Don Milani, Lettere a una professoressa/ Emergenza educativa e la scuola di Barbiana

- Silvana Palazzo

Don Milani, Lettere a una professoressa per la seconda prova Maturità 2019 a Scienze Umane: la traccia sull’emergenza educativa. L’insegnamento della scuola di Barbiana

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Don Lorenzo Milani con i suoi studenti (foto dal web, mostra "Don Milani a Barbiana: il silenzio diventa voce")

Don Milani protagonista della traccia della seconda prova della Maturità 2019 per quanto riguarda Scienze Umane. Lo scritto verte sulle nuove emergenze educative, quindi si prende spunto dalla teoria messa a punto da Don Lorenzo Milani durante il secolo scorso. Nella traccia è presente un brano di “Lettere a una professoressa” da cui trarre il suo pensiero e la sua pedagogia. Ma chi era Don Milani? Si tratta di una figura importante, perché oltre ad esercitare l’attività di sacerdote, è stato insegnante, educatore, teorico della pedagogia e scrittore. Nato nel 1923, il sacerdote scomparve nel 1967 a causa di un linfoma di Hodgkin. Cresciuto in una famiglia borghese e intellettuale, fu mandato come parroco e docente a Barbiana, un piccolo borgo sui colli fiorentini. Qui trovò una gioventù svantaggiata dall’arretratezza dei luoghi in cui erano nati. Ma qui Don Milani introdusse un metodo educativo mai visto prima, per questo dunque innovativo. Era una scuola aperta, 7 giorni su 7, i cui obiettivi e metodi erano condivisi con gli studenti.

DON MILANI, LETTERE A UNA PROFESSORESSA

Don Milani mise a punto un sistema educativo che si adattava ai ritmi di vita degli studenti, che così non dovevano lasciare la scuola per dedicarsi al lavoro nei campi. L’esperienza di Barbiana durò 13 anni e per tutto questo tempo fu fortemente criticata, anche dalla Chiesa stessa. Ma fu un’esperienza fondamentale per Don Lorenzo Milani e per lo sviluppo delle sue teorie pedagogiche. In risposta alle critiche scrisse con i suoi studenti “Lettere a una professoressa”, un testo che raccoglie i principi più importanti della sua pedagogia. Nel testo Don Milani denuncia il classismo della scuola italiana, che favoriva i figli delle classi più agiate. Un metodo per lui miope, perché in quegli anni l’analfabetismo era una vera e propria piaga. Per lui essere insegnante voleva dire preoccuparsi delle esigenze di ogni studente e aiutarlo. Pubblicata nel 1967, subito dopo la morte di Don Milani, “Lettere a una professoressa” è diventato uno dei testi di riferimento del movimento studentesco del ’68.

EMERGENZA EDUCATIVA E LA SCUOLA DI BARBIANA

Di emergenza educativa si parla nella traccia della seconda prova della Maturità 2019 per Scienze Umane. E di emergenza educativa si occupò Don Milano a Barbiana. In quel borgo sperduto, senza strade ed elettricità, i ragazzi crescevano svantaggiati, quindi il parroco diede loro gli strumenti di cui avevano bisogno. Mise per iscritto il suo pensiero, con il quale si attirò diverse critiche, e diede possibilità ai figli delle famiglie povere di mettersi al livello degli altri, altrimenti l’istruzione sarebbe stata appannaggio solo delle classi agiate. Uno dei metodi di Don Milani fu quello della scrittura collettiva. Sosteneva che non bisognava selezionare i migliori: tutti dovevano arrivare ad un certo livello culturale che permettesse loro di muoversi bene nella vita. Tutti dovevano quindi avere le stesse opportunità a prescindere dalle possibilità economiche della famiglia di provenienza. Ma queste idee, che sembravano richiamare il socialismo, furono criticate dalla Chiesa e dall’Italia tradizionalista di quegli anni.

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