DON GIUSSANELLO/ Tutto per lui aveva valore, a una condizione: che portasse a Cristo

- Marco Cianci

Ieri si è spento don Luigi Giussani, detto da tutti “don Giussanello” (1950-2020). Docente di religione, ha accompagnato tanti giovani universitari ad amare Cristo

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Don Luigi, come stai, migliori? “Mica troppo”, mi rispose al telefono soltanto una settimana fa. Una telefonata che desiderava mostrargli la vicinanza e l’amicizia, perché in don Giussanello avevo incontrato più che un amico. Una telefonata imbarazzata, ero infatti consapevole che dire cose senza senso non portano da nessuna parte, e dopo qualche istante di silenzio, prima di riagganciare, gli ricordai: “Sappi che siamo in tanti a pregare per te e ti ricordiamo volentieri”. Lui, ringraziando con la sua tipica cordiale gentilezza, riappese. Mai avrei pensato che quella era l’ultima volta che avrei sentito la sua voce quaggiù in terra.

Abbiamo vissuto un’amicizia giovane ma intensa, motivata dal fatto che ero destinato come cappellano all’Università Statale. Non sarebbe stato possibile non notare quella instancabile e fedele presenza che da anni guidava, in modo particolare, i giovani universitari di Comunione e Liberazione.

Questo impegno presso l’Università Statale di Milano non lo teneva a casa nemmeno quando, con sciarpa e cappello, si imbacuccava per sconfiggere il pungente freddo pur di incontrare quel tal giovane e mantenere l’appuntamento dato a quell’altro, anche quando siamo rimasti senza sede.

Nacque subito l’intesa e l’amicizia andò via via approfondendosi, soprattutto attraverso liberi dialoghi nei quali teologia, ecclesiologia e filosofia, temi a lui più che cari, si dipanavano nei discorsi grazie alla chiarezza del suo pensiero che conduceva l’interlocutore a una piena comprensione generata anche alla sua estrema affabilità.

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Tutto per lui aveva valore, ma a una condizione: che il rapporto, il giudizio e la lealtà portassero a Cristo.

Ricordo una sera, dopo una cena e un fermo dialogo in metropolitana, di avergli scritto questo sms che da oggi conservo ancora più prezioso: “Caro Giussanello, sono solo grato dell’amicizia che godo con te. Non sono emotivo nel dirtelo, per nulla. Amo la tua passione e il tuo entusiasmo nel parlare di Lui”. E la sua pronta risposta fu: “Condivido con te perché in te colgo il riverbero della stessa passione e dello stesso entusiasmo per Lui. ChiediamoGli perché ci aiuti a rimanere!”.

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Questo messaggio, in una sintesi che desidera esprimere la gratitudine di aver conosciuto un uomo legato a Cristo e unito a lui, è il ricordo caro e limpido di lui. Era insistente il desiderio di riscoprire in ogni suo gesto, in ogni suo rapporto, l’appartenenza a Cristo.

Uomo di doti eccelse sotto il profilo umanistico e intellettuale, non era da meno nella praticità concreta.

I giovani universitari restavano allibiti nell’ascoltarlo, soprattutto nel descrivere come faceva il pane in casa: dal lievito madre alla camera di lievitazione. Ma anche tra confratelli cappellani delle diverse università, dopo le riunioni di lavoro, durante la cena il tema delle autovetture lo vedeva primeggiare in conoscenza e aggiornamenti. Infatti noi attendevamo il suo intervento svolto in merito con solida capacità conoscitiva circa gli incentivi per le auto ibride e le valutazioni complessive sulla convenienza o meno nel girare con una macchina a benzina o ricaricabile.

Questi brevi accenni non vogliono svilire la figura di don Luigi, semmai hanno il desiderio di mostrare come è sempre stato capace di impostare tutta la sua vita e attraverso la quale le diverse circostanze divenivano occasione per andare a fondo, per conoscere ogni cosa e per evitare quel tarlo della superficialità.

Non speculava in ciò, non aveva il dubbio del cinico sospetto, bensì agiva mettendo in gioco la piena consapevolezza che ad ogni cosa è possibile mettere testa e cuore.

Spesso mi citava la frase di Alexis Carrel imparata nella sua giovinezza: “Poca osservazione e molto ragionamento conducono all’errore; molta osservazione e poco ragionamento conducono alla verità” e la sua libertà nel metodo di accompagnamento dei ragazzi han sempre trovato in questa frase di Carrel il suo fondamento.

Don Luigi aveva a cuore anche il magistero di Santa Madre Chiesa. Quante volte, nel dialogare coi giovani universitari l’ho sentito ribadire, con la chiarezza di chi ha piena consapevolezza, la fedeltà alla Chiesa. Amava moltissimo l’introduzione al cristianesimo dell’allora cardinal Ratzinger, citava i primi punti a memoria, come se li avesse letti e ripetuti appena prima di uscire di casa e molti dei giovani universitari, grazie a questa sua ferma lettura, hanno affrontato il testo per approfondire e verificare la propria fede.

Non esagero nel dire che è stato un uomo di Dio fedele alla sua Chiesa. Spesso mi ha confidato parole di sofferenza nel vedere come il cristianesimo venisse erroneamente testimoniano come un fare le cose o inventare iniziative e non invece una relazione con una Persona, quella che, per chi la incontra, cambia la vita. Si appassionava nel dare un giudizio risolutivo al bersaglio mancato, non sopportava quel modo di vivere la fede come “impegno” e come “compito”, e friggeva con tutta la sua passione per dire, argomentando efficacemente, che anche l’amicizia o porta alla relazione con Cristo oppure non vale nemmeno la pena di essere vissuta.

Ho perso un maestro, che mi ha mostrato la cura paterna e che mi ha voluto bene. Le sue telefonate nel cercarmi e nel confrontarsi a partire da qualche sua intuizione, i pranzi svolti insieme dialogando appassionatamente e la preghiera condivisa mi permettono di dire che mi è stato anche fratello. Con questo credo di associarmi al pensiero dei molti giovani da lui incontrati, perché sebbene l’età potrebbe ingannare, è stato, per grazia, capace di camminare accanto a chi trovava sulla strada, indipendentemente dall’età dell’altro. Ma anche Gesù nel vangelo si è rapportato con chiunque gli capitasse di incontrare sulla strada della vita. Era un esempio, quello di Cristo, che Giussanello ha saputo incarnare in tutta la sua vita.

Chiudo con un suo aneddoto che mi ha regalato l’ultimo martedì dopo aver celebrato la messa insieme con gli universitari di Comunione e Liberazione. Stavamo parlando della preghiera del rosario e lui se ne esce con questa frase che vi regalo così come da lui l’ho ricevuta: “Mentre prego l’Ave Maria chiedo sempre di avere l’attenzione nel recitarla per accorgermi dove ci sono le due congiunzioni ‘e’”.

In effetti le congiunzioni sono: “…e benedetto è il frutto…” e l’altra in fondo “…e nell’ora della nostra morte”. Sappiamo, da questa sua intuizione, che ha proprio pregato per il momento che ora sta vivendo, godendoselo come si gode il desiderio di tutta una vita.

A noi non solo il ricordo, ma anche la preghiera per lui, perché possa illuminare tanti giovani universitari e tanti confratelli con la sua medesima passione, la sua attenta precisione e la sua totale dedizione in Cristo.

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