STUPRI IN INDIA/ Bimba di 5 anni violentata: come fermare l’orrore?

Una bimba di 5 anni scomparsa da casa è stata ritrovata con evidenti segni di violenza: è in rianimazione. Un periodo nero per l’India che vede la cronaca piena di questi crimini

19.04.2013 - La Redazione
Nuova-Delhi
Infophoto

Un nuovo caso di violenza sessuale sconvolge l’India. E’ stata ritrovata la bambina di 5 anni che era scomparsa da casa pochi giorni fa nella cittadina di Gandhi Nagar, a pochi kilometri da Nuova Delhi. La bambina era in fin di vita e ha riportato gravi ferite interne; al momento si trova in sala di rianimazione in gravi condizioni.
I genitori, di origini molto umili, hanno accusato di negligenza la polizia, che è intervenuta tardivamente dopo che la coppia aveva dato l’allarme per la scomparsa della piccola. Dopo aver interrogato i residenti, la polizia è sulle tracce di un vicino di casa della famiglia che è sparito dopo l’accaduto. Ma non si tratta di un caso isolato purtroppo: ieri nello stato dell’Uttar Pradesh, è stata ritrovata in una discarica un’altra bimba scomparsa, la piccola era ormai senza vita e con segni di strangolamento e violenza. Aveva sei anni.
Sempre di ieri la notizia di un maestro di asilo che ha abusato di un bambino di 5 anni, che adesso si trova in ospedale in serie condizioni. Purtroppo casi simili sono accaduti in India negli ultimi tempi con una frequenza allarmante. Il 18 marzo una turista Svizzera ha denunciato una violenza di gruppo avvenuta in un bosco nello stato di Madhya Pradesh. Lei e il marito avevano piantato la tenda per trascorrervi la notte, sulla strada per andare a visitare il Taj Mahal quando sono stati aggrediti da un gruppo di 7-8 uomini, difficile stabilirlo a causa del buio, che hanno picchiago il marito e abusato della moglie, per poi derubarli e fuggire.
Aveva fatto scalpore infine la vicenda di una studentessa indiana violentata mentre si trovava su un autobus a Nuova Delhi e morta due settimane dopo in ospedale per le ferite riportate. Ora è in atto un processo contro  5 imputati, di cui uno  minorenne. Il sesto uomo coinvolto nella vicenda,l’autista del bus su cui viaggiava la ragazza, si è suicidato in cella all’inizio di marzo.
Questa ragazza, conosciuta con lo pseudonimo di  Nirbhaya, colei che non ha paura, è diventata il simbolo della lotta per una maggiore tutela delle donne.  Una situazione che Padre Gheddo, missionario del Pime, aveva commentato il 3 gennaio sulle pagine de Il Sussidiario: “…nella mentalità maschile indiana, l’uomo è padrone della donna, e quindi compie delle violenze contro di lei. La risposta delle femministe e di tutte le donne indiane impegnate nei partiti è stata di dare vita a delle proteste per portare alla ribalta una mentalità nuova…”.
Le parole di Padre Gheddo rimandano ad altri casi di violenza contro le donne, in alcuni casi colpevoli di essere cristiane e obbligate ad una conversione forzata.
Il 16 dicembre scorso il governo indiano ha varato un pacchetto di leggi a tutela delle donne. Il padre della ragazza ha commentato:  «Voglio che mia figlia sia ricordata come una persona che potrebbe portare un cambiamento nella società e nelle leggi, e non come una vittima di un orribile crimine». 



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