia, ma è sempre un cuoricino di 15 anni”. Se il chitarrista dei Pooh pensa alla moglie vede una scena chiara: “Io e lei sulla terrazza della casa in campagna mentre guardiamo nostra figlia a tre anni, coi boccoli biondi, giocare felice su un prato immenso. E un disegno di Sofia, che ho nascosto perché vederlo mi fa male: c’è lei piccola in mezzo a noi che la teniamo per mano”. Dodi spiega che la moglie gli ha insegnato “L’amore può crescere. Siamo abituati ad amori che si affievoliscono. Il nostro è sempre cresciuto e voglio dire a tutti che questa possibilità c’è e dobbiamo continuare a crederci, perché la condizione di stare insieme è preziosa. Ci penso ogni volta che esco, vedo un certo ristorante, passo davanti al casello dell’autostrada che attraversavo con lei e penso che non esisterà un altro amore, che non potrò mai più essere così felice”.

DODI BATTAGLIA: “GLI ULTIMI GIORNI L’HO ABBRACCIATA E BACIATA””

Il cantante ha passato gli ultimi giorni della vita della moglie abbracciandola e baciandola: “Anche gli ultimi due giorni, quando era in coma. Mi hanno detto: stai lì e parla, hai visto mai che le arrivi qualcosa… E così ho fatto, ma stavo già lì da 15 giorni, da quando non riusciva più quasi a parlare. Insomma, un giorno, le dicevo: ricordi quando è nata nostra figlia? Ricordi quella vacanza? Ricordi quando abbiamo cambiato casa? Le raccontavo le cose più fantastiche che una coppia innamorata fa. E mi è venuto spontaneo di chiederle perdono”.

Il perdono perchè anche Dodi Battaglia ha avuto degli attimi di down, come è normale che sia: “Quando sei sottoposto a certi stress puoi diventare nervoso, brusco. Non sono la persona più inattaccabile, non sono stato il miglior marito, ma neanche uno dei peggiori”. Quindi ha aggiunto: “Io dico a mia figlia che lei è ancora qui. Che, se la interpella, la può sentire. Facevo già così coi miei genitori che non ci sono più. Ogni volta che ho una domanda che non posso fare a un amico o a un padre confessore, la rivolgo a loro, e ora a lei. Le chiedo cose da genitore a genitore. E la risposta arriva. Magari non è lei, ma è la sua voce e la risposta è perbene come era lei”. Ma a Dio non chiede mai niente: “Ringrazio solo per quello che mi ha dato. Tanto, se c’è qualcosa che può fare, lo sa meglio di me”.

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