Crisi / Giovani e famiglie rinunciano a shopping, sport e vacanze

- La Redazione

Per colpa della crisi le famiglie rinunciano a sport, gite, libri, vestiti, ma anche istruzione e vacanze. Una situazione che suscita preoccupazione a vari livelli 

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Giovani sempre più disposti, se non costretti, a rinunciare a vacanze, hobby, addirittura istruzione. Sono i risultati allarmanti  di una ricerca condotta da Ipsos su iniziativa di Save the Children, attraverso la quale l’organizzazione ha cercato di capire quale sia stato l’impatto della crisi economica sui giovani e sui loro genitori. 

La crisi economica e la difficoltà a trovare un lavoro stanno spingendo molti giovani a rinunciare al loro lavoro dei sogni (1 su 4 richiederebbe un trasferimento all’estero) e i genitori sono costretti a tagliare le spese: principalmente sulle attività per il tempo libero (69% gli adolescenti, 86% i genitori), a rinunciare all’acquisto di vestiti e scarpe (68% – 75%) e alla partecipazione alle gite scolastiche. 

Inoltre, il 31% dei genitori ritiene di non poter pagare l’università ai figli, mentre per il 17% dei ragazzi e il 21% dei genitori le vacanze non sono fattibili, a meno che non si ricorra all’aiuto materiale o economico di parenti e amici. 

In un panorama simile sono molte le paure dei giovani: il 17% degli adolescenti si aspetta una vita molto meno facile di quella avuta dai genitori. Quelli più ottimisti, il 31%, ritiene che la vita dipenda esclusivamente dalla propria forza di volontà, mentre, sempre con un sano e tipicamente giovane ottimismo, il 13% è consapevole delle difficoltà che potrà incontrare, ma ritiene che “riuscirà a cavarsela”. 

Due terzi dei genitori dichiarano di avere in qualche misura dovuto fare i conti con la crisi (66%). Otto adolescenti su 10 hanno dovuto tagliare le spese per il tempo libero (69%), e il già citato abbigliamento, ma, molto più grave, la crisi limita anche importanti opportunità educative con la rinuncia ad attività sportive e ricreative, gite scolastiche o l’acquisto di libri, a cui si rinuncia facendo ricordo alle biblioteche.

Inoltre il 31% dei genitori ammette di non poter pagare l’università ai figli, e tra le soluzioni possibili, questi dovranno contribuire alle spese con un lavoretto, o la famiglia dovrà chiedere un prestito. Una crisi economica che diventa crisi di cultura quindi con tagli all’istruzione, alla frequentazione dei cinema e alla lettura dei libri, nei confronti dei quali però solo un ragazzo su 5 ammette di nutrire interesse. 

La famiglia allargata resta la prima risorsa a cui chiedere aiuto (il 29% dei genitori) e i ragazzi riconoscono i segni della crisi parlando tra di loro (57%), notando una generale minore disponibilità di denaro e l’entusiasmo di cogliere la palla al balzo nel caso in cui si presentino lavoretti occasionali. 

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