DON GIUSSANI/ Sessant’anni fa come adesso, l’attrattiva permane

- Vincenzo Sansonetti

Domani, nell’anniversario della morte di don Luigi Giussani, escono i libri, a lui dedicati, di Robi Ronza e Luigi Negri

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Don Luigi Giussani (1922-2005)

“Che cos’è allora l’essenza del fatto cristiano? È l’annuncio di Cristo: questo è il centro di tutta la vita dell’uomo e della storia”. In queste parole del 1976 è contenuto in sintesi l’insegnamento del grande maestro di fede don Luigi Giussani (1922-2005), fondatore di Comunione e liberazione e una delle figure più rappresentative del cattolicesimo del XX secolo. Due suoi “figli”, monsignor Luigi Negri e Robi Ronza, hanno scritto due libri che, con sensibilità diverse, testimoniano come l’incontro con don Giussani ha cambiato per sempre e nel profondo la loro vita.

I due testi escono nelle librerie domani, 22 febbraio, entrambi per i tipi di Ares, in occasione del sedicesimo anniversario della morte del fondatore di Cl. Il primo, firmato dall’arcivescovo emerito di Ferrara e Comacchio, si intitola Con Giussani. La storia & il presente di un incontro (prefazione di Giuliana Contini) ed è la “memoria vibrante” di un rapporto e di un’amicizia durati più di quarant’anni. Il secondo, scritto da un giornalista di lungo corso testimone diretto di molti dei fatti narrati, dal titolo Luigi Giussani. Comunione e Liberazione & oltre (introduzione di Giancarlo Cesana), si presenta come “una guida rapida e non convenzionale” per chi vuole conoscere o riscoprire Giussani, il suo pensiero e la sua opera.

Entrambi gli autori, coetanei, hanno conosciuto il Gius giovanissimi, ai tempi del liceo, sia pure in contesti sociali e familiari differenti. Era un’epoca, gli anni Cinquanta del secolo scorso, in cui la fede cristiana che pur caratterizzava ancora gran parte del popolo, stava in realtà svaporando sotto i colpi dell’offensiva di élites borghesi e progressiste che nel giro di qualche decennio, soprattutto dopo l’orgia ideologica del Sessantotto, avrebbero preso il potere e il controllo della società italiana.

Sia il futuro vescovo che il futuro brillante giornalista furono segnati da quell’incontro: il primo maturò la sua vocazione sacerdotale e divenne uno dei più stretti collaboratori di Giussani, l’altro scoprì il fascino dell’esperienza cristiana e cominciò a guardare la realtà da un’angolatura diversa, uno sguardo che lo ha poi sempre accompagnato nella sua non facile professione. Nelle pagine dei loro libri si respira un’aria di libertà e di verità rari, il racconto di straordinarie esperienze personali si fonde con la rilettura di più di mezzo secolo della nostra storia recente, da un punto di vista originale e stimolante, che apre il cuore e la mente alla speranza e costituisce un aiuto prezioso in un momento difficile come quello attuale e in un mondo dove sembra che tutto finisca “in niente, anche noi stessi”.

Nel delineare e farci conoscere più da vicino la figura del suo maestro e “padre”, monsignor Negri sottolinea in modo particolare la sua azione educativa e il suo impeto missionario, ma anche la sua capacità di valorizzare tutto, la sua “sollecitazione costante e geniale” ad aprirsi ad ogni aspetto della realtà. Il vescovo emerito di Ferrara sottolinea come per Giussani arte, cultura, panorami, ambienti, letteratura fossero “strumenti per l’educazione alla fede”, per giunta sotto gli occhi di tutti: basta imparare a guardarli. Assolutamente speciale l’attenzione per i giovani. Negri ricorda le innumerevoli volte che il fondatore di Cl durante la Settimana Santa ha guidato la Via Crucis sulle colline romagnole attorno a San Leo, territorio appartenente alla diocesi di San Marino, la prima di cui è stato vescovo lo stesso Negri: decine di migliaia di ragazzi che negli anni sono passati da lì raccolti in preghiera e in silenzio. Riprendendo un suo discorso del 2013 pronunciato in occasione dell’inaugurazione di un bassorilievo dedicato a Giussani nel portico della chiesa francescana di Sant’Igne, proprio a  San Leo, Negri fa un paragone ardito con il poverello di Assisi: “Come San Francesco ha saputo richiamare i giovani del suo tempo alla fede e a scoprire in essa la perfetta letizia, così don Giussani ha saputo evocare la fede a numerose generazioni di giovani, compresa la mia e poi molte altre a seguire (…) è stato generatore di un popolo, un educatore a tutto tondo”.

