Cannes 2013 / Vince “La vie d’Adèle”. Il regista: “non un film sull’omosessualità, ma una storia d’amore”

- La Redazione

Nessun riconoscimento a Sorrentino ma Menzione d0’Onore per valeria Golino con “Miele”, e “Vie d’Adèle”, storia d’amore tra due ragazze adolescenti vince la Palma D’oro

Il Sussidiario.net
Il regista Kechice con Adele Exarchopoulos e Lea Seydoux

Qualche delusione ma anche riconoscimenti per i film italiani presenti alla 66° edizione del Festival di Cannes. 

Se il film di Paolo Sorrentino “La grande bellezza” aveva fatto ben sperare, non ha invece ottenuto nessun riconoscimento, L’Italia però si consola con la menzione speciale al miglior cortometraggio ottenuta da Adriano Valerio con “37/o 4S”, mentre “Salvo” dei registi Antonio Piazza e Fabio Grassadonia, storia di mafia e amore, si è aggiudicato il Gran premio della Semaine della Critique e il premio film rivelazione della Semaine.  Valeria Golino, esordiente alla regia e con la sua opera prima, “Miele”, ha ottenuto un successo personale con la menzione d’onore della giuria ecumenica. 

Ed è una storia di donne ad ottenere la Palma d’Oro: “La vie d’Adele”, del regista franco-tunisino Abdellatif Kechiche, che, ispirata a un noto fumetto,racconta la storia d’amore tra due ragazze adolescenti; in controtendenza rispetto alla tradizione, il premio è stato ritirato tra lunghi applausi dal regista insieme alle due attrici protagoniste,  l’esordiente Adele Exarchopoulos e l’astro nascente del cinema francese Lea Seydoux.  

La critica ha accolto entusiasticamente il film e l’assegnazione del premio, dato che a presiedere la giuria era Steven Spielberg, genio un po’ conservatore, più a suo agio con storie piene di buoni sentimenti e meno con vicende di amori omosessuali, ha stupito, ma stupito piacevolmente.

In molti hanno riconosciuto come il film sia ben interpretato e diretto, con la telecamera addosso agli attori, primi piani strettissimi, dialoghi spezzettati e parole lasciate a metà, come succede nella vita vera, e, soprattutto, un film che per quanto sarà facilmente etichettato come “film lesbico”, è semplicemente una bellissima, banalissima storia d’amore. Una storia così intensa, passionale  e veritiera, che dopo 20 minuti di film ci si dimentica che a viverla sono due persone dello stesso sesso.

Non a caso Kechiche racconta:  «Non saprei neanche come farlo un film sul tema dell’omosessualità. Ho fatto un film su una storia d’amore, su un rapporto di coppia. Il sesso? Ho cercato di riprendere la scultura dei corpi, la luce, la bellezza dei volti».

A mettere a rischio il ménage della coppia non sarà il fatto di amarsi tra donne, ma le differenze sociali e di vedute delle due protagoniste così complementari e diverse allo stesso tempo. 

I premi per i miglior attori sono andati a Bruce Dern per Nebraska e a Berenice Bejo per Il Passato. Grand Prix per i fratelli Cohen (Inside Llewin Davis); miglior regista, Amat Escalante (Heli), il Premio della Giuria va a Tale padre, tale figlio di Hirokazu Kore-Eda e Jia Zangh Kes con A touch of Sin, firma la migliore sceneggiatura. 

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