DPCM E COVID/ “I morti sono figli di inizio novembre, 2-3 settimane e scendono”

- int. Fabrizio Pregliasco

Le misure stringenti previste dall’ultimo Dpcm puntano a ridurre il numero dei casi positivi, così può ripartire il tracciamento. In attesa del vaccino

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Foto Claudio Furlan (LaPresse)

Divieto di spostamento nei giorni di festa, conferma del coprifuoco, limiti alle aperture di bar e ristoranti, quarantena al rientro per chi decidesse di andare all’estero: con il quasi lockdown imposto dal 21 dicembre al 6 gennaio, come prevede l’ultimo Dpcm, il governo punta espressamente a evitare una probabile terza ondata. Ce la faremo? Riusciremo ad assestare un bel colpo al Covid? E il 2021 “sarà, speriamo, l’anno giusto per mettersi finalmente alle spalle questi mesi così difficili”, come ha auspicato il ministro Speranza? “Con questo coronavirus – risponde Fabrizio Pregliasco, direttore sanitario dell’Istituto Galeazzi di Milano – dovremo convivere ancora per tutto il 2021 e molto dipenderà da quanto velocemente riusciremo a procedere con la vaccinazione, perché solo con il vaccino potremo chiudere la catena dei contagi. I nostri meccanismi di mitigazione non riescono a fermare il virus, possiamo solo far sì che la curva, anziché essere appuntita, a forma di cima alpina, venga appiattita come una collina. Ma questa collina avrà sempre degli altipiani, delle ondulazioni, in relazione ai comportamenti adottati in un lasso di tempo e con effetti a 15-20 giorni ogniqualvolta li modifichiamo, nel bene o nel male. Il vaccino non azzera l’epidemia, ma abbassa in modo notevole la curva dei contagi, ridando così briglia sciolta anche all’economia”.

Siamo, insomma, in una nuova fase iniziale di contenimento. Entro gennaio potremmo anche azzerare l’indice Rt?

La speranza è questa. Tutto dipenderà da quanto ci impegniamo e continueremo a impegnarci perché si eviti il rischio di un affievolimento nel tempo di questo nuovo “galateo” a cui si è attenuta finora la maggioranza degli italiani.

Entro pochi giorni quasi tutta l’Italia passerà in zona gialla. Non teme un abbassamento generalizzato della guardia?

È vero che ci saranno delle aperture e degli allentamenti, ma non vanno “sfruttati” fino in fondo. Non dobbiamo andare a leggere che cosa viene consentito per arrivare fino al limite. Lo scoloramento delle zone va letto come il buon risultato di un lavoro ben fatto. Va vissuto come un riconoscimento, un po’ come a scuola quando, all’approssimarsi della fine dell’anno, i professori nelle interrogazioni danno un ultimo incoraggiamento prima dell’esame finale, che va comunque ancora affrontato.

Intanto si registra un boom di richieste di spostamenti in aereo o in treno tra il 14 e il 20 dicembre, prima cioè del blocco imposto dall’ultimo Dpcm. Questo “corridoio” di esodi massicci in vista delle festività natalizie può annullare anzitempo l’azione di contenimento?

Il rischio c’è, occorre essere molto attenti. In concreto, per quanto possibile, la libertà di movimento va usata solo se strettamente legata a necessità o esigenze, come per esempio andare a trovare parenti che vivono da soli.

Perché l’incidenza è leggermente risalita sopra il 10%? È ancora troppo rilevante? A che livello sarebbe opportuno riportarla?

Come numero di casi dovremmo stare tra i 5-10mila al giorno, che è l’obiettivo di questo lockdown, così da poter recuperare un tracciamento che ormai è andato a farsi benedire.

Dai dati dell’Iss emerge che sta crescendo leggermente l’area, sempre largamente preponderante, di asintomatici e paucisintomatici, mentre si riduce la quota, che resta comunque bassa, di casi severi e gravi. Come leggere questi dati?

