Domenico Arcuri, lo scandalo dei respiratori “difettati”/ Da un anno in deposito…

- Silvana Palazzo

Domenico Arcuri, nuovo scandalo dopo quello dei banchi a rotelle: ora i respiratori “difettati”. Da un anno in deposito, ma né rianimatori né Figliuolo sanno cosa farsene

piano vaccini covid
Domenico Arcuri, n.1 Invitalia e commissario emergenza Covid (Lapresse, 2020)

Dopo quello dei banchi a rotelle, c’è un altro scandalo che travolge Domenico Arcuri. Ci riferiamo ai respiratori. Nello specifico, si tratta di quelli per pazienti critici che vengono ricoverati nei reparti di terapia intensiva, mandati in Piemonte oltre un anno fa, dunque in piena emergenza pandemia. All’epoca la struttura commissariale era guidata appunto da Arcuri. Ebbene, gran parte di quei respiratori sono rimasti inutilizzati. Lo rivela La Stampa, spiegando che attualmente si trovano nei depositi degli ospedali. Nessuno tra l’altro sa cosa farsene. I rianimatori, ad esempio, li ritengono inaffidabili e per questo non li vogliono usare. Ma anche la stessa struttura commissariale, che ora fa capo al generale Francesco Figliuolo, sa cosa farsene.

Quegli oltre 400 apparecchi comunque hanno fatto discutere sin da subito. Ad esempio, c’è la nota del dicembre 2020 quando, dopo le segnalazioni arrivate dai presìdi sanitari, il Dipartimento interaziendale malattie ed emergenze infettive (Dirmei), faceva presente alla Regione Piemonte «gravi difetti di funzionamento», elencati punto per punto dal Dirmei.

DAI BANCHI AI RESPIRATORI: NUOVO SCANDALO PER ARCURI

In primis, fu evidenziata la necessità di avere a disposizione respiratori affidabili, vista la grave compromissione respiratoria causata dall’infezione da virus Sars-CoV-2. Questo vuol dire anche che deve esserci «assoluta corrispondenza tra valori impostati e quelli erogati». Quindi, il Dirmei sottolineava di ritenere «assolutamente imprudente e dannoso utilizzare i respiratori pervenuti». Nel maggio scorso ci sono stati sviluppi, con una nuova comunicazione in cui si segnalavano una serie di riparazioni e modifiche da parte del produttore, senza però ottenere i risultati sperati, perché i problemi si erano ripresentati. È stati chiesto quindi un giudizio di idoneità ai responsabili delle terapie intensive. Come riportato da La Stampa, tutti i direttori dichiararono gli apparecchi non idonei al trattamento dei pazienti critici con patologia polmonare da Covid.

Di conseguenza, gli ospedali piemontesi hanno dovuto resistere con i respiratori comprati direttamente dalla Regione Piemonte (e di tasca propria). Ora però nessuno sa che fare di questi respiratori difettati. Lunedì si è tenuta una riunione sul tema con la struttura commissariale. Quel che si sa al momento è che la Regione Piemonte ha già chiesto a Roma di non scalare il valore dei respiratori delle risorse destinate al Piemonte per rinforzare le terapie intensive, visto che quelli ricevuti da Domenico Arcuri non sono utilizzabili.

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