DPCM COVID SONO LEGITTIMI/ Sentenza Consulta “nessuna delega di funzione legislativa”

- Silvana Palazzo

Dpcm Covid non sono incostituzionali: la Consulta ha deciso su legittimità, ecco la sentenza. A sollevare l’istanza un giudice di pace di Frosinone

Conte a Palazzo Chigi
Giuseppe Conte (LaPresse)

La Corte costituzionale si è espressa oggi sulle questioni sollevate dal Giudice di pace di Frosinone in merito alla legittimità costituzionale dei decreti legge n. 6 e 19 del 2020, entrambi convertiti in legge, riguardanti l’adozione di misure urgenti di contenimento e gestione dell’emergenza Covid tramite Decreti del Presidente del Consiglio dei ministri (Dpcm). In attesa che la sentenza venga depositata, cosa che accadrà nelle prossime settimane, l’Ufficio stampa fa sapere che la Consulta ha «ritenuto inammissibili le censure al Dl n. 6, perché non applicabile al caso concreto». Inoltre, ha giudicato «non fondate» le questioni relative al decreto legge n. 19, in quanto al Presidente del Consiglio «non è stata attribuita altro che la funzione attuativa del decreto legge, da esercitare mediante atti di natura amministrativa».

Quindi, non quella legislativa, come ritenuto dal Giudice di pace, secondo cui i due Dpcm erano in contrasto con gli articoli 76, 77 e 78 della Costituzione. (agg. di Silvana Palazzo)

DPCM COVID INCOSTITUZIONALI? ATTESA CONSULTA

I Dpcm Covid sono legittimi? Lo decide oggi la Corte costituzionale, che si riunisce in camera di consiglio per discutere appunto della legittimità costituzionale del sistema del Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri e il suo uso durante l’emergenza Covid. È stato un giudice di pace di Frosinone a sollevare l’istanza che riguarda la «decretazione d’urgenza e i Dpcm introduttivi delle sanzioni covid». La pronuncia, secondo l’AdnKronos, è attesa al massimo entro la fine della settimana. Il giudice di pace di Frosinone aveva spiegato che la funzione legislativa sul contenimento dell’epidemia Covid era delegata al governo, che però l’ha esercitata emanando meri atti amministrativi, i Dpcm appunto.

In questo modo, però, sarebbe stato «aggirato il principio cardine di cui agli articoli 76 e 77 della Costituzione», per il quale «la funzione legislativa è accordata al Parlamento, che può delegarla solo con una legge-delega e comunque giammai ad atti amministrativi».

NEL MIRINO DUE DECRETI DI CONTE

Inoltre, ritiene che il sistema normativo basato sui Dpcm introduce un nuovo statuto normativo dell’emergenza in base al quale sono state adottate le regole normative primarie per la disciplina dell’emergenza sanitaria da Covid-19. Ciò violando l’articolo 78 della Costituzione, che però considera lo stato di guerra come unica ipotesi emergenziale costituzionalmente rilevante. «Nessuna altra ipotesi di emergenza, nel nostro ordinamento costituzionale, può essere fonte di poteri speciali o legittimanti fonti di produzione normativa diverse da quelle previste, cioè il mero decreto-legge», aveva osservato il giudice di pace di Frosinone. La prassi dei Dpcm è finita spesso sotto accusa durante il Governo Conte 2, ma ne ha fatto ricorso anche il premier Mario Draghi nel marzo scorso con la chiusura delle scuole in zona rossa e per il Green pass da luglio. Al vaglio della Corte costituzionale, però, due decreti del premier Giuseppe Conte, il numero 6 del 23 febbraio e il 19 del 25 marzo.



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