Don Giussani: “Chieffo è poeta del nostro popolo”/ Claudio e l’educazione al Mistero

- Niccolò Magnani

L’amicizia tra Claudio Chieffo e Don Luigi Giussani, l’incontro tra musica e fede e quell’educazione al Mistero reciproca: “Claudio è il poeta del nostro popolo”

Chieffo e Don Giussani
Claudio Chieffo con Don Luigi Giussani negli Anni Sessanta (foto sito ufficiale Chieffo)

L’INCONTRO CHE CAMBIA LA VITA: DON GIUSSANI E CLAUDIO CHIEFFO

La figura e il carisma di Don Luigi Giussani non potrà che essere centrale nel ricordare chi era Claudio Chieffo all’interno del programma “Nessun Dorma”, in onda questa sera alle ore 21 su Rai 5 con Massimo Bernardini. Il rapporto tra il genio dell’educazione e Servo di Dio Don Giussani, con il cantautore cattolico originario di Forlì, è intrinseco: chi li ha conosciuti entrambi non può che riconosce un’amicizia che andava oltre “l’ordinario”. Si cercavano perché l’uno ricordava all’altro la bellezza del Mistero di fede che è la compagnia di Gesù: lo disse in più occasioni lo stesso sacerdote fondatore di Comunione e Liberazione, «Chieffo è il grande poeta del nostro popolo».

Claudio Chieffo incontrò per la prima volta quel gruppo di giovani cattolici così “anomali” rispetto alle gerarchie istituzionali dei movimenti cattolici degli anni Sessanta attraverso don Francesco Ricci, sacerdote di Forlì proprio come lui: proprio quel gruppo confluì pochi anni più tardi a Gioventù Studentesca che sarebbe poi sfociata in “Comunione e Liberazione”. Claudio Chieffo è proprio nell’incontrare Don Ricci e soprattutto Don Luigi Giussani che iniziò a fondere le due passioni che lo folgorano fin da giovane, la musica e la fede in compagnia. Nel 1962 con GS scrisse la sua prima canzone: “Abbiamo suonato”. Come ben ricorda la biografia ufficiale di Claudio Chieffo, è negli Anni Sessanta che «le canzoni di Claudio vengono accolte dal movimento di Gioventù Studentesca e più in generale dalla Chiesa che le introduce anche nella liturgia. Sono di questo periodo “Il seme, I cieli (Lui mi ha dato), Io non sono degno, Lasciati fare, Canzone di Maria Chiara (Se non ritornerete come bambini) e tante altre che diventano di uso pubblico in molte occasioni». Da Horowitz, grande violinista, al pittore Congdon, da Giorgio Gaber a Francesco Guccini e così tanti altri: tutti gli dintorni artistici che segnarono la carriera di Chieffo sono stati accompagnati e condivisi all’interno della solida e sempre più radiosa amicizia tra il “prete” e il “cantante” all’interno di CL.

DON GIUSSANI: “CHIEFFO È IL POETA DEL NOSTRO POPOLO”

Come raccontava il compianto direttore di “Tempi” Luigi Amicone, quella di Chieffo «è tutto tranne la storia di una conversione mistica. È la sorpresa di un prete che gli si fa amico e compagno di strada. La sorpresa per questo Giussani che voleva sentire tutte le mie nuove canzoni e che mi incoraggiava a dire con il canto l’esperienza che vivevo». Fu lo stesso Chieffo a raccontare in più occasioni come la compagnia incontrata fu la sorpresa più grande, l’educazione più grande che il Mistero potesse far dono a lui: «Non li ho mollati più. Ricordo il grande pittore americano Bill Congdon che mi diceva spesso che la musica, le canzoni sono una finestra aperta sul mistero di Dio e della bellezza. Ho detto al concerto del Meeting che era bello correre a Milano per ascoltare e parlare con Giussani. Ma ho aggiunto che era ancora più bello seguirlo». È ancora Chieffo a raccontare del rapporto speciale che s’era intessuto tra Don Giussani e Giorgio Gaber, proprio tramite la conoscenza e l’amicizia tra il cantante cattolico di Forlì e il cantautore milanese: «Io naturalmente sono stato molto felice della preferenza che don Giussani aveva per lui. Perché Gaber era vero. Gli altri fanno ridere. Sono tutte finte domande. Non venite a dirmi che quelle di Vasco Rossi piuttosto che di Renato Zero».

Claudio Chieffo dedicò a Don Giussani diversi testi delle sue canzoni, una in particolare – “Andare…” – rappresenta il punto di riconoscenza più alto che quell’istrionico cantante dimostrò per il suo amico e fratello nella fede: «Il testo si riferiva all’amico don Luigi Giussani, scomparso da pochi mesi, ma in quell’uomo che con il suo sorriso e il suo canto si faceva ovunque tramite di bene si ritrovano i tratti di Chieffo. Impossibile dimenticare il suo sguardo disarmante e vero, capace di trapassare e abbracciare persino l’interlocutore all’apparenza più distante», si celebra nell’articolo di “Cultura Cattolica” dedicato a quella canzone, dove si scorgono parole come «Da quando sei partito non posso più lasciarti; nel Pane ti trovo e nel Vino; ora tu puoi vedermi ed io posso parlarti; ti sento ogni giorno vicino. I tuoi occhi che vedono tutto ora guardano il Cuore, le parole ci portano il fuoco e la voglia di andare… andare, andare… andare… andare… andare…». Come ha ricordato il compianto Monsignor Luigi Negri in un articolo scritto per “Il Sussidiario.net” in occasione del quinto anniversario della morte di Claudio Chieffo, era stato lo stesso Don Giussani a rivolgergli queste parole sul comune amico cantante: «Ricordati che Chieffo è il grande poeta del nostro popolo. Nelle parole, ancor prima che nelle sue canzoni, la coscienza del nostro popolo è stata approfondita e comunicata in modo assolutamente insuperabile». E fu poi ancora l’allora vescovo di San Marino ad esprimersi così in merito al suo rapporto con Chieffo e Giussani: «Nell’incontro con lui emergeva con forza quel cuore dell’uomo a cui ero chiamato a proporre l’Avvenimento di Cristo e a educarlo nell’immedesimazione personale, cosciente e libera con questo mistero. Per questo è una mancanza grave quella che sento quando penso a lui, ma insieme è la certezza che in un modo misterioso, ma non meno reale di prima, egli veglia sul mio e sul nostro cammino».





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