Mamma traduce Padre Nostro in simboli per figlio down/ “Non avrei potuto pensare a regalo di Natale più bello“

Mamma traduce Padre Nostro in simboli per figlio down: “Non avrei potuto pensare a regalo di Natale più bello“

24.12.2018 - Silvana Palazzo
“Satana? Ecco come si combatte”

Un regalo di Natale speciale quello che Cinzia Martin ha voluto fare a suo figlio down. Ha fatto ricorso alla comunicazione aumentativa per spiegare la preghiera del Padre Nostro al figlio, viste le difficoltà con la lettura. La mamma di Bergamo, con lo stesso linguaggio simbolico, ha accompagnato le parole della preghiera con un commento semplice ma efficace, adeguato alle capacità di comprensione del figlio. Per arricchire il regalo ha aggiunto i disegni realizzati da un parroco della città, don Giuseppe Sala. Il risultato è un testo insolito ma appunto efficace per raccontare la preghiera ai piccoli disabili che hanno difficoltà con le lettere dell’alfabeto. «Davvero non avrei potuto immaginare un dono più bello per mio figlio che purtroppo non è mai riuscito a leggere», ha raccontato Cinzia, come riportato da Aleteia. Con questo volume non solo ha imparato il Padre Nostro, ma ne sta comprendendo anche il significato.

MAMMA TRADUCE PADRE NOSTRO IN SIMBOLI PER FIGLIO DOWN

Per spiegare l’invocazione «rimetti a noi i nostri debiti», che potrebbe essere concettualmente impegnativa per una persona che ha difficoltà cognitive, la mamma di Bergamo ha proposto il commento: «Quando sono triste, confuso e mi sento perso, Tu mi chiami a Te». Complesso anche il tentativo di rendere comprensibile del Padre Nostro «e non ci abbandonare alla tentazione», che a prescindere dal dibattito sulla correttezza della traduzione, presuppone interpretazioni etiche. Ma la semplificazione trovata dalla mamma di Pietro è molto efficace: «E non separarci da Te». L’aspetto affascinante di questa operazione è che i bambini restano affascinati da questi testi. Lo ha assicurato Antonella Costantino, responsabile del dipartimento di neuropsichiatria infantile del Policlinico di Milano. Ma anche i bambini senza difficoltà li leggono e li condividono. «E questo facilita moltissimo l’inclusione, anche perché diventa molto più intuitivo e immediato per tutti comprendere come comunicano questi bambini».



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