DOMENICO GIANI, DIMISSIONI CAPO GENDARMERIA VATICANO/ “Per il Papa sacrifico la vita”

- Niccolò Magnani

Domenico Giani, dimissioni del Capo della Gendarmeria Vaticano dopo lo scandalo di perquisizioni e documenti nella Segreteria di Stato. Papa Francesco le accetta

Papa e Gendarmeria
Papa Francesco e Domenico Giani (in basso a dx), Gendarmeria Vaticano - LaPresse 2019

Parla con serenità ma allo stesso tempo non può nascondere l’amarezza Domenico Giani, il comandante della Gendarmeria vaticana dimessosi dal suo incarico di “angelo custode” del Papa dopo la divulgazione dell’inchiesta sulle operazioni finanziarie e immobiliari della Segreteria di Stato, con tanto di nomi e foto di cinque dipendenti vaticani «sospesi» pubblicati su L’Espresso, che aveva portato il Pontefice a parlare di un fatto “la cui gravità è paragonabile a un peccato mortale”. Come riportato da “Il Corriere della Sera”, Giani ha commentato:”Si parlava di gogna mediatica, e ora sulla gogna ci sono io, io che sono una persona per bene, retta e onesta”. Giani che ieri ha spiegato ai media vaticani:”Avendo sempre detto e testimoniato di essere pronto a sacrificare la mia vita per difendere quella del Papa, con questo stesso spirito ho preso la decisione di rimettere il mio incarico per non ledere in alcun modo l’immagine e l’attività del Santo Padre. E questo, assumendomi quella “responsabilità oggettiva” che solo un comandante può sentire”.

DOMENICO GIANI, LE DIMISSIONI

Dopo l’ennesimo scandalo denunciato all’interno del Vaticano negli scorsi giorni – con la perquisizione della Segreteria di Stato vaticana – arrivano le dimissioni formali del capo della Gendarmeria della Santa Sede, Domenico Giani. Papa Francesco accetta la proposta e rimette il mandato di capo della sicurezza vaticana all’uomo di suo fiducia, il vice di Giani, Gianluca Gauzzi Broccoletti: la conferma dell’interim a quest’ultimo chiude, solo per il momento, il cortocircuito generato dallo scandalo della scorsa settimana quando emerse che proprio il capo della Gendarmeria avrebbe firmato «le disposizioni segnaletiche contenute nel foglio di servizio diffuso internamente agli uffici d’Oltretevere sui quali apparivano le fotografie dei cinque impiegati con i loro nomi e cognomi», riporta il Messaggero. In sostanza, quei documenti avrebbero dovuto rimanere uno strumento interno e invece qualcuno le ha inviate anche al di fuori del Vaticano, mettendo a repentaglio carriera, privacy e “gogna mediatica” ai 5 impiegati. Tutto però iniziò con le perquisizioni fatte dalla Gendarmeria Vaticana in Segreteria di Stato a seguito della denuncia fatta dal banca vaticana, lo Ior: documenti e dispositivi elettronici è quanto i pubblici ministeri dello Stato Vaticano hanno fatto sequestrare negli uffici della Segreteria di stato vaticana. Non solo, sono stati sospesi cinque dipendenti, tra cui Mauro Carlino, Capo ufficio Informazione e documentazione della Segreteria di Stato, e Tommaso Di Ruzza, direttore dell’Aif, l’organismo vaticano per la lotta al riciclaggio di denaro; ebbene, quei nomi non avrebbero dovuto uscire perché lesivi della privacy e sicurezza interna di quei dipendenti, anche se poi gli stessi son stati sospesi proprio per il rischio di attività illecite sollevato dallo Ior.

DIMISSIONI CAPO SICUREZZA VATICANO: PAPA APRE INCHIESTA

Una lotta che sembra sempre meno religiosa e sempre più intestina, “di potere”, nella Santa Sede, con in mezzo Papa Francesco che non ha gradito per nulla i metodi di quella perquisizione facendo poi partire lui stesso un’inchiesta sulle modalità della Gendarmeria. Domenico Giani e i suoi uomini sarebbero dunque stati informati dell’imbarazzo creato con le loro indagini direttamente alle alte sfere della Santa Sede e oggi arrivano le dimissioni: «Volendo garantire la giusta serenità per il proseguimento delle indagini coordinate dal Promotore di Giustizia ed eseguite da personale del Corpo, non essendo emerso al momento l’autore materiale della divulgazione all’esterno della disposizione di servizio – riservata agli appartenenti al Corpo della Gendarmeria e della Guardia Svizzera Pontificia – il Comandante Giani, pur non avendo alcuna responsabilità soggettiva nella vicenda, ha rimesso il proprio mandato nelle mani del Santo Padre, in spirito di amore e fedeltà alla Chiesa ed al Successore di Pietro». In una intervista a Radio Vaticana, in seguito, lo stesso Giani ammette «gli eventi recentemente accaduti hanno generato un grave dolore al Santo Padre e questo mi ha profondamente colpito. Sono trascorsi 15 giorni dalla pubblicazione del documento che era stato inoltrato ad uso interno esclusivamente per Gendarmi e Guardie Svizzere. Come indicato nel comunicato della Sala Stampa del primo ottobre, è in corso un’indagine e le persone coinvolte sono state raggiunte da un provvedimento amministrativo. L’uscita di questo documento, pubblicato da alcuni organi di stampa (l’Espresso, ndr) ha certamente calpestato la dignità di queste persone». Il timore di attentati e gli scandali di Vatileaks avevano visto aumentare negli ultimi anni la “militarizzazione” del Vaticano con la Gendarmeria che aveva preso sempre maggior peso e potere, con il timore di alcuni Cardinali che quei metodi fossero troppo coercitivi. Ora con l’allontanamento di Giani si attende una nuova piccola “rivoluzione” interna al Vaticano, immerso purtroppo come spesso ormai capita in discussioni e indagini che ben poco hanno dell’aspetto morale e religioso che ricopre la Santa Sede.

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