Con la capacità di intercettare sempre più gli asintomatici, cioè la parte nascosta, ma assai più consistente di quella emersa, dell’iceberg, che nella prima ondata non sapevamo neppure che ci fosse. Dobbiamo continuare incessantemente a carotare l’iceberg che sta sotto il pelo dell’acqua.

Perché è importante farlo?

Perché è la forza di questo virus: il Covid riesce a combinare i guai che provoca perché è perfido, la stragrandissima maggioranza dei casi non determina nulla, non lascia sintomi. Intanto continua a trasmettersi da persona a persona, e quando infetta il soggetto giusto sono dolori.

Negli ultimi due giorni si sono registrati molti decessi, vicini ai record registrati a marzo/aprile. C’è una spiegazione?

Purtroppo sono morti che si affastellano con storie diverse e a volte anche lunghe. È una patologia che presenta un’ampia variabilità nelle sue manifestazioni. Questi decessi sono ancora figli della fase espansiva di fine ottobre-inizio novembre.

Quando inizierà a flettere la curva della letalità?

Dobbiamo aspettare ancora due-tre settimane.

L’ultimo Dpcm del governo non introduce misure troppo restrittive, soprattutto in tema di spostamenti tra piccoli comuni?

Non è facile per un Dpcm dare indicazioni esaustive. Nei piccoli comuni comunque crea molti problemi. Servono buon senso e buoni motivi per spostarsi.

Per chi arriva o rientra in Italia il Dpcm prevede l’obbligo di quarantena, sul quale però l’Unione Europea si è dichiarata scettica. È una misura efficace e necessaria?

È un deterrente pensato e adottato per evitare di commettere la stessa stupidaggine in cui siamo caduti questa estate.

Secondo l’epidemiologo Vespignani “non ha più senso parlare di ondate”, perché “il virus circola, ci sono 24mila contagi al giorno che aumentano appena le persone tornano a incontrarsi”. Dopo le feste dobbiamo aspettarci una terza ondata prima dell’arrivo del vaccino?

Vespignani ha ragione, nel senso che il virus è tra noi e si diffonde con una velocità inversamente proporzionale ai nostri comportamenti. Se non rispettiamo le precauzioni, il virus corre; se stiamo attenti, la sua diffusione rallenta. Le onde epidemiche sono legate al fatto che, mentre prima come arrivavano venivano subite senza fare poco o nulla, oggi siamo impegnati ad attuare e a mantenere delle misure di mitigazione. Se facciamo “liberi tutti” come questa estate, il risultato non può che essere una nuova ondata.

Dovesse succedere, sarà forte come le prime due?

Il virus non ha sostanzialmente subìto mutazioni nelle sue caratteristiche essenziali di contagiosità e di morbilità, quindi se gli si lascia campo libero, lui ne approfitta. Appena si abbassa la guardia, arriva il pugno in faccia.

In merito ai vaccini, si sta discutendo se sia meglio vaccinare prima i soggetti più esposti e più a rischio oppure i giovani. Secondo lei?

Se il vaccino dovesse dare un’immunità sterilizzante, cioè se fa sì che chi è vaccinato non è per nulla contagioso, potrebbe essere anche interessante vaccinare prima chi va in giro e può essere un po’ considerato l’untore, cioè i giovani; in caso contrario, vale a dire che chi si vaccina non ha la malattia grave ma non è detto che non possa infettare, meglio iniziare dai soggetti più fragili.

In base alle informazioni fornite dal ministro Speranza e dal commissario Arcuri, il cuore del piano vaccinale sarà soprattutto tra la primavera e l’estate prossima. Può funzionare?

È la tempistica più realistica, tenendo conto del fatto che serviranno doppie dosi e che va messa in campo l’intera organizzazione del piano vaccinale. Non si può avere tutto troppo velocemente.

(Marco Biscella)



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