Don Backy/ “Con ‘Canzone’ il Clan Celentano mi fregò, ‘L’mmensità’ un inno di rabbia”

- Davide Giancristofaro Alberti

Don Backy racconta ad Eleonora Daniele la sua carriera, in diretta su Rai Uno: “Con “Canzone” il Clan Celentano si comportò in maniera subdola…”

Don Backy a Vieni da me
Don Backy (Rai)

Il grande Don Backy, cantautore famoso in particolare per il suo brano “L’mmensità”, è stato in collegamento stamane con il programma di Rai Uno, Storie Italiane. Le prime parole dell’artista toscano sono per la crisi che sta vivendo in queste settimane il mondo della musica, e in generale quello dell’arte e dello spettacolo, causa il coronavirus: “Se in un teatro ci sono 1000 posti, e ci devono andare solo 200 persone, quegli 800 posti che perdi devi farli saltare fuori in qualche modo se no uno ci si rimette”. Don Backy ha proseguito: “Noi cantanti abbiamo grosso bacino di utenza anche nei piccoli paesi, nelle feste di piazza, siamo noi che portiamo la musica leggera e la cultura in generale. Come si fa a lavorare? Come si fa a disciplinare la piazza, dicendo che ci devono andare solo duecento persone? Staremo a casa tutta l’estate quindi”. In studio passano quindi i grandi brani di Don Backy, a cominciare proprio da L’Immensità: “Non avevamo tanta tecnologia all’epoca – ricorda Aldo Caponi – dovevamo arrangiarci con un microfono secco e via andare. Il successo che ha avuto questa canzone non ha dipeso senza dubbio dalla mia interpretazione”.

DON BACKY: “L’IMMENSITA’? COME L’HANNO CANTATA GLI ALTRI…”

“Apprezzo come l’hanno cantata gli altri – ha proseguito Don Backy – come Johnny Dorelli, ma come l’ho cantata io e come l’ha cantata Gianna Nannini è stato il top. Questa non è una canzonetta, è una preghiera, un grido, un qualcosa che va cantata con rabbia, non solo con amore, la spiritualità che è dentro questa canzone è arrivata al cuore e ed è per questo che ha travalicato il tempo e lo spazio, è una preghiera, è un qualcosa come dire “ti svegli, siamo qua!”. Si passa quindi a parlare di “Canzone”, brano scritto da Don Backy ma portato al Festival di Sanremo da Celentano con Milva: “L’avevo scritta prima dell’immensità, era il ’66, mi ero lasciato con la ragazza che poi in seguito ho sposato, e non doveva uscire. Soffrivo molto e scrissi questa canzone, ma doveva rimanere per me, una sofferenza mia personale. Dopo ci siamo rimessi assieme nel ’67 e nel ’68, quando ebbi la proposta di tornare a Sanremo, la portai, e fortunatamente, perchè è stato un grande successo”. Don Backy ricorda la diatriba con il Molleggiato proprio per quel brano: “Ci andò lui al posto mio assieme alla grandiosa Milva. Canzone era mia ma la persi visto che i signori del Clan Celentano agirono un po’ in maniera subdola, io quell’anno partecipai con Casa Bianca e non si potevano portare due canzoni assieme”. Don Backy ha poi ironizzato: “Secondo me a Carlotta (la figlia di Eleonora Daniele ndr) – le verrà una voce meravigliosa a sentire tutte ste canzoni…”.

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