Don Luigi Giussani, sfregiata stele Milano/ Simbolo comunista contro fondatore CL

- Niccolò Magnani

Don Luigi Giussani, imbrattata con falce e martello comunista la stele presente nei Giardini Giussani (ex Parco Solari) di Milano

Don Luigi Giussani
Don Luigi Giussani (LaPresse, 2019)

Com’era quella mai sepolta “pretesa” del comunismo, “tutti sono uguali”? Ecco, alcuni lo sono però meno degli altri e tra questi di certo troviamo Indro Montanelli e (non da ieri) Don Luigi Giussani, genio educatore e sacerdote fondatore del movimento di Comunione e Liberazione. La stele a lui dedicata nei giardini omonimi ex Parco Solari di Milano nelle scorsi notti è stata sfregiata con una falce e martello, simbolo comunista per eccellenza, proseguendo la “sfida” ideologica della “cancel culture” che tra statue abbattute, imbrattate e danneggiata stanno riempiendo il mondo e l’Italia nel già complesso 2020 che stiamo affrontando. Gli imbrattatori italiani che “copiano” i “colleghi” del Black Lives Matter in America si scagliano questa volta contro il sacerdote simbolo di un’epoca e ideatore di un Movimento come quello di CL che è sparso in tutto il mondo e si offre da sempre di testimoniare la bellezza e la ragionevolezza della fede cristiana nella concretezza della realtà contemporanea.

A darne notizia è Rodolfo Casadei, giornalista di Tempi, mostrando anche la foto del cippo di pietra dedicato alla memoria del Servo di Dio Don Luigi Giussani: dal comunismo al “luogocomunismo” il passo è breve, una bella falce e martello per attaccare chi tra i sacerdoti dei complicatissimi anni Sessanta e Settanta – a Milano e in tutta Italia – ha saputo dialogare con fervore proprio con studenti e intellettuali assai più comunisti di questi potenziali delinquentelli che da Montanelli a Giussani stanno imbrattando le statue-monumenti milanesi.

LO SFREGIO COMUNISTA AL FONDATORE DI CL

«Gli imbrattatori di statue sono arrivati anche a Milano. Questo e’ il cippo che ricorda don Luigi Giussani presso gli omonimi giardini a lui intitolati. Immagini riprese ieri sera», scrive Casadei mostrando le foto su Facebook. Il danno non è enorme ma è il “concetto” ideologico che lo sottende ad essere pericoloso: nel pieno del “compromesso storico” tra Zaccagnini (Dc) e Berlinguer (Pci), Don Giussani rispondeva così nel lontano 1977 in un’intervista sul Corriere della Sera «la “trattativa” si può fare? La mia risposta è che l’accordo è possibile a due condizioni: 1) bisogna tener ben chiara la nostra identità e allora possiamo trattare con chiunque; 2) nella trattativa sia ben salda anche la coerenza con una posizione adeguata allo sviluppo della esperienza cristiana. Per noi l’unità non è un fascio di forze ma come segno di vita vera è un fenomeno miracoloso».

Questo era il “Don Giuss” come viene chiamato dagli appartenenti di Comunione e Liberazione, questo era la sua sfida anche forte nelle polemiche contro l’ideologia marxista ma che lo ha portato anche per questo ad essere ammirato e stimato dai “nemici” politici e culturali. Non sarà certo una piccola falce e martello ad offuscarne la memoria, anzi, se possibile riconferma quella figura scomoda ancora oggi per un’ideologia che prova ad affermarsi come quella dominante – il politicamente “corretto”, la cancel culture – insultando chi ha sempre insegnato ed educato che la ragione e il cuore dell’uomo sono fatti per l’eternità e la bellezza, non per la bieca e “distruttrice” volontà di eliminare le idee altrui.



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