DONNE & LAVORO/ I (veri) problemi della parità di genere dimenticati da Orlando

- Alessandra Servidori

Il gap di genere presente sul mercato del lavoro ha conseguenze per tutti gli italiani e non si elimina con promesse e slogan utili a fini politici

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Andrea Orlando (Lapresse)

Il nuovo piano d’azione dell’Ue sull’uguaglianza di genere e l’emancipazione delle donne 2021-2025 (Gap III) mira ad accelerare e integrare meglio la parità di genere come priorità trasversale. Dunque il Ministro Orlando lanciando la necessità di intervenire sull’occupazione femminile ponendosi l’obiettivo di arrivare almeno al 62% per il rilancio nazionale non ci può che trovare d’accordo . E però se si pensa di aumentare solo i servizi per l’infanzia e la non autosufficienza e combattere le differenze di retribuzione oraria tra lavoratori e lavoratrici che sono il vero problema; se si pensa a una piattaforma per raccogliere in modo anonimo le denunce per oltraggio all’art. 27 del Codice di parità, non si ha una visione strategica e francamente non basta. 

Intendo affermare che già il problema del mobbing che rientra in una delle tipologie carsiche usate per discriminare sui luoghi di lavoro non ha una legislazione di riferimento ma solo sentenze, perché non solo è complicato trovare sui luoghi di lavoro colleghi che testimoniano le malefatte dello stolker appunto per paura di essere poi complici del/della mobizzato/a, ma perché il Parlamento stesso non ha mai trovato nonostante molte proposte di legge un accordo su un testo unificato. Una piattaforma anonima sarebbe l’ennesima illusione per le donne di risolvere problemi che difficilmente sono anche affrontati dagli ispettori del lavoro (solo 5.000 in tutta Italia). perché come ci dicono i Rapporti annuali sulle dimissioni volontarie le lavoratrici lasciano il lavoro, soprattutto le madri, per una serie di motivi riconducibili alla mancanza di servizi, aiuti, flessibilità lavorativa. Sono pochissime le denunce per atti discriminatori, perché il ricorso significa spese e sfiducia nella soluzione e soprattutto uscire dall’azienda. 

Il Codice di parità è sicuramente da novellare proprio perché una raccolta di norme che non è riuscita nella pratica ad affermare il diritto alla non discriminazione nella vita sociale e sul lavoro ed evidentemente non ha una sua cogenza. Sulla parità retributiva, in Europa è calcolata sulla base della differenza del salario lordo orario tra gli uomini lavoratori e le donne lavoratrici. Non vengono presi in considerazione tutti gli altri fattori che contribuiscono al divario, come per esempio l’accesso all’istruzione, il tipo di occupazione svolta, il numero di ore lavorative. Nel nostro Paese il divario è del 5%, molto al di sotto della media europea. Ma c’è poco da celebrare. Il dato, infatti, non tiene conto di altri fattori determinanti che caratterizzano il nostro mercato del lavoro, come per esempio il tasso di occupazione femminile, le diverse qualifiche professionali e le specificità del settore pubblico e privato e il divario retributivo di genere è più articolato di quanto sembra. 

Ricapitolando, le donne impiegate nel mercato del lavoro: sono meno degli uomini; guadagnano meno dell’altro sesso; più studiano e fanno carriera, più sono colpite dal divario retributivo di genere; lavorano circa sei ore in più a settimana (tra lavoro retribuito e non retribuito); sono costrette a prendersi più periodi di assenza dal lavoro per prendersi cura degli altri; sono ancora escluse dai ruoli dirigenziali; ottengono con più difficoltà promozioni lavorative. Secondo l’Unione europea, la combinazione di questi fattori comporta per le donne un guadagno annuale del 39,6% inferiore rispetto a quello degli uomini. 

Questo gap produce effetti negativi che ricadono sull’intera popolazione, non solo sul genere femminile: riduce la produzione economica e spesso comporta una maggiore probabilità per le donne di dipendere dai pagamenti previdenziali, specialmente in vecchiaia. Le donne subiscono una differenza anche nei redditi da pensione. Nel 2017, in Italia, le donne che percepivano una pensione sono state più di cinque milioni, con un importo medio annuo di circa 17 mila euro.

Caro Ministro Orlando, la parità di genere incide profondamente sullo sviluppo delle società. La partecipazione delle donne nel mercato del lavoro deve essere incentivata e sostenuta, per eliminare una radicata disuguaglianza ma anche per favorire la crescita economica delle nazioni e seguendo un processo riformatore delle evidenze sopra descritte. I problemi non si risolvono in questo momento con titoli e promesse per rimediare alla triste vicenda della polemica di sottorappresentanza politica femminile nel Pd.

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