Negri ripercorre nella prima parte del libro le tappe fondamentali della sua vita, a partire dall’incontro decisivo con Giussani, colui che la segnerà per sempre e le darà una direzione precisa: gli anni del liceo Berchet, poi l’università, la formazione culturale e intellettuale sotto la guida paterna del prete brianzolo, l’assimilazione della sua visione di Chiesa, la ripresa della dottrina sociale e il rapporto con l’autorità ecclesiastica. La seconda parte del volume è una testimonianza ancora più stringente: raccoglie infatti una dozzina di interventi (un messaggio e undici omelie) tra il 2006 e il 2017, in occasione degli anniversari e delle Messe di suffragio celebrate da Negri per la salita al Cielo del “Gius”. Colpisce soprattutto l’ultima pubblicata nel libro, pronunciata nella chiesa di Santa Chiara a Ferrara il 25 febbraio 2017. Negri nel suo ricordo privilegia un aspetto fondamentale del carisma di don Giussani, che ne consegna a pieno titolo la figura alla storia del cristianesimo (non a caso è in corso il suo processo di beatificazione), e cioè l’amore incondizionato alla Chiesa, luogo in cui oggi vive Cristo. “Amare Cristo significa amare la Chiesa”, afferma Negri. “Grazie a Giussani abbiamo imparato a sentirci parte viva di questo popolo che il Signore, attraverso la sua Parola e i Sacramenti, rinnova continuamente”. Il libro si chiude con due perle: la riproposizione integrale della stupenda omelia pronunciata ai funerali del fondatore di Cl il 24 febbraio 2005 nel Duomo di Milano dall’allora cardinale Joseph Ratzinger, da lì a poche settimane eletto Papa Benedetto XVI, e il commovente messaggio di auguri pieno di tenerezza rivolto da Giussani a Negri in occasione dei 60 anni di quest’ultimo, il 26 novembre 2001, segno luminoso della loro fraterna amicizia.

Anche Robi Ronza non manca di descrivere con affetto e riconoscenza il rapporto particolare che ebbe con Giussani. Il primo incontro risale all’anno scolastico 1955-1956. “Eravamo allora abituati a preti molto clericali nei modi, ma poi in sostanza molto laici nei contenuti”, scrive. “Ciò che invece subito mi colpì in don Giussani era il suo stile molto laico, malgrado l’abito talare allora di rigore, e viceversa il suo aperto proclamare Cristo sia come centro della storia che come risposta ai nostri problemi esistenziali”. Il giovane Ronza resta affascinato dall’intelligenza e dall’eccezionale acume di quel sacerdote dai modi spicci, ma soprattutto è colpito dalla “sua straordinaria capacità di attenzione per l’altro, per chiunque altro egli avesse di fronte”.

Con il passare degli anni e l’approfondirsi del rapporto, che si traduce in un libro-intervista pubblicato nel 1976, Ronza verifica che tante “preveggenti intuizioni” di Giussani (l’offuscarsi della tradizione cristiana e l’imporsi del nichilismo dopo la morte delle ideologie, cui contrapporre l’attrattiva della presenza di Dio) avrebbero trovato puntuale conferma storica. Il pregio del libro è da una parte quello di ricostruire in modo essenziale ma esauriente e ben documentato il contesto storico in cui operano don Giussani e le esperienze ecclesiali che nascono dal suo carisma (prima Gs, poi Cl), dall’altra l’aver collocato la sua figura e la sua personalità, di appassionato educatore ma anche di teologo di assoluto valore, nell’alveo della storia della Chiesa. È giunta l’ora insomma di far uscire don Giussani da una sorta di “recinto chiuso” per mostrare l’attualità del suo messaggio come patrimonio di tutta la comunità cristiana, in Italia e nel mondo.

Ronza non elude nessuna questione spinosa relativa soprattutto alle opere sorte a partire dalle intuizioni di Giussani. Si sofferma in modo particolare sul delicato e controverso rapporto tra fede e politica e il suo mutare nel tempo; e quindi sulla discesa in campo di molti ciellini, a titolo personale, prima con il Movimento popolare e l’impegno diretto nella Dc, poi nella Compagnia delle Opere fino all’attuale “diaspora”. Pagine interessanti sono dedicate all’opera più importante e “visibile” sul piano culturale, il Meeting di Rimini, anch’esso cambiato nel tempo nei suoi presupposti e nella sua struttura, ma sempre capace di mobilitare energie e proporre contenuti di spessore.

Un’analisi lucida e pacata, con osservazioni personali che si possono anche non condividere, ma che aiuta a ripercorrere un periodo storico ricco di fermenti uniti a difficoltà e sofferenze, che ancor oggi ci interpella e ci fa riflettere. Di notevole importanza lo spazio dedicato ai maestri di don Giussani, da Guardini a von Balthasar, mentre si rivela preziosa una guida dedicata alla sua vasta produzione di testi, per accedere alle fonti in modo corretto. Un capitolo finale si sofferma con toni equilibrati al dopo-don Giussani e all’eredità non facile lasciata nelle mani del suo successore, il sacerdote spagnolo Julián Carrón, che sulla scia del fondatore “ripropone la cultura dell’incontro come via maestra per uscire dalla crisi esistenziale del nostro tempo”.

I due testi su don Giussani verranno presentati martedì 23 febbraio alle 21 sulla pagina Facebook dell’editore Ares. A dialogare con monsignor Luigi Negri e Robi Ronza sono stati invitati gli autori delle prefazioni ai due volumi, Giuliana Contini e Giancarlo Cesana. Modera il giornalista Emanuele Boffi.

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