Morti in utero e movimenti fetali: controllarli non aiuta ad evitarle/ Studio: “Riduce marginalmente i rischi”

Morti in utero e movimenti fetali: controllarli non aiuta a prevenirle. Uno studio pubblicato da The Lance rivela: “Riduce marginalmente i rischi”

03.12.2018 - Silvana Palazzo
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Donna incinta (LaPresse)

Per evitare le morti in utero non basta controllare i movimenti fetali: lo sostiene una ricerca pubblicata su The Lancet e che ha indagato su 400mila gravidanze. Ci sono più di due milioni e mezzo di bambini nel mondo che muoiono prima di nascere. Ci sono alcune stime secondo le quali il rischio di “lutti fantasma” si può abbattere del 30 per cento insegnando alle future madri di controllare i movimenti fetali nell’ultimo trimestre di gravidanza, ma per gli scienziati dell’Università di Edimburgo queste stime andrebbero riviste al ribasso. Analizzando gli esiti di oltre 400mila gravidanze tra il 2014 e il 2016 in 33 ospedali britannici e irlandesi, i ricercatori scozzesi hanno concluso che questo sistema porta ad una riduzione pari a 5 decessi ogni 10mila nati e che quindi non sarebbe da solo uno strumento efficace di prevenzione. Al contrario, aumenterebbero sensibilmente il numero di parti indotti e cesarei. «I risultati indicano che se un effetto positivo c’è è molto più limitato di questo. E non è possibile quindi affermare con certezza che l’intervento ha qualche effetto sulla riduzione dei tassi dei decessi fetali», ha dichiarato Jane Norman, direttore dell’Edinburgh Tommy’s Centre e primo autore dell’indagine.

MORTI IN UTERO E MOVIMENTI FETALI: LO STUDIO

Lo studio sull’impatto del controllo dei movimenti fetali nella prevenzione delle morti in utero ha permesso ai ricercatori di stabilire che non si può affermare con certezza che l’intervento ha qualche effetto sulla riduzione dei tassi dei decessi fetali. «L’essere consapevoli dei movimenti del bambino può aiutare a ridurre marginalmente i rischi di natimortalità, ma è improbabile che da sola questa strategia sia affidabile per monitorare il benessere dei bambini nel grembo materno», ha dichiarato Jane Norman, direttore dell’Edinburgh Tommy’s Centre. Non è la prima volta che sulle colonne di The Lancet viene affrontato l’argomento: nel 2016 la rivista aveva pubblicato una raccolta di studi sul fenomeno delle morti in utero. Come ricordato da La Repubblica, la maggior parte deriva da problemi che potrebbero essere evitati con una buona cura della gravidanza, come la prevenzione e il trattamento delle infezioni e delle complicanze gravidanza-correlate, come ipertensione, diabete, ridotta crescita fetale prima del parto.



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