DOPO L’ULTIMO DPCM/ Un nuovo tonfo per il Pil che ci lascia in mano alla Bce

- Carlo Pelanda

Il Governo dovrà rivedere le stime di crescita del Pil. Solo grazie alla Bce si eviterà il peggio, ma la sua azione non durerà a lungo

bce
Christine Lagarde, presidente della Bce (LaPresse)

Il Governo dovrà rivedere i conti alla luce dell’impatto economico della seconda ondata di contagi. Probabilmente da una stima corrente di una caduta del Pil 2020 tra l’8 e il 9% dovrà passare a una tra il 10 e il 13%. Al riguardo del progetto di bilancio 2021 dovrà tenere in conto un primo trimestre stagnante o recessivo se i blocchi saranno esagerati e caotici come ora. Nel secondo è atteso un vaccino. Ma il rimbalzo dei settori più colpiti non sarà immediato, mentre altri saranno più veloci. Quindi ci sarà la necessità di sostenere i primi con finanziamenti “ponte” più a lungo di quanto finora previsto.

Tale scenario implica un ritorno ai livelli di crescita del 2019 nel 2023 – un anno di ritardo sulle previsioni precedenti – con una ripresa forte dal secondo semestre 2021 e per tutto il 2022 e conseguentemente un maggiore ricorso al debito. Chi scrive è più ottimista, ma valuta che comunque dovrà crescere l’indebitamento d’emergenza.

L’agenzia di valutazione (rating) Standard & Poor’s ha sorpreso positivamente analisti e mercati modificando le previsioni sull’affidabilità del debito italiano da negative a positive, prevedendo che il suo costo complessivo scenderà verso il 3% del Pil, attorno ai 50 miliardi anno, considerato sostenibile. Tale valutazione è coerente con l’elevata domanda delle emissioni di debito nazionale con rendimenti bassi. Non è però merito dell’Italia, pur la sua economia con un rimbalzo forte nel terzo trimestre, ma dell’ombrello aperto dall’Ue e, soprattutto, dalla Bce a protezione della finanza pubblica italiana e di altri sia colpiti, sia in condizioni precedenti di squilibrio finanziario. Pertanto l’attenzione va rivolta alla volontà/capacità della Bce di mantenere il programma di acquisto dei debiti nazionali che fornisce loro una supergaranzia tale da mantenerne bassi i costi per i bilanci nazionali.

La capacità ha limiti molto ampi, ma senza il consenso dei Governi dominanti nell’Ue questi si restringerebbero. Tale consenso, al momento, è per la continuazione delle misure straordinarie fino a metà 2022 e non oltre. Questo è il tempo massimo per tirare fuori dai guai l’Italia.

www.carlopelanda.com

© RIPRODUZIONE RISERVATA